Se il fallimento di un trentennio è un “punto di partenza”, il sistema Basilicata vive in una realtà parallela
Simonetti (Cseres) replica alla Fiavet sul turismo in Basilicata
Riceviamo e pubblichiamo la nota di Pietro Simonetti (Cseres)
In merito alla nota del vicepresidente Fiavet, Michele Martulli, è necessario riportare il dibattito dal piano della narrazione corporativa a quello dei fatti storici e dei dati di performance. Definire “ideologica” una critica basata sui consuntivi trentennali non è una difesa del settore, ma un tentativo di nascondere il fallimento di una classe dirigente sotto il tappeto del “lavoro degli operatori”.
Il mito del “punto di partenza”: un’offesa alla cronologia. La Fiavet sostiene che la permanenza media di 1,6 giorni sia la fotografia di una “destinazione in fase di sviluppo”. È un’affermazione che nega la storia:
Matera è Patrimonio Unesco dal 1993; il cantiere per la Capitale Europea della Cultura è iniziato nel 2008; il titolo è stato conseguito nel 2014 ed esercitato nel 2019.
Se dopo 33 anni di Unesco e 12 anni di ribalta mondiale post-proclamazione 2019 siamo ancora fermi a 1,6 giorni (meno di un fine settimana mordi-e-fuggi), non siamo di fronte a un “inizio”, ma a un collasso della strategia di prodotto. Definire “punto di partenza” il risultato di decenni di investimenti significa ammettere che milioni di euro di fondi Fesr e royalties sono stati spesi senza alcun ritorno strutturale sulla capacità di trattenimento del turista.
Dati reali, ma obiettivi distorti. Nessuno mette in dubbio che gli operatori trasmettano dati reali. Il punto è la qualità del processo e la trasparenza degli obiettivi.
Gli operatori producono il dato, ma è l’Apt a operarne la diffrazione: usare il “milione di arrivi” (raggiunto a velocità ridotta e con un sistema al collasso) per nascondere che l’asset turistico lucano ha un tasso di saturazione del 15%. Sostenere che non ci sia interesse a falsare i dati ignora il consociativismo economico: il sistema dei bandi assistiti e dei finanziamenti a pioggia ha bisogno di numeri che giustifichino la sopravvivenza dell’apparato burocratico, anche se le strutture restano vuote per 10 mesi l’anno.
La distorsione logistica: Basilicata, provincia della Puglia. La Fiavet cita il turismo internazionale come prova di salute. La realtà è che Matera è stata trasformata in una fermata extra del tour pugliese. I flussi internazionali atterrano a Bari, usano shuttle pugliesi, visitano i Sassi in poche ore e rientrano a dormire altrove. Questa non è “destinazione in crescita”, è parassitismo logistico subito. La Basilicata paga i costi di manutenzione, la Puglia incassa il valore aggiunto della permanenza.
La questione morale e il silenzio di categoria Ci saremmo aspettati dalla Fiavet una riflessione sulla stagione culturale 2024 azzoppata da inchieste di camorra che hanno coinvolto la dirigenza del settore. Una regione che vuole essere “guida d’Italia” deve produrre eccellenza, non imitare il peggio del consociativismo criminale. Il silenzio delle sigle di categoria su questo punto è assordante: non ci può essere sviluppo turistico senza una bonifica della questione morale e una riflessione sulle compagnie che il sistema frequenta.
La critica non è contro gli operatori che lavorano con sacrificio, ma contro un sistema che usa il loro lavoro come scudo per nascondere un asset immobilizzato. Definire “ideologia” la richiesta di trasparenza sulle performance è l’ultimo rifugio di chi non sa spiegare perché, dopo aver avuto l’oro tra le mani, ha restituito ai lucani solo cenere, bonus gas e inchieste giudiziarie. La Basilicata non ha bisogno di alibi, ma di un consuntivo di responsabilità.


