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Basilicata. Potere, interessi e salti della quaglia: la carica dei “riformisti”
Donato Macchia e Angelo Chiorazzo (Foto di repertorio)

I nuovi “padroni” della città. Come cambia il quadro “politico” a Potenza anche in vista delle elezioni provinciali e regionali. Ormai i cittadini contano un fico secco

Giovedì 19 febbraio viene ufficializzata l’adesione al movimento di Chiorazzo dei consiglieri comunali Rocchina Romaniello, Donato Bonomo ed Enzo Stella Brienza, nonché dell’assessore comunale all’Ambiente Michele Beneventi. E così mentre il Pd non ha nemmeno un gruppo, ormai sono rimasti in due o tre, Bcc può contare su 6 posti e magari anche 7 se qualcuno dei Dem rimasti decide di abbracciare la “causa” dell’imprenditore clericale. La truppa Polese-Chiorazzo-Macchia avrebbe 11 consiglieri nella maggioranza che sostiene Telesca: in pratica sarebbero loro a dettare l’agenda. Se Polese decidesse di entrare in maggioranza. Altrimenti sarebbero in 10. Tutta la truppa abiterebbe in “Casa Riformista” di Renzi, Sala e Onorato. Al momento è in gioco non solo il potere sulla città, gli interessi si spostano sulle elezioni provinciali dell’8 marzo prossimo. Gli elettori potentini, assistendo a tutti i cambi di casacca di questi mesi, col senno di poi dovrebbe chiedersi chi hanno votato e per quale ragione. Per lo meno avranno capito che contano un fico secco.

Elezioni del Consiglio provinciale 

Ecco perché Vito De Filippo, sponsor di Telesca e Chiorazzo, spinge affinché i suoi sponsorizzati entrino nel Pd prima dell’8 marzo. Secondo l’ex presidente della Regione il Pd senza Chiorazzo eleggerebbe al massimo un consigliere. All’ipotesi si opporrebbero Piero Lacorazza e Salvatore Margiotta. Ma il quadro è più complesso. L’Alleanza che più preoccupa alle provinciali è, appunto, tra Mario Polese, Donato Macchia e Chiorazzo. In consiglio entrerebbero Stella Brienza e altri esponenti dell’Alleanza, grazie al voto ponderato. E si punterebbe al cambio del presidente con Valluzzi o Telesca al posto di Giordano. Qualcuno sussurra che una delle “vittime”, oltre Giordano, sarebbe Smaldone dei Verdi: l’Alleanza non vuole l’attuale presidente del Consiglio comunale tra i banchi del Consiglio provinciale. I due imprenditori soprattutto, hanno molte carte da giocare, anzi a questo punto avrebbero il mazzo in mano. Marcello Pittella e Roberto Speranza questa volta hanno poche chance, al massimo possono fare eleggere un consigliere ciascuno. Idem Lacorazza e Santarsiero.

In questo quadro avrebbe ragione De Filippo, ma Chiorazzo e Telesca non pare abbiano l’intenzione di aderire al suo eventuale invito. Primo perché Chiorazzo sta bene con il sindaco di Milano in “Casa Riformista” e secondo perché Telesca adesso ha una maggioranza a prevalenza “Riformista” e deve stare al gioco della nuova condizione. L’Alleanza punta ad umiliare i Verdi e il M5S e a ridurre ai minimi termini il peso del Pd in Consiglio provinciale. Sia i Verdi, sia Giordano sono invisi a certi poteri locali i quali vogliono prendersi la fetta più grossa della torta, anche in vista delle prossime elezioni regionali e nella prospettiva delle elezioni politiche.

Prima e dopo le elezioni provinciali assisteremo alle solite giaculatorie con richiami alla “Casa Riformista”, al Progetto Civico”, ai Progressisti liberali e riformisti, eccetera eccetera. I cittadini, però, a questo punto della sceneggiata devono aver capito che è tutta roba da specchietto per le allodole. In gioco, non ci stancheremo mai di ripeterlo, per taluni personaggi ormai noti per la loro “levatura di statisti”, ci sono interessi, affari, posizionamenti, che nulla hanno a che fare con il bene della città, della provincia, della regione.

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