Basilicata, il futuro del vino è nel DNA
Quattro nuovi vitigni autoctoni autorizzati: il patrimonio vitivinicolo lucano si arricchisce
La Basilicata del vino guarda al futuro partendo dalle proprie radici più profonde. Un futuro che parla il linguaggio della biodiversità, dell’identità e della qualità. Grazie a un lungo e meticoloso lavoro di ricerca e recupero genetico, la Regione Basilicata e l’Alsia – Agenzia Lucana di Sviluppo e di Innovazione in Agricoltura – hanno ufficialmente classificato e autorizzato alla coltivazione quattro nuovi vitigni autoctoni: Ghiandara, Zimellone Bianco, Damaschino e Montonico, che si aggiungono alle varietà locali già riconosciute negli anni scorsi.
Il lavoro scientifico è stato coordinato dall’Alsia presso l’Azienda Sperimentale Bosco Galdo di Villa d’Agri, in collaborazione con il Crea, e rappresenta uno dei più importanti interventi di valorizzazione del patrimonio vitivinicolo regionale mai realizzati. Non si è trattato soltanto di conservare la memoria del passato, ma di riportare in vita una parte fondamentale dell’identità agricola lucana.
Un’operazione che l’Alsia definisce senza mezzi termini di vera e propria “archeologia biologica”. Le attività di campo hanno infatti permesso di individuare oltre 54 profili varietali di uva da vino del tutto sconosciuti, salvandoli dal rischio concreto di estinzione. Risultati ottenuti nell’ambito dei progetti Basivin Sud e Pro-Basivin, che oggi si traducono in nuove opportunità per i viticoltori e in un vantaggio competitivo per l’intero comparto.


