Per un’Europa Federale non sono le armi che mancano, ma il cervello
Di fronte ai cambiamenti epocali nella geopolitica la UE ha saputo pensare solo al riarmo, ai tappi delle bottiglie e all’harakiri dell’industria automobilistica con una irragionevole accelerata green
Finalmente anche Mario Draghi ci è arrivato. Il passaggio da ‘agire come se’ l’Europa fosse un unico stato a occorre ‘federare l’Europa’, magari partendo da un piccolo nucleo, è tardivo ma è l’unica via praticabile. Meglio tardi che mai. Però, come si dice, tra il dire e il mare c’è di mezzo il mare.
Ma come si costruisce uno stato federale?
Il primo presupposto è nello stabilire l’uguaglianza tra i cittadini europei, a prescindere dal luogo di residenza, della razza, del credo e della condizione sociale. Requisito minimo ma indispensabile.
Il secondo è che si crei un senso di appartenenza a una unica comunità politica. E per farlo occorre da un lato una retorica europeista che si basi su un guadagno di valore non solo economico ma morale con le classi dirigenti federaliste. Inoltre occorre associare al trasferimento dei poteri regole democratiche per la creazione del consenso e nella formazione delle dirigenze politiche.
Infine occorre una leadership autorevole e con uno spessore, anche qui etico e morale, in grado da convincere i popoli su un investimento di lungo periodo.
Già sul primo punto il progetto appare tutto in salita
La vicenda greca è stata devastante. Come ancora più devastante è stata la lunga teorizzazione della UE a guida franco tedesca. Come nella Fattoria degli animali per questi tutti gli europei sono uguali ma francesi e tedeschi sono più uguali degli altri. Ancora oggi c’è, tra i sedicenti europeisti, l’idea che la Grecia se la sia cercata. Più o meno con la stessa logica con cui si dice di una donna stuprata: hai visto con che minigonne andava in giro. Se l’è cercata. Oppure di chi dice: non sono io razzista. È lui che è nero. Il punto vero è che tedeschi e francesi difficilmente accetteranno di contare come un greco o un italiano. E i loro governi in questi lunghi anni non hanno fatto nulla per nascondere le loro pretese egemoniche.
Il secondo punto è strettamente legato ai principi trasferimenti di sovranità associati a rappresentanza democratica
I sedicenti europeisti continuano ancora a pensare a una Europa guidata da ‘illuminati’. O meglio da un gruppo di persone guida, in genere tedeschi o francesi o esponenti delle burocrazie europee, in grado di individuare il bene superiore. Sono le stesse persone che chiedono di abolire il diritto di veto, che in un continente con interessi geopolitici così diversificati tra gli stati membri, significa togliere ogni difesa agli stati più piccoli e meno influenti. Il maggiore attacco al parlamentarismo e alla democrazia, nate faticosamente dopo la seconda guerra mondiale, è arrivato proprio dagli organismi autoreferenziali delle organizzazioni comunitarie: BCE, MES ed Eurogruppo.
Infine la leadership autorevole, vera merce assente in Europa
Esempio 1) A una domanda di Angela Mauro che chiedeva se fosse stata solo “la repressione delle proteste in Iran a indurre l’Ue ad abbandonare la storica cautela con Teheran e decidere di classificare i Pasdaran come terroristi” Tajani, ex vice presidente del Parlamento Europeo e ora ministro degli Esteri, ha risposto: “Stiamo parlando di una carneficina, i dati a Gaza sono stati 60.000 morti e se sono stati 30.000 in Iran, vuol dire che è una situazione paragonabile a quella di Gaza, allora abbiamo dovuto per forza avere un atteggiamento di condanna”
Logica difficile da capire. Se la UE assume come parametro decisivo l’impatto sui civili, allora deve valere sempre, non ad mentula canis. Quindi anche l’IDF dovrebbe essere classificato come organizzazione terroristica. Tanto più che i 30.000 morti in Iran, presunti, sono molto meno dei 71.000, non 60.000, ammessi anche da Israele a Gaza. Ma di là della macabra contabilità la UE continua a presentare decisioni ‘di schieramento’ come giudizi morali oggettivi esponendosi a un’accusa sempre più difficile da respingere: il doppiopesismo. E questo erode, non rafforza, l’autorevolezza morale europea. E senza questa non c’è neppure credibilità politica.
Esempio 2) Ancora peggio il dossier ucraino. La UE ha sostenuto Kiev con un impegno economico senza precedenti e con delle sanzioni alla Russia che ha danneggiato più i cittadini europei che Putin. Ma oggi, primo caso nella Storia, pur avendo finanziato la guerra non siede ai tavoli negoziali per la pace. La responsabile degli esteri Kallas non viene vista come interlocutore dalla Russia. E d’altronde con la postura bellicista usata fino ad ora dalla UE perché mai i russi dovrebbero pensare di dialogare con Kaja e Ursula? Perché mai dovrebbe accettare truppe europee a garanzia di accordi di pace? Dove è la terzietà necessaria vista la postura unicamente bellicista assunta dalla UE?
Postura bellicista assunta anche dal Colle, oltre che dal governo, in aperto contrasto con le previsioni dell’articolo 11 della Costituzione. Fatto è che il ‘dittatore’ Erdogan, come lo definì Draghi, è su tutti i tavoli proprio per la sua postura negoziale.
Oggi la UE non la vuole solo la Russia, ma neanche gli Usa, che la vedono più come parte del problema che della sua soluzione, e forse neanche gli ucraini.
Anche perché dopo anni di incoraggiamento alla guerra fino all’ultimo ucraino emergono segnali di forte disimpegno mascherati da realismo. La prospettiva di un rapido ingresso dell’Ucraina nell’Unione è stata di fatto congelata, Merz ricorda all’improvviso la geografia e afferma che anche la Russia è Europa. I volenterosi, ridotti a Starmer e Macron, hanno firmato un accordicchio con Zelensky per una forza di ‘rassicurazione’ di qualche migliaio di uomini solo dopo la pace. Tant’è che Zelensky sentendosi fregato si è esibito in una ingenerosa intemerata contro la UE.
Non meno dignitosa appare la corsa europea a firmare accordi ovunque in articulo mortis. Il Mercosur, subito bloccato dal parlamento europeo, o quello con l’India.
Di fronte ai cambiamenti epocali nella geopolitica la UE ha saputo pensare solo al riarmo, ai tappi delle bottiglie e all’harakiri dell’industria automobilistica con una irragionevole accelerata green.
L’Unione europea non riesce a perseguire né l’etica né la realpolitik. Qui c’è un altro nodo critico della costituzione di uno stato federale. I popoli chiedono ai propri governanti prosperità e pace. Ma forse non sono le armi che mancano ma il cervello. Peccato che l’IA non sia una protesi e quindi siamo senza speranze.
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