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Cultura in Basilicata, soldi ai contenitori e briciole ai contenuti

L’assessore regionale allo Sviluppo economico: “La cultura è una leva concreta di crescita economica e di coesione sociale”. Ma sa di che parla?

Un bando regionale da 5 milioni per le infrastrutture culturali. Certo è che quei soldi in qualche modo, essendo di origine UE, sono vincolati, come tanti altri, a costruire o ristrutturare muri. E che fa l’assessore non li spende? Li spende. Fin qui Cupparo non ha alcuna responsabilità e nemmeno i meriti che si attribuisce. Quello che manca, invece, è la consapevolezza che il contenitore non può esistere senza un contenuto. E’ vero anche che il contenuto non ha senso di essere in assenza di un contenitore.

Tuttavia l’assessore si lascia andare a dichiarazioni di tono propagandistico: “La cultura non è soltanto conservazione della memoria e delle tradizioni, ma rappresenta una leva concreta di crescita economica, di coesione sociale e di valorizzazione dell’identità delle nostre comunità”. Lo dice a corredo dell’annuncio di quell’avviso pubblico che mette a disposizione oltre 5 milioni di euro per le “scatole”. I Comuni vi possono accedere per realizzare “interventi di riqualificazione, adeguamento e innovazione delle infrastrutture culturali della Basilicata, migliorandone accessibilità, qualità dei servizi e capacità di attrazione.”

E’ evidente che quel denaro è destinato alle “confezioni”, ossia ai contenitori. E cioè a strutture fisiche (musei, teatri, biblioteche, eccetera) o digitali. E’ altrettanto evidente che quelle strutture dovrebbero essere destinate ad ospitare, preservare e valorizzare i contenuti culturali, cioè l’insieme dei beni materiali (opere d’arte, reperti, libri, eccetera) e immateriali (tradizioni, saperi, eventi teatrali, musicali, eccetera) che formano il patrimonio storico-artistico ed etnoantropologico di un territorio. La sinergia tra questi elementi è fondamentale: il contenitore (spazio) protegge e organizza il contenuto (patrimonio), rendendolo accessibile al pubblico.

Ed è questa sinergia che manca nell’approccio dell’amministrazione Bardi alla promozione e allo sviluppo della Cultura. Perché se, giustamente, si mettono a disposizione più risorse per le “confezioni” e pochissime risorse per i contenuti, lo squilibrio potrebbe causare seri problemi. Se le attività teatrali fanno fatica a mettere insieme creatività e produzione e non riescono a pagare gli attori e le maestranze, l’immobile-teatro riqualificato con i fondi Ue rischia di finire nell’abbandono. Se non si sostengono le produzioni artistiche di qualunque genere, le sale, i musei, i luoghi resteranno vuoti. Se non si sostengono le attività che valorizzano e promuovono il patrimonio immateriale come i dialetti, non si può parlare di “valorizzazione dell’identità delle nostre comunità”, come fa Cupparo. Ma c’è di più. Se i cittadini di ogni età non sono educati al consumo consapevole di cultura, anche i contenuti sono a “rischio isolamento.”

Bisognerebbe definire prima la visione e i contenuti culturali, e successivamente progettare il contenitore in funzione di essi. La forma non può prevalere sulla sostanza. Spesso però l’attenzione mediatica e politica si concentra sull’inaugurazione di nuove sedi o sul restauro di edifici, la “scatola”, trascurando la qualità, la sostenibilità e la visione progettuale delle attività culturali che vi si svolgeranno.

Dovrebbe essere chiaro, con questa breve sintesi, che cosa vuol dire politiche per la cultura. Altro che 5 milioni per restaurare un immobile nel deserto di paesi spopolati anche per causa del totale disinteresse per i patrimoni culturali dei luoghi in via di estinzione.

L’assessore in questi anni ha fatto molto per distruggere l’esistenza stessa del Centro Internazionale di Dialettologia, la punta di diamante della promozione e valorizzazione del patrimonio linguistico dialettale lucano. E perciò quella retorica sulla cultura che gli deriva da meriti inesistenti potrebbe risparmiarsela. Ma siamo abituati. Ogni volta che la Regione mette soldi, spesso non suoi per causa del bilancio piangente, la propaganda anche grottesca invade giornali e social. La vertà è che, come ripetiamo spesso, qui tutto si agita e niente si muove.

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