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Stellantis Melfi: “L’Indotto chiude e noi ci fermiamo per mancanza di materiale dall’estero”
Foto di repertorio

Il paradosso raccontato da chi opera sulla linea: “Per risparmiare Stellantis ha azzerato l’Indotto locale, ma noi siamo costretti allo stop in attesa dei pezzi che arrivano da fuori”

“Dicono che mancano le traverse che arrivano dall’estero, mentre prima le faceva la Tiberina, qui in loco: l’Indotto chiude e noi ci fermiamo”. Questo ci dice un operaio sulla linea, a S. Nicola di Melfi. Parole che risuonano proprio nella giornata di stop (giovedì, dalle 6 alle 22) decretata per “mancanza” di componenti. Ma ecco che questo è anche il momento dei primi bilanci. “In questi 10 giorni di risalita produttiva – assicura il lavoratore – è tutto un corri corri. Una giornata dura 8 ore ma pretendono tempi di lavorazione, per le operazioni, troppo accelerati, al limite dell’impossibile”. Accanto ai “ritmi veloci” dettati dal passaggio a 295 auto a turno, “c’è stato sì un aumento di operai sulla linea, ma evidentemente non basta, hanno fatto dei calcoli dall’alto, non calandosi nei panni di chi quelle operazioni deve farle realmente”.

Cassoni e contenitori sparsi. Niente Indotto ma c’è anche un altro aspetto che, secondo l’operaio, fa lavorare male. “C’è disordine, cassoni e contenitori sparsi per la fabbrica, carrellisti che fanno su e giù per rifornire materiale. Devi stare anche attento quando ti muovi”. Si respira quindi un clima di “caos produttivo” che sembra di essere tornati “indietro di 30 anni, agli esordi della Fiat a Melfi”. Cosa che col tempo era stata superata proprio grazie “all’Indotto, alla Logistica”. Ed eccoci al punto. “In passato sequenziamenti e operazioni venivano garantiti al di fuori della fabbrica madre, ma sempre nell’area di S. Nicola, secondo il sistema del just in time”. Quindi i rifornimenti “arrivavano in tempo reale, erano meno frequenti gli stop e la produzione andava avanti”.

Al risparmio Negli ultimi anni invece si è assistiti ad un progressivo azzeramento dell’Indotto. Si pensi a Pmc, Tiberina, Lgs, Fdm, Las, solo per citare alcuni dei pezzi saltati. “Per risparmiare – osserva l’operaio – Stellantis ha mandato a casa tantissimi lavoratori dell’Indotto e aziende collegate. Così ora i pezzi arrivano da fuori, spesso dall’estero, e quando non arrivano in tempo, siamo costretti, come oggi, a fermarci. Loro risparmiano, ma noi lavoriamo peggio”.

Filosa può ancora salvare l’Indotto In sintesi, quindi, la multinazionale risparmierà pure azzerando l’Indotto locale, ma le condizioni di lavoro all’interno della fabbrica madre sono peggiorate. Il processo di internalizzazione vuol dire questo. Fare tutto nello stesso luogo fisico, generando spesso confusione. E fermandosi più volte per “mancanza di materiale” reperito fuori regione. Si crea il classico ‘collo di bottiglia’ che rallenta i tempi. Ed ecco a cosa serviva (e a cosa serve ancora) l’Indotto. A garantire ordine e continuità dei rifornimenti nell’immediato. Un chiaro messaggio anche per l’attuale ceo Antonio Filosa. Non è mai troppo tardi per cambiare rotta e modificare qualcosa. Anche per salvare l’area industriale di Melfi da un inevitabile e già palpabile tracollo.