Gildo Claps: “Spero che sulla morte di Oki si arrivi alla verità, quella che a noi ancora manca”
Nuovi sospetti su Danilo Restivo per la morte della studentessa coreana, avvenuta del 2002 a Bournemouth. Il fratello di Elisa: ho sempre creduto che Omar Benguit fosse innocente
“Forse sull’omicidio di Oki si arriverà alla verità completa, quella che ancora non abbiamo avuto sulla morte di mia sorella”. Con queste parole Gildo Claps, fratello di Elisa, commenta le ultime rivelazioni della trasmissione investigativa Panorama, in onda sulla Bbc secondo cui dietro la morte della studentessa coreana Jong-Ok Shin, conosciuta come Oki, potrebbe esserci l’ombra di Danilo Restivo, l’assassino di sua sorella. Gildo, non è molto sorpreso, conosce bene il caso della 26enne accoltellata a morte il 12 luglio del 2002 a Bournemouth, mentre rientrava da una serata trascorsa con amici. All’epoca dei fatti era ancora di là da venire la scoperta del cadavere di Elisa, avvenuta solo nel marzo 2010 nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza.
A Bournemouth, città al sud dell’Inghilterra, Restivo si era trasferito nel marzo 2002. Gildo e la sua famiglia, quando Oki fu uccisa, ancora non sapevano che fine avesse fatto Elisa. Di lei si erano perse le tracce il 12 settembre del 1993 dopo essere entrata nella chiesa il cui sottotetto sarebbe stato la sua tomba per ben 17 anni. Così come non lo sapevano quando, qualche mese dopo la morte della studentessa coreana, lo stesso Restivo fu sospettato della morte della sua vicina di casa, Heather Barnett, brutalmente uccisa il 12 novembre 2002.
Solo dopo il ritrovamento del corpo di Elisa, il 17 marzo 2010, le indagini sulla morte di Heather Barnett subirono una svolta con l’arresto di Restivo che fu poi condannato in via definitiva a 40 anni di carcere. Mentre quelle sull’uccisione di Oki presero un’altra direzione.
Sospettato in un primo momento per la morte di Jong-Ok Shin, l’uomo di Potenza, fu poi scagionato dall’alibi fornito dalla moglie. Le indagini si concentrarono su Omar Benguit, un giovane con problemi di droga e precedenti per un’aggressione con coltello. Benguit nel 2005 fu condannato in via definitiva per l’omicidio della 26enne coreana.
Secondo la trasmissione investigativa della Bbc Omar Benguit sarebbe innocente. Le indagini -è la ricostruzione giornalistica-furono condotte non senza forzature ed errori. Ad avallare questa ipotesi le immagini di una telecamera di videosorveglianza presente nell’area in cui avvenne l’omicidio di Oki e di cui la Bbc è venuta in possesso. L’uomo ripreso dalla telecamera, a bordo di una bicicletta, non avrebbe alcuna somiglianza con Benguit. Sempre secondo la Bbc i testimoni, alcuni di loro intervistati dalla reporter autrice dell’inchiesta, Bronagh Munro, avrebbero ritrattato le accuse rivolte a Benguit riferendo di essere stati costretti ad accusarlo. Mentre la Polizia del Dorset continua a difendere le sue indagini escludendo falle o peggio forzature.
Sulla base delle nuove rivelazioni Claps dice di aver sempre creduto che Omar Benguit fosse innocente, auspica che si possa trovare la chiave giusta per una revisione del processo. I sospetti su Danilo Restivo-ricorda -già emersi dopo la morte di Oki furono poi accantonati”. E c’è un elemento che il fratello di Elisa richiama e che spera possa servire oggi, a distanza di 24 anni da quell’omicidio, a fare piena luce sulla morte della studentessa coreana. “All’epoca, in un cestino poco distante dal luogo in cui fu ritrovato il corpo di Oki, fu rinvenuto un passamontagna. Che io sappia non fu mai preso in considerazione per un esame del Dna. Eppure sarebbe bastato fare una comparazione con quello di Restivo per poterne escludere un eventuale coinvolgimento”.
Benguit si è sempre dichiarato innocente e ha rifiutato anche uno sconto notevole di pena in cambio dell’ammissione della sua colpevolezza. “Pensare che un innocente possa essere detenuto da 23 anni ingiustamente è inaccettabile-rimarca Gildo Claps che ha avuto contatti con Amie Benguit, la sorella di Omar che da anni si batte per una revisione del caso- per questo spero che i nuovi elementi emersi possano portare a una verità completa. Quella che ancora manca su Elisa”.
La famiglia Claps infatti non ha mai creduto che Restivo, dopo aver ucciso Elisa possa aver fatto tutto da solo per nascondere il corpo nel sottotetto di una chiesa. Così come non crede che il ritrovamento dei resti sia stato un caso. “Noi-ribadisce Gildo- la verità completa la stiamo ancora aspettando e l’aspettiamo anche dalla Chiesa. La stessa verità che la comunità di Potenza meriterebbe di conoscere. Il velo di silenzi e depistaggi che ha nascosto il corpo di mia sorella per 17 anni si è solo parzialmente squarciato con il ritrovamento delle sue spoglie, ma continua a nascondere altro”.


