C’è urgenza di cambiare la legge elettorale, ma non per tenere in piedi i “nominati”
Fino a quando al cittadino elettore non sarà restituito lo strumento della preferenza, le sezioni di partito resteranno chiuse e la soluzione ai problemi dei territori sarà declamata da tutti, senza poi essere mai attuata
Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Peppino Romaniello, già sindaco di Rionero in Vulture
“Ci risiamo! Ad ogni fine legislatura le maggioranze pro-tempore che governano il Paese parlano di cambiare la legge elettorale. Cambiarla, naturalmente, solo per avere più possibilità di essere di nuovo eletti alla guida della nazione. Senza però cambiare quella che è una bruttura storica che va sotto il nome di nominati. Al popolo elettore riservano solo la possibilità di scegliere una delle liste in competizione.
Riaffiorano ricordi legati al passato democristiano che appartengono ad una larghissima maggioranza di noi, di un’età non più giovane e ad oltre il 50% degli elettori lucani della prima repubblica, quando i rapporti tra i politici dell’epoca ed i cittadini elettori erano intensi e diretti. Nelle sedi dei partiti, sempre aperti, si vivevano momenti entusiasmanti, pieni di confronti, spesso anche duri, ma giammai indifferenti alle novità politiche ed amministrative che i parlamentari si affrettavano a riportare nelle suddette sedi.
Abbiamo vissuto momenti di enorme passione politica, quella autentica, quando sia i problemi di natura locale sia quelli che afferivano all’intera nazione, si discutevano nelle sedi dei partiti alla presenza di tutti, semplici iscritti, dirigenti e amministratori locali e regionali e parlamentari eletti nel territorio. Una vivacità straordinaria, che faceva diventare coinvolti e partecipi. Le sedi dei partiti erano sempre aperte, c’era sempre qualcosa da dover discutere. E diventavano ancora più coinvolgenti quando si aspettava l’arrivo del parlamentare o del sottosegretario di turno, eletti nel territorio. Si sono vissuti momenti preziosi di impegno politico. Questo succedeva in tutti i partiti. Momenti irripetibili.
Quello attuale è un parlamento composto da nominati dai segretari nazionali di partito, o da chi comanda nei partiti, e fino a quando al cittadino elettore non sarà restituito lo strumento che gli consente di scegliere chi mandare a rappresentarlo in parlamento, cioè la preferenza, le sezioni di partito resteranno chiuse, la soluzione ai problemi dei territori sarà declamata da tutti, senza poi essere mai attuata.
C’è urgenza di cambiare la legge elettorale, non come vorrebbero i segretari dei partiti di maggioranza e di opposizione, poichè questo sistema per eleggere il parlamento italiano, ha definitivamente allontanato il rappresentante del popolo dal suo popolo. Basilicata docet


