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Vitalizi, “i correttivi non bastano, uniamoci per sbloccare il referendum”
Consiglio regionale lucano

Il Comitato promotore: “La misura resta iniqua, senza copertura finanziaria e abbinata a un aumento delle indennità di consigliere regionale che non è giustificabile. Va abrogata”

“Il centrodestra ammette che abbiamo ragione: la legge sui vitalizi fa acqua. Ma i correttivi non bastano: il buco contabile resta”. Così in una nota il Comitato promotore per il referendum abrogativo sui vitalizi regionali. “La misura resta iniqua, senza copertura finanziaria e abbinata a un aumento delle indennità di consigliere regionale che non è giustificabile. Va abrogata con il referendum, che non si può più fermare. È ora di una mobilitazione comune tra tutte le forze democratiche della Regione”.

“Il Consiglio regionale ha aumentato le indennità dei consiglieri regionali con l’assestamento di bilancio (legge 52/2025)” continuano i promotori “che ha reso facoltativo il taglio del 10% con cui si alimentava il fondo di solidarietà sociale. I consiglieri si sono alzati lo stipendio di 660 euro: quanto basta e avanza per coprire i ‘contributi’ dei vitalizi. Anche i 600 euro a carico dei consiglieri, insomma, pesano sulle tasche dei contribuenti lucani, mentre il fondo sociale viene strozzato. La sintesi è una: si chiudono i rubinetti che potrebbero alimentare il volontariato e si dirottano i denari verso i vitalizi dei consiglieri regionali”.

“E in più resta il buco nero della copertura finanziaria: da dove usciranno i 1600 euro mensili per ciascun consigliere aderente?” denuncia il Comitato. “Abbiamo sentito dichiarazioni surreali a proposito della volontarietà della contribuzione. Come se un privilegio facoltativo fosse meno privilegio! Qui si configura un inedito diritto di prelievo personale sulle casse pubbliche. Anche per questo abbiamo presentato l’esposto alla Corte dei conti, che farà le sue valutazioni. Non ci dimentichiamo che la legge sui vitalizi è stata approvata ‘a invarianza di spesa’: non è così e non poteva essere così. Il buco c’è”.

“Ed è tempo di fare davvero chiarezza sulle altre Regioni: qui si è scelto di accodarsi a un modello sbagliato e deleterio” precisano i promotori. “A parte che secondo il Quotidiano del Sud, nelle Marche governate da Acquaroli (Fdi) l’indennità differita non prevede costi a carico della collettività. La decisione di assecondare un modello sbagliato e non obbligatorio dimostra quali sono le priorità della destra. Imitare i privilegi altrui. Quando si è trattato di difendere gli interessi dei lucani contro l’autonomia differenziata, Bardi non ha dimostrato la stessa volontà di emulazione. Anzi, non ha esitato un secondo a spaccare il fronte delle Regioni del Sud per correre in soccorso alla Lega Nord”.

“Adesso è necessario restituire la parola ai lucani. La Consulta deve pronunciarsi sull’ammissibilità del quesito e gli Uffici devono avviare formalmente l’iter previsto dalla legge 40” insistono i promotori. “Siamo d’accordo con la proposta di legge sugli istituti democratici, presentata dalle opposizioni. Ma è tempo che i consiglieri di minoranza sostengano nei fatti l’iniziativa referendaria. Interroghino gli Uffici: in Basilicata non vige più l’articolo 15 delle preleggi al Codice civile? La legge 40 esiste ancora e non si può fermare il procedimento”.

“La Regione ha sospeso la democrazia, ma la società civile la sbloccherà” concludono i promotori del referendum abrogativo. “Lanciamo un grande appello a tutte le associazioni e a tutti i corpi sociali della Basilicata: uniamoci a difesa del diritto di voto dei cittadini lucani, lavoriamo insieme per indicare le vere priorità di spesa a sostegno del lavoro, del sociale e dei diritti delle persone. Uniamo le nostre lotte affinché il Consiglio regionale e la Consulta regionale riconoscono la piena agibilità dell’articolo 17 dello Statuto regionale. È l’ora di premere insieme per superare un privilegio inaccettabile, per garantire che il fondo venga messo a disposizione della solidarietà sociale e per restituire ai lucani un diritto al voto libero e completo, senza limiti arbitrari. Non può esistere una democrazia con diritti sospesi o incompiuti”.