Referendum giustizia: le due pance degli italiani
Ci sono troppe cose che non emergono e rimangono sotto la superficie di questa vicenda referendaria
Il merito della questione è semplice: carriere separate e sorteggio dei membri del CSM. Fosse solo questo assisteremmo a un balletto di latinorum fatto da specialisti che annoierebbero tutti. Sottotraccia c’è invece la pancia degli italiani. Anzi due pance
La prima è quella che hanno tutti quelli che per qualche motivo hanno avuto a che fare con la giustizia. I magistrati non hanno fatto molto per guadagnarsi il rispetto dei cittadini: sentenze assurde e incoerenti, esternazioni improprie, scarso senso del ruolo. A volte pare non leggano le carte e le memorie, seguono distrattamente i dibattiti in tribunale o sembrano impreparati. Poi ci sono stati troppi passaggi dalla magistratura alla politica, sfruttando la notorietà acquisita nella funzione. Ma soprattutto sono accusati per i tempi lunghi dei processi che forse è l’unica cosa di cui non hanno colpe. C’è tutto un corpo di norme orientato a favorire la difesa, oltre a carenze di organici e di strutture. E poi ci sono gli avvocati, sono tanti o forse troppi e come si dice: causa che pende causa che rende.
La seconda pancia è quella nei confronti dei politici che colpisce in modo bipartisan. Cambi di casacca, promesse a vuoto, cambi di opinione, opportunismo, mancanza di una visione di lungo periodo, faziosità fuori misura, vera e propria ignoranza e tutela dei propri privilegi, spesso ostentati. Messa così il referendum sembra una sorta di giudizio di Odino su chi è peggio nella mente degli italiani: i magistrati o i politici.
C’è però dell’altro. Non in modo esplicito però, ma mette le basi per nuove leggi che seguiranno in base all’esito del referendum. Un poco come la riforma del Titolo V è stata prodromica alla sciagurata legge Calderoli sulla autonomia differenziata. La posta in gioco è nel riequilibrio dei poteri tra quello politico e quello giudiziario. La politica non vuole controlli. Già nel passato ne sono stati tolti molti. Per esempio con la Bassanini, l’abolizione dei segretari comunali di nomina prefettizia, l’abolizione dei CoReCo (Comitati Regionali di Controllo). In quei casi veniva venduta la snellezza operativa e le autonomie della politica contro le burocrazie. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Basta vedere come sono stati gestiti i fondi del PNRR nella gran parte dei comuni italiani. Insomma già oggi la politica fa quello che gli pare, ma meglio approfittare del momento per regolare i conti e mettere definitivamente la magistratura sotto schiaffo ed evitare una nuova Mani pulite. In caso di vittoria larga dei Sì, potrebbe esservi la vendetta finale mettendo i PM alle dipendenze del Ministero della Giustizia. E poi la Seconda repubblica ha quasi 40 anni, meglio prevenire che fare la fine della prima.
Senza evocare il fascismo basta vedere il modello americano. Trump, responsabile di un tentato colpo di Stato, non solo è a piede libero ma cambia i magistrati che osano indagarlo. È questo che vogliamo?
Gli schieramenti dei partiti sono meno monolitici di quello che sembra. Forse in Fratelli d’Italia c’è qualche mal di pancia, nella Lega qualche defezione in funzione di competizione interna di schieramento. Compatta è Forza Italia. D’altronde stanno realizzando quello che non è riuscito a Berlusconi.
Nello schieramento di sinistra, sinistra si fa per dire, ci sono i socialisti che ancora vanno in pellegrinaggio ad Hammamet sulla tomba di Craxi, e tutti gli ex inquisiti della Prima repubblica e poi i centristi del PD. Renzi da invece libertà di voto e aspetta come va a finire per capitalizzare al meglio il risultato: qualsiasi esso sia.
Intorno al referendum si poteva mettere alla prova, consolidandolo, il cosiddetto Campo Largo. Ma ancora una volta ci sono le quinte colonne della destra: i centristi del PD. Questi sperano che alle prossime elezioni ci sia un pareggio in modo da poter nuovamente governare, senza avere i voti. Quindi attaccare dall’interno il campo largo indebolendolo e prendersi i voti degli elettori per andare al potere, magari con un governo tecnico a guida dell’immarcescibile ottuagenario Draghi.
Sono quelli che dicono, da sempre, che il M5S o la sinistra non hanno cultura di governo. E per cultura di governo intendono le cose di destra che si fanno da 40 anni. Come favorire i Benetton, regalare la Telecom a Colannino, dire che la Grecia se l’è cercata e invocare il MES. Quella dei centristi PD è una componente preziosa per la difesa del sistema. Prendono i voti degli elettori di sinistra, fanno politiche antisociali ma tengono buona la popolazione fagocitando i sindacati e usandoli come strumenti di propaganda.
Tra i centristi il punto più alto è il Colle. E ancora una volta il Colle taglia le unghie alla sinistra o, meglio, a una alternativa alla destra che faccia politiche diverse ma che non piacciono a Mattarella. Forse occorrerebbe ricordare che tutto quello che non è previsto nell’articolo 87 delle Costituzione non rientra tra le prerogative del presidente. Ad esempio l’indirizzo politico o entrare nel merito delle scelte politiche, sia in economia sia di politica estera o prendere parte per questo o quello schieramento. Il Presidente dovrebbe essere arbitro, la mia opinione è che invece faccia il giocatore da troppo tempo. Quindi controfirmando la furbata di Meloni sul referendum, cambiando il quesito ma non la data, di fatto prende posizione a favore del Sì. Certo ci sarebbe materia di opposizione al TAR per il comitato promotore, o si potrebbe porre un conflitto di attribuzione, ma il comitato per il NO ha al proprio interno molti rappresentanti del PD che proprio di mettersi contro Mattarella non se la sentono, quindi chinano il capo.
Il risultato è l’indebolimento della alternativa alla “cultura di governo”. Quella che da 40 anni ci sta rovinando e che favorisce sempre i soliti noti.
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