Referendum giustizia, “serve chiarezza, troppi cittadini non sanno per cosa si vota”
Il segretario nazionale del Codacons, Tanasi: In gioco la revisione costituzionale dell’assetto della magistratura, non i tempi dei processi
In vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026, il professor Francesco Tanasi, giurista e segretario nazionale del Codacons, richiama l’attenzione sulla necessità di una comunicazione pubblica più chiara e comprensibile: “Molti cittadini, oggi, non hanno piena consapevolezza di ciò su cui sono chiamati a votare”.
Il referendum, previsto dall’articolo 138 della Costituzione, riguarda una legge di revisione costituzionale già approvata dal Parlamento. Non è previsto alcun quorum di partecipazione: sarà la maggioranza dei voti validamente espressi a determinare l’entrata in vigore o il rigetto del testo.
“Non si vota su aspetti organizzativi contingenti o sui tempi dei processi – afferma il professor Tanasi – ma su modifiche costituzionali che incidono sull’assetto della magistratura, sui meccanismi di autogoverno e sulla disciplina della responsabilità. È essenziale distinguere il piano costituzionale da quello della disciplina processuale, che resta materia di legislazione ordinaria”.
Secondo il Codacons, il dibattito pubblico deve essere ricondotto al perimetro normativo della consultazione, evitando sovrapposizioni e messaggi generici che non aiutano l’elettore a comprendere la reale portata della scelta.
“Un voto realmente libero presuppone un’informazione completa e corretta: i cittadini devono essere messi nelle condizioni di sapere esattamente cosa cambia e cosa resta invariato. Su temi costituzionali non può esserci spazio per approssimazioni”. – conclude Tanasi.


