Le violenze a Torino e le Brigate Rosse di Crosetto
Mettere le mani avanti è sempre meglio che farci mettere le mani addosso
E dopo Torino? Il prossimo passo sarà obbligare il servizio d’ordine a carico degli organizzatori delle manifestazioni di protesta. Gli infiltrati ci saranno comunque, magari al servizio di qualche potere statale occulto. Gli infiltrati provocheranno violenze. A quel punto le reazioni sono prevedibili: “il servizio d’ordine ha lasciato passare i violenti, gli organizzatori sapevano, sono complici”. Il passo successivo è prevedibile. Per evitare violenze bisogna andare alla radice: proibire le manifestazioni a rischio gravi disordini. E quali saranno le manifestazioni a rischio? Tutte quelle non gradite al governo e ai poteri serviti dal governo. E allora? Allora ci saranno manifestazioni, non autorizzate, di protesta contro il divieto di manifestare. E gli infiltrati avranno molto da fare, sarà un gioco da ragazzi fomentare violenze e devastazioni urbane. Bisogna che ci scappi il morto, magari più di uno, meglio se appartenenti alle forze dell’ordini. E allora? Allora in una parte significativa della popolazione scatterà l’istinto bestiale: “meglio uno stato di polizia che uno stato di disordine, paura e insicurezza, meglio cedere diritti e libertà che vivere nel caos.”
Una popolazione impaurita è più manipolabile, controllabile. La voce del popolo sarà perentoria: “le autorità si facciano rispettare, proteggano i cittadini, pugno duro contro violenze, disordini e anarchia”. Le autorità andranno oltre: “chiunque si opporrà con il pensiero parlato e scritto alle nuove condizioni di sicurezza deliberate dal governo e dal parlamento, sarà ritenuto complice dei “nuovi terroristi urbani”. Chiunque, sulla stampa, sui social, nelle università, nelle scuole, esporrà pensieri critici e ragionati su episodi di violenza e disordini o sulle leggi dello Stato sarà considerato, anche dai media di regime, un fiancheggiatore dei violenti, un “cattivo maestro”.
Nel frattempo il resto non conta. Salari, disoccupazione, ingiustizie sociali, problemi economici, decisioni scellerate di politica estera, politiche industriali, sono marginali. Libertà e diritti momentaneamente congelati. Ciò che conta è la sicurezza. Non tutti capiranno che quella apparente sicurezza è causa di nuove e peggiori insicurezze. Non tutti capiranno che congelare libertà e diritti “fino a quando la situazione non sarà sotto controllo”, significa che la situazione non sarà mai sotto controllo.
E’ quello che vogliamo? Certamente no. E’ uno scenario possibile? Probabilmente no. E’ una descrizione esagerata, una distopia che non può verificarsi in un Paese come il nostro? Magari no. Tuttavia, mettere le mani avanti è sempre meglio che farci mettere le mani addosso.
Sulla reazione politica e mediatica ai fatti di Torino ci sarebbe molto da dire. Ma ci basta una frase del ministro Crosetto, “gli antagonisti vanno combattuti come le Brigate Rosse”, per renderci conto che qualcuno fa molta confusione. Intanto è bene che gli antagonisti ci siano, rappresentano la punta estrema e avanzata dell’opposizione sociale al potere costituito. Gli antagonisti violenti, sia chiaro non sono antagonisti, sono degli imbecilli, dei delinquenti, servi di chi vorrebbe congelare libertà e diritti. Servi di chi vorrebbe annullare in questo Paese qualunque forma di opposizione politica e sociale.
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