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Petrolio, Eni: disastro ambientale, “il fatto non sussiste”

La Corte d’Appello di Potenza ha ribaltato le condanne di primo grado: assolti tutti i dirigenti della multinazionale

La Corte di Appello di Potenza ha ribaltato le condanne per la reiniezione delle acque di scarto del Centro Olio Val d’Agri (Cova) dell’Eni, escludendo il traffico illecito di rifiuti e assolvendo i vertici aziendali. La sentenza emessa ieri sera nel Palazzo di Giustizia. La decisione segna una svolta significativa rispetto al processo di primo grado, che aveva ravvisato reati ambientali. In primo grado, nel marzo 2021, la condanna per Eni nel processo.

Il Tribunale di Potenza aveva condannato la società per il reato di traffico illecito di rifiuti. Inoltre, la compagnia petrolifera era stata condannata al pagamento di una sanzione  di 700 mila euro e alla confisca di circa 44,2 milioni di euro, da cui sottrarre i costi già sostenuti per l’adeguamento degli impianti. Il procedimento riguardava le modalità di gestione delle acque di reiniezione nel Pozzo Costa Molina 2. I giudici di secondo grado hanno dunque assolto sei dirigenti dell’Eni: Ruggero Gheller, Enrico Trovato, Roberta Angelini, Vincenzo Lisandrelli, Nicola Allegro e Luca Bagatti, e annullato sanzioni e confisca. Assolto anche il dirigente della Regione Basilicata, Salvatore Lambiase condannato in primo grado a 18 mesi con pena sospesa. Quando ci fu la sentenza di primo grado scrivemmo questo articolo

Non ancora concluso, invece, il processo di primo grado, per la fuoriuscita di circa 400 tonnellate greggio da alcuni serbatoi del Centro Olio di Viggiano.  in grado di contaminare 35mila metri quadri di territorio compromettendo la falda acquifera della zona e arrivando a lambire la diga del Pertusillo.