Il Pd lucano dalla diagnosi all’autopsia
In vista del congresso regionale la bussola sembra smarrita
Non sappiamo Roberto Cifarelli dove si collocherà dopo l’uscita dal partito in cui è stato eletto. Forse andrà con il movimento civico di Donato Macchia e Federica D’Andrea, il che vuol dire con Polese, Renzi, Onorato. Qualcuno dice che si collocherà a fianco di Marcello Pittella. Vedremo. Il fatto è che a rappresentare il Pd in Consiglio regionale è rimasto Piero Lacorazza. Marrese ha un suo Gruppo e Cifarelli è, al momento, nel misto. Nel Consiglio comunale del Capoluogo di regione, dove il Pd nonostante abbia, almeno sulla carta, qualche consigliere, non esiste il Gruppo di partito. Quel che è successo a Matera, nelle ultime amministrative, aggiunge pessimismo al quadro già complicato del partito di Schlein.
Intanto, pare che Lacorazza si candidi a fare il segretario regionale, mentre voci interne ai dem, non sappiamo se fondate, parlano del desiderio di Salvatore Margiotta a coprire lo stesso incarico. E per conquistare almeno la speranza che possa farcela, l’ex sottosegretario alle infrastrutture, starebbe scomodando i suoi riferimenti nazionali della corrente Base Riformista. Nella malaugurata ipotesi di Margiotta segretario regionale sarebbe la fine di quel che rimane del centrosinistra.
Il “combinato disposto” tra la situazione materana, quella potentina e quella regionale, non lascia presagire grandi prospettive al Pd in Basilicata. Sono mesi se non anni che proviamo a fare le nostre diagnosi sullo stato di salute del partito democratico in questa regione ma, a quanto pare, nessuno è riuscito ad intervenire con una cura efficace. Probabilmente perché quelle diagnosi per molti esponenti dem sono sbagliate. E allora qualcuno ne proponga altre. Noi suggeriamo la lettura del libro di Ernesto Maria Ruffini e uno sguardo alle idee del suo neonato movimento Più uno. Non perché condividiamo tutto ciò che dice l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, ma perché pone al centro del suo ragionamento la visione. Visione condivisa di Paese che deve anteporsi ai cosiddetti programmi elettorali e alle scelte di governo. Nel nostro caso una visione di Basilicata nel futuro. Il che vuol dire costruire l’alternativa al Sistema di potere trasversaledi cui lo stesso Pd è parte attiva.
Daniele Manca di recente, ha scritto che i giovani rappresentano una componente decisiva per il presente e il futuro della Basilicata. Bene, allora dategli spazio, strumenti e potere. Però attenti: il requisito di giovane non può essere soltanto quello anagrafico. Si tratta di liberare energie intellettuali, competenze, passioni politiche alternative ai vecchi schemi di contrapposizione tra i “mammasantissima” sempre verdi che non si saziano mai di ambizioni. Insomma, di facce nuove che adorano vecchi sederi non c’è bisogno.
Ora, non è che ci interessino le sorti del Partito democratico, ci interessano le sorti della Basilicata. Perciò auspichiamo che in tutte le formazioni politiche vengano liberate energie giovani e alternative capaci di mettere sul tavolo visioni diverse di futuro su cui gli elettori finalmente potranno cimentarsi e confrontarsi. E questo vale anche per i capi bastone del centrodestra e per tutti coloro che agiscono come “indispensabili” nelle organizzazioni sociali, sindacali e nell’associazionismo civico e culturale. La lotta, come abbiamo già scritto, tra passato e futuro è anche tra vecchie sedimentazioni e nuovi germogli. La cura è tutta qui. Anche un Pd rinnovato potrebbe avere un ruolo nella coltivazione di gemme alternative. E ci dispiacerebbe domani passare dalle diagnosi all’autopsia.
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