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Mi chiedono di pagare per una casa dichiarata inagibile: la protesta di Carmine
La casa di Carmine a Trecchina

Il 68enne di Trecchina (Potenza), ha deciso di non assumere più cibo e medicine per protestare contro una vicenda che ha coinvolto lui e la sua famiglia dal 1998

Dal 5 febbraio scorso Carmine Marotta, 68enne di Trecchina, che attualmente vive a Prato, non sta assuemdno cibo e i farmaci che deve prendere per le patologie di cui soffre in forma di protesta per una vicenda che ha conviolto sua madre e poi lui. E che si protrae dal settembre del 1998. E’ lui stesso a raccontare perché ha deciso di astenersi dal mangiare e dal prendere le medicine. Di seguito il suo racconto. casa

Il 9 settembre 1998 una violenta scossa di terremoto rese inagibile l’abitazione della mia famiglia nel Comune di Trecchina (Basilicata) a causa di gravi danni strutturali. Nei giorni successivi al sisma furono effettuati sopralluoghi tecnici al termine dei quali venne emessa un’ordinanza di sgombero immediato, firmata dall’allora Sindaco. Da quel momento ebbe inizio un periodo complesso in particolare per mia madre che non ha mai potuto fare ritorno nella propria abitazione ed è venuta a mancare 19 anni dopo, all’età di 93 anni, senza aver potuto rivedere la sua casa abitabile.

Ad oggi, a oltre 27 anni dall’evento sismico, l’immobile risulta ancora inagibile. I lavori di riparazione si sono conclusi nel 2017; tuttavia, l’ingegnere incaricato del collaudo non ha potuto certificare l’agibilità a causa di forti infiltrazioni d’acqua dal tetto e dal solaio della terrazza, e per interventi incompleti o non conformi. Tali criticità sono state rilevate anche dal Consulente Tecnico d’Ufficio del Tribunale di Lagonegro, che ha attestato la non agibilità dell’immobile ed ha elencato anche gli interventi da fare per renderlo agibile. A oggi, in assenza di agibilità l’ordinanza di sgombero del 1998
non è stata revocata.

Nelle prossime settimane è previsto l’intervento di una nuova impresa edile incaricata di completare i lavori di ripristino dei danni rilevati dall’Ing. CTU del Tribunale di Lagonegro. Tali lavori dovrebbero avere una durata massima di un paio di mesi. Al termine degli stessi si dovrebbe giungere al collaudo finale degli immobili e, conseguentemente, al rilascio del decreto sindacale che consenta il rientro nelle abitazioni, ponendo fine a una vicenda che si protrae da oltre ventisette anni.

Per quanto riguarda la fiscalità dell’immobile, in passato la normativa sull’ICI prevedeva l’esenzione totale per i fabbricati dichiarati inagibili a seguito di eventi sismici e soggetti a ordinanza di sgombero. Con l’introduzione dell’IMU e della TASI, tale esenzione è stata sostituita da una riduzione del 50%, e nel corso degli anni ho sempre provveduto al pagamento delle imposte secondo quanto previsto dalla legge.
Il 17 dicembre 2022 ho ricevuto un’ingiunzione di pagamento dal Comune di Trecchina relativa a IMU e TASI per l’anno 2017, nella quale mi veniva contestato un versamento ridotto al 50% e per soli 12 mesi anziché 17. Dopo ulteriori comunicazioni, ho ricevuto una cartella di pagamento dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione per un importo complessivo di 1.365,95 euro. A seguito di varie richieste l’importo è stato ricalcolato con riduzione delle sanzioni, lasciando un residuo di 417,15 euro.

Nel 2023 sono pervenuti ulteriori quattro avvisi di accertamento per IMU e TARI relativi agli anni 2018 e 2019, per un importo complessivo di 2.342,29 euro, comprensivo di sanzioni e interessi, nonostante l’immobile risultasse ancora inagibile. In assenza di riscontro a un’istanza di annullamento presentata al Comune, è stato necessario ricorrere alla Corte di Giustizia Tributaria di Potenza, che ha annullato integralmente le richieste, riconoscendo la non debenza delle imposte. Le spese legali sostenute sono tuttavia rimaste a mio carico. Successivamente ho chiesto al Comune di Trecchina, in via di autotutela, il riesame anche della posizione relativa all’anno 2017, senza ricevere riscontro.

Alla fine di novembre 2025 ho ricevuto un nuovo avviso di accertamento (provvedimento n. 6061 del 30/10/2025) dall’Ufficio Tributi del Comune di Trecchina, relativo all’IMU per l’anno 2020, per un importo di 1.101,00 euro, comprensivo di sanzioni e interessi. Anche in questo caso, l’immobile risulta ancora inagibile e soggetto all’ordinanza di sgombero, condizione che comporta, secondo la normativa vigente e la citata sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di Potenza, l’applicazione della riduzione del 50% dell’imposta.

Alla luce di quanto esposto, mi interrogo sulle ragioni per cui continuino a essere emessi avvisi di accertamento per un immobile dichiarato inagibile e già oggetto di una pronuncia giurisdizionale che ha chiarito il corretto trattamento fiscale per annualità precedenti.

A partire dal 5 febbraio 2026 ho ripreso l’astensione volontaria dall’assunzione di cibo, comunemente definita sciopero della fame, alla quale ho aggiunto l’astensione dall’assunzione di farmaci. La protesta, iniziata l’11 dicembre era stata sospesa per una forte infezione delle basse vie respiratorie (polmonite) durata oltre un mese con febbre alta, tosse e numerosi altri sintomi. La sospensione è stata una scelta obbligata fortemente voluta dal medico curante per consentire la somministrazione di antibiotici e cortisonici ad elevati dosi. Dal 5 febbraio ho ripreso la protesta per cui non sto assumendo né cibo né i farmaci che normalmente prendo per tiroidite, diabete, ipertensione, ecc. ecc. Sono consapevole dei rischi, soprattutto in relazione alla mia età, ma sento di aver esaurito le mie energie. Dopo ventisette anni di attese e procedure, vivo questa situazione come una profonda difficoltà personale. Non cerco visibilità ma chiedo ascolto e sostegno, nella speranza di giungere finalmente a una soluzione definitiva e conforme alle disposizioni vigenti. Grazie per l’attenzione.