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La Basilicata piccola che non sa pensare in grande

I conflitti nei piccoli Comuni e gli antagonismi tra campanili: famiglie contro famiglie e amministrazioni contro amministrazioni

Dovremmo guardare alle dinamiche politiche, sociali ed economiche della Basilicata anche da una prospettiva che spesso viene ignorata: i conflitti interni ai piccoli centri e gli antagonismi tra municipalità. Hanno a che fare con le condizioni della regione?

Gli antagonismi nelle piccole comunità

E’ un fenomeno antico, accentuato nel periodo post-unitario. Le fazioni in lotta se ne dicono di tutti i colori: pettegolezzi, insulti, insinuazioni. Un conflitto che spesso assume caratteri viscerali. Sono le dinamiche dei piccoli centri, dove la prossimità fisica non sempre coincide con l’armonia sociale. Dinamiche persistenti che si manifestano con maggiore evidenza nella lotta per la conquista dell’amministrazione locale. Cittadini contro cittadini, famiglie contro famiglie, individui contro altri individui. Antagonismi che coinvolgono diversi livelli della comunità locale. Accade in molti piccoli centri lucani.

I paesi si frammentano spesso in fazioni (famiglie storiche, rioni, orientamenti politici, imprenditori locali, borghesia delle professioni). La vicinanza, in un piccolo centro, rende il successo altrui molto più doloroso. È più facile invidiare il “vicino” che ha acquistato un’auto nuova e costosa, rispetto a un miliardario che vive in una remota città, perché il confronto è immediato e costante.

Capita spesso che i posti di lavoro, il prestigio sociale o l’influenza politica siano scarsi, e allora l’altro non è più un compaesano o un vicino, ma un concorrente, un avversario. Anche la privacy è una risorsa scarsa e il pettegolezzo diventa un’arma di regolazione sociale, con lo scopo di isolare “il nemico” e di danneggiarne la reputazione. Spesso si arriva all’odio, alla calunnia, pur di sconfiggere la fazione opposta.

E se fino agli anni 80 i gruppi si contendevano l’amministrazione locale su basi ideologiche e comunque politiche, nei decenni successivi, dal 1990 in poi, tutto cambia. La guida del Municipio è contesa da fazioni costruite su basi di potere, prestigio, accaparramento delle risorse pubbliche. Le liste civiche diventano liste di famiglie, di interessi, di fazioni contro altre famiglie altri interessi altre fazioni. L’appartenenza politica e i riferimenti ideali sono residuali. Alle elezioni amministrative spesso si scontrano due blocchi contrapposti. Il blocco che vince prende tutto. Agli oppositori, ossia i perdenti, quando non si vendono ai vincenti, non resta altro che parlare con il muro.

In questo quadro le possibilità, semmai ci fossero, di crescita e sviluppo diventano una chimera. Tutto si gioca sull’immobilismo sostanziale e sulla spartizione patologica delle risorse di derivazione esterna: Stato, Regione, UE.

Il conflitto tra municipalità

Un altro tipo di conflitto riguarda i piccoli Comuni tra loro. Spesso si tratta di centri vicini che condividono una stessa area territoriale più vasta. Conflitti che nascono da dispute di confini, dall’accesso all’uso di risorse come acqua, pascoli, boschi, beni archeologici. Oppure i conflitti sorgono riguardo all’ubicazione di infrastrutture impattanti, per esempio discariche, centrali elettriche, impianti a biogas, eccetera. L’antagonismo più diffuso riguarda la competizione per attrarre fondi regionali o statali: insediamenti industriali o turistici, servizi sanitari, presidi ospedalieri. Ciliegina sulla torta il campanilismo che alimenta altre rivalità e che tuttavia non attenua i conflitti interni alle singole comunità municipali. Questi conflitti portano al rallentamento dello sviluppo e in qualche modo creano tensioni che si ripercuotono all’interno delle singole comunità. Qui si infiltrano altri interessi sia politici sia economici riconducibili a fazioni attive a livello regionale e nazionale.

Le soluzioni risiedono nella cooperazione e in una visione olistica dello sviluppo che consideri il territorio come un sistema vivente e interconnesso e non solo come la somma delle sue parti. Parti che, amaro in fundo, sprecano il tempo a litigare tra loro. Ancora più amaro constatare che queste dinamiche non riguardano soltanto i piccoli Comuni, ma anche quei “grossi paesi” che si definiscono città, Potenza e Matera compresi. La politica regionale avrebbe un ruolo fondamentale nel tracciare sentieri di cooperazione nel quadro di una visione olistica di sviluppo, sottratta a piccoli e grandi interessi di parte. Tuttavia, anche taluni esponenti politici accomodati in Giunta o in Consiglio regionale, hanno il loro “paesello” da favorire e tutelare. I risultati sono evidenti. I privilegi anche.

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