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Basilicata, i concorsi e i contratti tra figli e figliastri

Le discriminazioni nella selezione dei dipendenti con alta professionalità

Gentile direttore,

scrivo per ringraziarvi in generale per la qualità degli editoriali che pubblicate, ma voglio soprattutto ringraziarvi per l’editoriale del 30 gennaio intitolato “La dimenticanza dei cittadini e i fuggiaschi del potere” , perché c’è assolutamente bisogno di mantenere viva l’attenzione e di non far calare il silenzio su tante questioni che affliggono questa regione.

Saprete sicuramente meglio di me che ciò che i nostri governanti vogliono di più: che le vicende finite sui giornali passino presto nel dimenticatoio. A questo proposito mi soffermo soprattutto sull’Arpab. È essenziale che i cittadini lucani costantemente si interroghino sulla mancata nomina dal 2022 di un direttore tecnico scientifico (ad onor del vero dal 2020) e che quello attualmente in servizio è un facente funzioni che opera con contratto di diritto privato, nello specifico Ccnl industria e che, come si legge sul sito Arpab , svolge anche viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici.

È essenziale che I cittadini lucani siano consapevoli che la legge regionale n. 17 del 2011 all’art.27 comma 5 ha previsto il passaggio diretto, senza pubblico concorso, di alcune unità di personale all’interno di enti pubblici. Personale per cui non si è potuto (o voluto?) instaurare un contratto di pubblico impiego.

È essenziale che i cittadini ricordino che, caso forse unico in Italia, in questi enti pubblici opera contemporaneamente personale con contratto pubblico e personale con contratto privato (uno di questi addirittura da anni con poteri direttoriali), che non compare nella dotazione organica (La posizione del direttore tecnico al 2024).  La differenza è sostanziale: si ottengono le tutele del pubblico, con la retribuzione del contratto privato, oltre al fatto che i dipendenti pubblici hanno mansioni specifiche di controllo, che non potrebbero essere delegate ad “altri”. Bisognerebbe chiedere conto alla Regione dei fondi stanziati appositamente per questi dipendenti e del perché non sia possibile regolarizzare la loro posizione. E se tutto ciò che concerne tali dipendenti sia finanziato con fondi appositi o meno e perché la Regione abbia tanta premura nei loro confronti (suggerisco di ricercare nel documento PIAO la parola “Agrobios”).

Sia chiaro che non può reggere ancora la storia che si tratta di dipendenti con una professionalità così elevata da non poterli perdere, ma che si tratterebbe di una palese discriminazione. Al 2026 quanti lucani emigrati sicuramente estremamente professionali abbiamo? E sono sicuramente validi anche molti lucani rimasti in questa terra e che lavorano e nel pubblico e nel privato senza aiuti politico/sindacali.
I sindacati nei numerosi articoli di giornale e comunicati succedutisi in merito a questa vicenda, sono addirittura arrivati a dichiarare ingiusti i concorsi per queste persone.

I concorsi sono l’unica procedura selettiva legittima per i lavoratori pubblici, i sindacati dovrebbero ben saperlo. La stessa premura non sembra essere riservata al resto dei lavoratori lucani pubblici e privati, anche alla luce delle numerose e recenti emergenze lavorative.
Il direttore tecnico appartiene proprio a questa categoria di dipendenti, non essendo mai stato ufficialmente nominato nel ruolo e conservando il proprio inquadramento contrattuale. Da notare che si tratta della stessa persona che ha permesso l’assunzione di cui al vostro articolo “l’Arpab e quelle assunzioni nel progetto Lucas: fatali coincidenze?” progetto Lucas guarda caso gestito in Arpab dal direttore tecnico scientifico facente funzioni e da personale ex Agrobios, che non ha mai partecipato ad alcuna selezione pubblica.

Suggerisco anche di verificare il perché nei vari scorrimenti di graduatorie Lucas per assumere altro personale, non si sia mai effettuato lo scorrimento della graduatoria incriminata nel vostro articolo. Forse perché avrebbero dovuto assumere per scorrimento la persona che ha fatto ricorso al Tar?

È essenziale che i cittadini si interroghino sul perché da quando Donato Ramunno è direttore generale dell’ente, non vi è alcun comunicato sindacale di dissenso, non ve ne sono stati neppure a seguito delle lecite domande poste dal vostro articolo. Davvero l’ente é un’isola felice in cui tutto funziona a meraviglia tanto che i pochi comunicati sindacali fatti sono a supporto e sostegno del direttore? Siamo stati tartassati da articoli di giornale sulla bravura di Ramunno, a ridosso della scadenza del primo triennio da direttore e a sostegno della sua  rinomina. Su questi ultimi articoli in particolare aleggia il dubbio che siano stati pagati dai cittadini lucani attraverso qualche affidamento, forse implicato nella vicenda Affidopoli. Lasciamo indagare la magistratura certo, ma facciamo anche notare agli onesti cittadini le anomalie e non facciamo calare alcun velo su vicende nebulose. LETTERA FIRMATA