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Indagate 5 persone: ipotesi di reato di abuso edilizio e false attestazioni

l Nucleo PEF di Matera, su delega della locale Procura della Repubblica, ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP di un grattacielo di 12 piani in corso di realizzazione in centro città, i cui lavori sono stati eseguiti in assenza dei previsti titoli edificatori.

Il provvedimento è stato adottato nell’ambito di un procedimento penale che vede indagate cinque persone, ciascuna in relazione al ruolo rivestito nella committenza, presentazione dei titoli abilitativi, progettazione/asseverazione e direzione lavori, nonché nell’esecuzione dell’opera (legali rappresentanti della società proprietaria/committente e delle imprese esecutrici, e tecnico progettista asseveratore e direttore dei lavori).

Sotto il profilo della qualificazione giuridica, le ipotesi di reato contestate, allo stato delle indagini, riguardano l’esecuzione di lavori edilizi in totale difformità e comunque in assenza di valido titolo abilitativo, in concorso e, quanto alle imprese esecutrici, anche con cooperazione colposa condotte riconducibili alla disciplina della S.C.I.A., con riferimento ad attestazioni/asseverazioni tecniche rappresentazioni dei presupposti di legge prospettate all’Amministrazione procedente. e di Il procedimento trae origine da verifiche sulla legittimità urbanistico-edilizia dell’intervento, anche a seguito di segnalazioni istituzionali, concernenti una costruzione di rilevanti dimensioni in corso realizzazione in un’area centrale della città, con evidente impatto sul contesto urbano e sul carico urbanistico.

In particolare, dagli atti e dagli accertamenti tecnici richiamati nel provvedimento del G.I.P. emerge che l’intervento è stato “assentito” mediante una pluralità di titoli abilitativi progressivi: due S.C.I.A. alternative al permesso di costruire (presentate rispettivamente nel marzo 2023 e nell’ottobre 2023, entrambe intestate alla società originaria) e una successiva S.C.I.A. ordinaria del dicembre 2024 (intestata al nuovo proprietario), quest’ultima qualificata come variante rispetto ai titoli precedenti. Gli accertamenti tecnici richiamati indicano, in particolare, macroscopiche difformità tra i parametri massimi consentiti e quelli dell’opera in concreto realizzata e/o in corso di realizzazione: 12 piani fuori terra a fronte di un massimo consentito di 10; una Superficie Lorda (SUL) complessiva pari a circa 9.445 mq a fronte di una SUL massima consentita pari a 6.366,73 mq (eccedenza di circa 3.078 mq); un’altezza complessiva pari a circa 38,40 m, eccedente di circa 2,40 m il limite massimo.

Quanto alle esigenze cautelari, il provvedimento dà atto che, dai sopralluoghi, l’edificio non risulta ancora ultimato (presenza di impalcature e mancanza di rifiniture interne), con conseguente rischio di prosecuzione dei lavori e di ulteriore aggravamento delle conseguenze dei reati ipotizzati; viene inoltre evidenziato che, anche in caso di eventuale ultimazione, la libera disponibilità del bene potrebbe determinare un pregiudizio concreto per il regolare assetto del territorio e un’incidenza negativa sul carico urbanistico, in relazione alle dimensioni dell’intervento e all’incremento abitativo previsto. La vicenda riveste un interesse pubblico particolarmente elevato in ragione dell’ubicazione e della consistenza dell’opera: si tratta di una costruzione di grandi dimensioni in area centrale, immediatamente percepibile nel tessuto urbano e destinata, per la sua volumetria, a incidere in modo significativo sul carico urbanistico e sulle infrastrutture e servizi (reti idriche e fognarie, energia, gas, gestione dei rifiuti ee opere collettive correlate).