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Matera non può diventare una madre egoista che, per fame di cemento, divora il proprio futuro

La Piazza di Schierarsi Matera interviene in merito al nuovo sequestro preventivo disposto dall’Autorità giudiziaria su un altro edificio sempre in piazza Bianco

La Piazza di Schierarsi Matera interviene in merito al nuovo sequestro preventivo disposto dall’Autorità giudiziaria su un altro edificio, sempre in Piazza Michele Bianco, in fase di realizzazione nella città di Matera, ribadendo quanto già dichiarato nei giorni scorsi in occasione di un precedente provvedimento analogo.

Le indagini della magistratura rappresentano un passaggio doveroso e necessario per accertare eventuali responsabilità. A esse va il rispetto istituzionale che si deve a chi è chiamato a garantire la legalità. Tuttavia, al di là degli esiti giudiziari, ciò che maggiormente preoccupa è un dato politico e amministrativo che non può essere ignorato: la sensazione sempre più evidente che la pubblica amministrazione abbia progressivamente abdicato al proprio ruolo di governo del territorio, di controllo rigoroso dei processi edilizi, di programmazione urbanistica coerente e lungimirante.

Matera ha costruito la propria identità sulla tutela del paesaggio, sull’equilibrio tra innovazione e rispetto della storia, sulla qualità delle scelte urbanistiche. Questo patrimonio non può essere messo in discussione da una gestione superficiale o da una visione frammentata dello sviluppo urbano. È qui che si misura la vera responsabilità politica.

Matera non può diventare una madre egoista che, per fame di cemento, finisce per divorare il proprio futuro. Prima di quello che molti cittadini hanno definito un “ecomostro” per il suo impatto devastante sul paesaggio urbano, in quell’area sorgeva una grande struttura alberghiera con annesso spazio convegnistico, praticamente a ridosso del centro cittadino. Una città che rivendica la propria vocazione turistica e che dichiara di voler costruire il proprio sviluppo sull’accoglienza e sulla cultura ha consentito che un’infrastruttura strategica per il turismo venisse abbattuta con leggerezza per lasciare spazio a un intervento edilizio che nulla ha a che fare con quella visione.

Non è soltanto una questione giudiziaria. È una questione di idea di città. Se la priorità diventa la rendita immobiliare a breve termine, si perde di vista un progetto serio, coerente e sostenibile di crescita urbana. La politica e l’amministrazione non possono limitarsi a inseguire le carte o a prendere atto delle decisioni altrui: devono guidare, programmare, controllare, custodire quella sana urbanistica che ha fatto di Matera un modello di equilibrio tra tutela e sviluppo.

A questo proposito riteniamo necessario aggiungere una precisazione chiara. Non venga in mente a nessuno di evocare, per giustificare eventuali leggerezze o superficialità della politica nella gestione delle concessioni edilizie — qualora tali responsabilità dovessero emergere dalle indagini — la presunta necessità di nuove abitazioni per la città. Qui non stiamo parlando di interventi destinati a sostenere il diritto alla casa o ad affrontare l’emergenza abitativa. Stiamo parlando di costruzioni di alto pregio e di costo considerevole, destinate a un mercato immobiliare ben lontano dalle esigenze delle famiglie in difficoltà. Non c’era alcun intervento pubblico a sostegno della carenza di alloggi per chi ne ha realmente bisogno.

Osserviamo con interesse gli incontri e le dichiarazioni di questi giorni che guardano al tema dell’edilizia cooperativa, modello che storicamente ha rappresentato un approccio diverso e più accessibile alla casa. Tuttavia riteniamo che, prima di qualsiasi scelta o nuova pianificazione, sia necessario procedere con un’analisi seria e complessiva dello stato dell’arte degli appartamenti disponibili in città.

Serve un censimento puntuale del patrimonio abitativo di Matera che permetta di comprendere quale sia la reale domanda, quale il fabbisogno abitativo e quali tipologie di alloggi siano effettivamente necessarie per rispondere alle esigenze delle famiglie che vivono condizioni di difficoltà economica. Senza questa fotografia reale della situazione si rischia di muoversi ancora una volta per inerzia o per convenienza del mercato.

Il timore è che alla rendita speculativa dell’edilizia convenzionale possa semplicemente sostituirsi un modello apparentemente meno costoso ma comunque incapace di intercettare i bisogni reali del territorio.

Per una questione di metodo, quindi, prima di tutto occorre partire da una ricognizione seria e trasparente. Allo stesso tempo sarebbe necessario avviare una riflessione più ampia anche sui parametri urbanistici che regolano la costruzione dei nuovi quartieri. Parcheggi, servizi, spazi pubblici e aree verdi sono elementi che negli ultimi decenni sembrano essere stati progressivamente compressi, contribuendo alla nascita di quartieri sempre più grigi, sempre più congestionati e sempre più difficili da vivere sotto il profilo della mobilità e della qualità urbana.

Quando si rinuncia a governare davvero il territorio e si lascia spazio esclusivamente alla logica del mercato immobiliare, il prezzo non lo pagano solo le amministrazioni. Lo paga l’intera comunità. E lo pagheranno, soprattutto, le generazioni future. Nell’immagine l’Orto Verticale secondo noi.Piazza Schierarsi Matera