Logo
La struttura del potere parallelo in Basilicata: chi comanda davvero?

Per un’alternativa all’immobilismo e alla soccombenza

Con decine di articoli e alcune inchieste abbiamo più volte provato ad analizzare la struttura del potere parallelo in Basilicata. Osservandone le dinamiche, cogliendone i mutamenti anche attraverso sfumature invisibili alla maggioranza dei cittadini. La conclusione, oggi, è sempre la stessa e la sintetizziamo. Esiste un sistema di potere trasversale agli schieramenti elettorali costituito da una triade politica, imprenditoriale, burocratico-istituzionale. E’ un corpo ibrido e sovra-istituzionale che vince indipendentemente da chi venga eletto o nominato nelle istituzioni. Non rende conto a nessuno, interviene dietro le quinte, ma agisce alla luce del sole. Non è un blocco monolitico è un coacervo di individui e istituzioni che esercitano un potere autonomo a tutela dei propri interessi e di quelli dei gruppi che rappresentano. E’ un apparato che sopravvive all’avvicendarsi delle amministrazioni pubbliche e che agisce come strumento di controllo su presidenti, sindaci, assessori, dirigenti, funzionari e su esponenti di altre istituzioni per garantire che alcune scelte politiche e amministrative vadano nella direzione di precisi interessi. Un apparato mobile che oscilla tra conflitti e alleanze nei retrobottega della politica. In questo apparato coincidono gli interessi di una minoranza di ricchi detentori di risorse economiche e patrimoniali e di qualche centinaio di affamati di potere.

Questa sintesi è necessaria per ribadire la necessità che in tutte le competizioni politiche e amministrative l’obiettivo di chi vuole davvero cambiare qualcosa in questa regione dovrebbe essere la costruzione di un fronte alternativo a questa struttura di potere. Basta notare che in almeno 30 anni le condizioni della Basilicata non sono cambiate, anzi sono peggiorate, qualunque coalizione abbia governato. Perciò le battaglie politiche ed elettorali vanno combattute non solo sul terreno dei partiti, ma anche nell’arena della lotta contro il sistema trasversale di potere. Ripristinare la democrazia vuol dire impedire ai “decisori ombra” di esercitare influenze illecite dentro le istituzioni. Vuol dire affidare alla dialettica politica autentica la sintesi di un voto popolare. E questa sintesi non sarà mai foriera di cambiamento se quell’apparato non sarà sconfitto. Bardi o non Bardi, centrodestra o centrosinistra non sono più categorie su cui sviluppare una prospettiva alternativa, un cambiamento sostanziale. Lo saranno se all’interno delle coalizioni prevarranno schemi nuovi di ragionamento e di offerta politica rappresentati da un fronte militante assolutamente originale, non eretico, ma scismatico. Un fronte, come abbiamo già scritto, che metta insieme la Basilicata migliore. Ma questo può accadere soprattutto fuori dalle vecchie logiche di potere.

Ribadito in altri termini quanto già abbiamo scritto in diverse occasioni, oggi proviamo a dare qualche indizio su cui, chi vorrà cimentarsi, potrà accarezzare l’idea di alternativa al sistema di potere. Non diamo soluzioni, ma argomenti, sia chiaro.

Intanto, sarebbe utile chiarire alcuni errori ricorrenti nelle deboli compagini che in qualche modo provano a promuovere cambiamenti culturali e sociali. Cavalcare gli sdegni emotivi per qualche giorno e poi ritirarsi in buon ordine, serve a nulla. Evitare di associarsi in un progetto comune trasforma l’essere estranei gli uni agli altri nell’essere rivali e nemici. Un progetto comune che diventi progetto politico richiede la costruzione di un contesto ideale e culturale collettivo che abbracci la causa delle persone vulnerabili, fragili, esposte alle ingiustizie sociali, disagiate, povere, subalterne, relegate ai margini dello spazio pubblico. Il che vuol dire dare una soggettività politica alle fasce marginali. Consentire a queste persone, che sono decine, centinaia di migliaia, di mettere a valore politico la loro precarietà, di rivendicare il loro riscatto e di creare una modalità d’azione all’interno di uno spazio pubblico che oggi non hanno.

E dunque bisognerebbe superare il problema della “rassegnazione forzata” spesso alimentato da una cattiva propaganda: va tutto bene, siamo una terra meravigliosa… Una cattiva propaganda che invita ad accontentarsi, ad essere pragmatici, a riesumare ogni volta la prevalenza dei fatti propri e del tornaconto personale. Il consumo acritico delle informazioni diffuse dall’apparato crea nelle persone una “sonnolenza cerebrale” che allontana chiunque dalle proprie responsabilità. Pensare che basti qualche giornalista con la schiena dritta a confutare le narrazioni dolcificate e a combattere la disinformazione è sbagliato.

Ci sarebbe un altro argomento, tra gli altri, su cui un nuovo possibile fronte antisistema dovrebbe ragionare: il sacrificio. Una “rivoluzione civile”, perché di questo stiamo parlando, è “una lotta tra il futuro e il passato, non una passeggiata. “Che Guevara, scriveva Italo Calvino, era un uomo che chiedeva a sé e agli altri il massimo spirito di sacrificio, convinto che ogni risparmio di sacrifici oggi si pagherà domani con una somma di sacrifici ancora maggiori”.

Tutto questo richiederebbe da parte di un eventuale fronte legalitario, umanitarista e di sinistra l’abbandono di un qualunque riferimento al “progressismo”, ormai fallito. E dunque sarebbe utile ripartire dalle tante esperienze civili, associative, culturali e anche politiche, dai sindaci e dalle organizzazioni sindacali che in qualche modo mantengono forme di attivismo con lo sguardo all’orizzonte e una solida visione ideale. Una federazione di mondi diversi accomunati dall’obiettivo di costruire un’alternativa al Sistema di cui abbiamo accennato all’inizio di questo articolo, sempre che se ne condivida la premessa, e cioè che quell’apparato di potere esista. Dopo di che non resta altro che questi mondi si parlino e ne discutano. Sapendo però che senza una leadership condivisa che sappia mettere a valore le differenze, senza una condivisione delle risorse intellettuali e una salda organizzazione niente sarà possibile.

© Riproduzione riservata