Stellantis Melfi: “Rimpiango gli anni di Marchionne”
La voce operaia: “Si lavorava bene, si guadagnava di più, la fabbrica era pulita e i wc funzionavano sempre, non come oggi”. Ma non è tutto oro. Un’era, quella di Marchionne, pervasa anche da forti tensioni sindacali
Il richiamo è all’età dell’oro, a quando “si lavorava tutti i giorni e si guadagnavano almeno 500 euro in più”. L’amarcord di questa settimana chiama in causa la lunga e ‘decisionistica’ gestione Marchionne. Che attraversa una lunga era, e che a Melfi parte con la Grande Punto (2005) e culmina nella Renegade (2014): la “Jeep”, fiore all’occhiello del manager italocanadese
“C’era pulizia in fabbrica e si lavorava bene” L’operaio Stellantis di Melfi con cui ci siamo confrontati questa settimana, pone l’accento su un punto: “Ai tempi di Marchionne quando entravi in fabbrica per il turno di lavoro ti veniva il piacere di starci”. Tradotto, vuol dire, ad esempio, che i servizi essenziali funzionavano bene: “Si sentiva un profumo all’interno dei capannoni, per quanto era pulito. I bagni erano tutti aperti, e si lavorava senza quell’ansia di essere escluso il giorno dopo dalla squadra, pena rimanere a casa anche per mesi”. E poi l’aspetto salariale: “E’ vero che si operava su 3 turni, che era stressante e si producevano fino a 1500 auto al giorno, ma con gli straordinari e le notti superavi le 2mila euro al mese, oggi chi te li dà.” Inoltre un altro aspetto, non secondario: “Realizzavi auto con grande passione e poi visto che non costavano un occhio della testa, potevi permetterti di acquistarle, tu operaio che le avevi prodotte. E non c’è soddisfazione maggiore per un metalmeccanico”
“Oggi sporcizia, bagni spesso chiusi e incentivi all’esodo” In attesa del “rilancio” produttivo inaugurato dall’ad Filosa e che a Melfi dovrebbe essere trainato dalla nuova Compass, tanti i problemi che assillano la classe operaia. “L’aspetto che più lascia delusi – punta l’indice l’operaio – è che all’interno, quelle poche giornata in cui lavori, si nota sporcizia, buche sul pavimento mai ripianate, e soprattutto la condizione dei wc”. Già, i bagni. “Alcuni sono chiusi, altri sono aperti ma spesso si otturano, e alcune volte se devi andare in bagno, da alcune postazioni, devi camminare tanto. La vivi male”. E rilancia: “Bisognerebbe riaprirli tutti, e tenerli puliti, non è possibile che magari per risparmiare sulle ditte di pulizie i bagni sono aperti a singhiozzo. Non mi pare una pratica di civiltà”. E poi il disincentivo al lavoro: “E’ tutta una politica volta a farti licenziare, per loro meno ne siamo e meglio è, e questo non aiuta affatto”. Sul tema wc e “servizi igienici”, a dirla tutta, anche le sigle sindacali, la scorsa settimana, accogliendo la salita produttiva che in alcune Unità porterà anche a 3 turni dal 10 febbraio, hanno chiesto un intervento immediato della multinazionale per ripristinarli tutti e tenerli efficienti. “Non possono e non devono più rappresentare una problematica su cui tornare quotidianamente”, hanno chiosato Uilm, Fim e Fismic.
La nostalgia di Marchionne e lo scontro sindacale E infine Il richiamo all’era Marchionne, sollecitata dall’operaio con cui abbiamo chiacchierato. Una parabola costellata di successi, come la ricapitalizzazione di Fiat e lo storico passaggio ad Fca (Fiat+ Chrysler). Lavoro, produzione, storia dell’automotive italiana e internazionalizzazione. Ma è stata anche, ad onor del vero, un’era pervasa da forti tensioni sindacali. -La fuoriuscita di Fiat da Confindustria e dal Contratto nazionale, per poter applicare contratti più flessibili, partendo da Mirafiori e Pomigliano. I referendum nelle aziende. L’esclusione dalle trattative di Fiom, ritenuta ostile, ma poi riammessa dalla Consulta nel 2013. Forti tensioni nelle fabbriche. Riduzione dei ‘diritti’ e modifica delle tutele sindacali. Anche in una fase considerata da qualcuno “età dell’oro”, quindi, non è tutto oro ciò che luccica. A ciascuno la sua lettura. Dibattito aperto.
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