Luigi Di Maio, da “bibitaro” a professore: “la Storia ci dirà la verità”
Una stagione politica, iniziata nel 2018, avvolta nelle congiure di Palazzo e segnata dai tradimenti
Se pensavamo che solo l’Italia fosse un Paese malato dobbiamo ricrederci: non siamo soli. Notizia di questi giorni è che Luigi Di Maio diventa Honorary Professor del King’s College. A Roma direbbero mecojoni, professore onorario in uno dei più prestigiosi ed esclusivi college londinesi con rette che superano anche i 35 mila euro l’anno, mica pizza e fichi come una qualsiasi università telematica.
Cosa trasferirà in termini di competenze e, soprattutto, di qualità umane ai giovani virgulti della nobiltà londinese per me è un mistero.
Ma proviamo a fare un minimo di telecronaca del suo passato prima di aggiungerci al peana di quelli che prima lo insultavano chiamandolo con disprezzo bibitaro e poi lo esaltavano appena sposò di botto la causa del principale epigono del deep state, Mario Draghi, della prima Repubblica. Tanto per essere chiari quel deep state contro cui aveva votato la gran parte dei cittadini nel 2018.
Ma procediamo con ordine. Siamo a febbraio 2021 e il governo Conte II cade per la sfiducia di una componente minoritaria rappresentata da Renzi che ritirò i suoi ministri. Mattarella invece di sciogliere le Camere nominò in sua sostituzione Mario Draghi.
Quello che accadde realmente in quei giorni sarà chiarito dalla Storia. Il primo chiarimento ci sarà sull’operato del presidente Sergio Mattarella. L’articolo 1 della Costituzione recita che: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Certamente dal punto di vista formale (artt. 87, 88 e 92 della Costituzione) il Presidente poteva invece di sciogliere le Camere nominare un nuovo Presidente del Consiglio, ma che fine ha fatto l’articolo 1 quando il risultato elettorale era così chiaramente contro tutto quello che Mario Draghi rappresentava e rappresenta?
Si è detto, a giustificare il cambio di governo, che l’andamento dell’economia e il piano vaccinale post COVID avevano generato un’emergenza nazionale e che, al contrario di quello che avveniva in altri Paesi, non si poteva votare. Ma sul piano vaccinale l’Italia era, al contrario della vulgata dei media, tra i primi in Europa, conservo i report, e Conte aveva appena ottenuto il PNRR. Quindi? E perché il martellante fuoco amico del PD sul MES? Tutti punti che la Storia dovrà chiarire, come l’improvviso voltafaccia di Beppe Grillo che fu folgorato da Draghi che da nemico diventava all’improvviso un grillino.
Il M5S fu allo sbando e Conte fu chiamato alla sua guida. Si arriva così all’elezione del Presidente della Repubblica. Mattarella si sbraccia a spiegare che la Costituzione, pur non vietandola esplicitamente, rendeva la rielezione di dubbia legittimità. Perché lo fa quando ancora nessuno glielo aveva chiesto? Prevedeva già l’esito o lavorava per questo esito?
Il Palazzo puntava a sostituirlo con Mario Draghi, palesemente antipatico ai grandi elettori. Un Parlamento sfiancato dal braccio di ferro su Draghi cerca una soluzione e non si capisce come esce il nome della Belloni. Tutti attribuiscono a Conte la responsabilità. Letta e Di Maio si scagliano contro di lui e Di Maio ne chiede la testa. Mattarella diventa il “nuovo” Presidente. Dico nuovo perché così recita l’articolo 85, come peraltro lo stesso Mattarella ci aveva spiegato e che era stato un caposaldo costituzionale fino alla rielezione di Napolitano.
Scelto l’usato sicuro il governo Draghi entra in fase di esaurimento. I rapporti tra Draghi e Conte, mai stati buoni, entrano al redde rationem con la richiesta di Conte di chiarimenti sulle politiche sociali del Governo. A giugno del 2022 Di Maio con 62 parlamentari esce dal M5S per fare da supporto al governo Draghi. Ma quando il M5S non vota la fiducia Draghi si dimette e da quel momento Conte e il M5S sono ancora di più considerati degli appestati da tutta la politica, in specie da Enrico Letta, Calenda, Renzi e si va alle elezioni.
Enrico Letta punta tutte le carte su Di Maio e il suo neo movimento politico che, sulla base dei 62 parlamentari che lo avevano seguito, viene ritenuto in grado di prendere i voti del M5S. Un autentico abbaglio, un disastroso bias cognitivo con Di Maio e il suo neo partito Impegno Civico che non raggiunge neanche l’1%. I partiti della cosiddetta Agenda Draghi mostrano che, al contrario di quanto vagheggiato dalla stampa mainstream, questa agenda e il suo titolare non sono molto popolari. Il M5S supera il 15% dei voti e Letta e tutto il Palazzo invece di distruggere il M5S consegnano il Paese alla Meloni.
I deputati che seguirono Di Maio, con alcuni big come Laura Castelli, scompaiono dalla scena politica. Non Di Maio che incassa i suoi 30 denari come dividendo politico del suo tradimento del mandato elettorale. E così nell’aprile 2023 diventa Rappresentante Speciale UE per il Golfo Persico, su indicazione informale dell’uscente governo Draghi e con conferma di Meloni. Da allora naviga sotto il pelo dell’acqua per emergere con questa nomina.
Se tutto questo rappresenta un esempio per i giovani che desiderano entrare in politica o che studiano in un prestigioso college non lo so.
C’è invece una stagione politica che è iniziata nel 2018 e che è finita tra dubbie interpretazioni della Costituzione, congiure di Palazzo, tradimenti e che prima o poi, ne sono certo, la Storia chiarirà fino in fondo perché prima o poi qualcuno al corrente dei fatti parlerà. In ogni caso a prescindere dalla carriera dell’ex bibitaro lo stigma di quella stagione politica gli rimarrà appiccato addosso in modo indelebile.
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