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Basilicata. Il potere bisogna criticarlo non lusingarlo
Foto di repertorio

La disidratazione del pensiero politico porta allo svenimento della ragione. Si veda l’ultima vicenda “vitalizi” e non solo

“Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano queste idee.” Lo scriveva Leo Longanesi nel 1944. Il secolo scorso. Di questi tempi abbiamo sulle bancarelle idee scadenti e facce corrispondenti. Quindi non ci spaventa alcunché. Sempre per dirla con Longanesi, “abbiamo intellettuali che fanno rilegare i libri che non hanno letto.” Un territorio senza idee, né intellettuali è come una torta di mirtilli senza mirtilli. Quindi un territorio surrogato. Artificialmente costruito su falsi presupposti antropologici e politici.

Sulla “scarsità intellettuale” si è costruita, di recente, una società regionale fragile ed esposta a molti rischi. Sulla fragilità sociale si è costruita una classe politica e dirigente arrogante e povera di ideali. Quando mancano gli intellettuali capaci di fornire lo stock necessario di domande alla società e alla politica, il territorio soffre. Si inaridisce in una disidratazione del pensiero politico che porta allo svenimento della ragione. Si veda l’ultima vicenda “vitalizi.”

Capita, però, che si affaccino ovunque dal bar all’università, dai palazzi del potere alle sedi del sindacato e dei partiti, tanti “intellettuali” carichi di risposte. Mai una azzeccata, da 40 anni. Lasciamo stare i decenni precedenti con i disastri ormai stipati dalla storia. Mai una domanda che sia degna di innescare processi virtuosi. Anzi, mai una domanda. Sempre soluzioni, spesso contrastanti, risposte, indicazioni, suggerimenti. Il risultato è qui, e non è una sorpresa. Tutto a carte quarantotto.

Sui giornali le penne interessanti si contano sulle dita di una mano. Alcuni politici e sindacalisti senza farsi una domanda partecipano al gioco mediatico di chiunque per pura vanità, nel migliore dei casi per una presunta visibilità. Contenitori mediatici attraverso cui soddisfare egocentrismi nutriti da retorica e propaganda. E poi gli artisti, tanti, costretti a vivere nell’ombra o all’ombra dei contributi concessi dai soliti politici liofilizzati. I partiti lasciamoli stare, niente intellettuali, tutti broker del consenso.

Diciamolo, in Basilicata sono scomparsi gli intellettuali di peso, da decenni. Dovrebbe essere un brutto segnale. Ma la cosa non sembra preoccupare molto. La burbanza di certi presunti intellettuali ha fatto molti danni, così come la goliardia di certi personaggi, ben sistemati con lo stipendio o con la pensione, i quali giocano e si divertono a fare gli scrittori, gli storici, i giornalisti, gli opinionisti. Magari sono ex politici, o politici in pista, piuttosto attempati, che hanno dato un bel contributo al disastro della Basilicata.

Insomma esiste un sistema in cui tutte le idee trovano posto a sedere, ma per applaudire il Principe. Però, per dirla ancora con Longanesi, solo un’idea che non trova posto a sedere è capace di fare la rivoluzione. Purtroppo ci sono ancora molti posti vacanti. E se la tua idea si siede tra quei posti vacanti sei fottuto. Qui siamo nella terra dei dibattiti senza argomenti. Siamo nella terra dei protocolli d’intesa utili alla vacua visibilità di qualche narciso. Poi i protocolli restano e l’intesa non si sa che fine faccia.

Su questa riflessione si potrebbe aprire un dibattito. Ma so che non ci sarà alcuna discussione. Troppo provincialismo bagnato nello snobismo di maniera e inzuppato nel narcisismo mediatico. Eppure una qualche decina di intellettuali seri esiste, ma la gran parte di loro preferisce pantofole e libri antichi. Alcuni vivono in una specie di comoda latitanza, tanto per non irritare il principe. O magari vivono in letargo perché sono stanchi di predicare nel deserto. Restano alla finestra.

Questa terra avrebbe bisogno di un risveglio culturale trainato da domande sensate e da pensieri critici. Le persone che ci governano e quelle che ci rappresentano nelle istituzioni, in tutte le istituzioni, bisogna criticarle non lusingarle. La critica idrata il pensiero politico, lo rende denso di coraggio, di profondità, di visione e di eticità. Le lusinghe, sincere o interessate, lo disidratano.