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Matera non può essere la “sala giochi” della speculazione edilizia
Cantieri in pieno centro cittadino

Qualcuno ha scambiato la città per una piazza di affari immobiliari. I piccioli comandano più della politica che fa finta di non vedere e di non sapere

E mentre Matera è capitale della Cultura europea nel 2019 e oggi capitale Mediterranea della Cultura e del dialogo, i palazzinari fanno il loro mestiere. Qualcuno ha scambiato la città per un grande cantiere immobiliare. I piccioli comandano più della politica. E la politica in molte occasioni, ormai da anni, fa finta di non vedere e di non sapere. Anzi, in alcuni casi il dubbio è che sia complice della “baldoria” edilizia.

La vera ricchezza della città è quel quartiere prima vergogna d’Italia e adesso perla di storia, paesaggi e cultura, sito Unesco. E bisogna ringraziare il fatto che i Sassi siano rimasti abbandonati per decenni all’indifferenza, altrimenti quel patrimonio sarebbe stato già distrutto dalla mano venale degli uomini. Anche se, non appena ci si è resi conto del valore di quelle case scavate nella gravina, non sono mancati i tentativi, a volte riusciti, di violentarne la purezza paesaggistica e urbanistica. Da luogo di povertà a piazza di affari immobiliari.

I sequestri preventivi effettuati dalla Guardia di Finanza in questi giorni, riguardano cantieri edili di grandi proporzioni e di forte impatto urbanistico- ambientale. Cantieri in attività in pieno centro o a ridosso del centro cittadino. La città sarebbe caratterizzata da un sovradimensionamento edilizio e da un inspiegabile consumo di suolo, capita quando un luogo prima ignorato si trasforma in destinazione turistica. Ma qui si esagera. Il rischio è alto.

Una “speculazione” figlia di una malintesa legge sul piano casa. Prendi le volumetrie su terreni altri collocati ovunque e le porti ad accumulo sull’area destinata alla costruzione, e altre diavolerie tecniche. E qui le responsabilità sono diffuse e ben distribuite tra amministratori e politici locali e regionali di tutti i partiti. Quando il Circolo materano di Legambiente, nel luglio dell’anno scorso, lanciò l’allarme su quanto stava accadendo in piazza Bianco e dintorni, dal Comune di Matera la risposta fu secca: “tutto a posto”.

A quanto pare il complesso edilizio di piazza Michele Bianco, sequestrato preventivamente dalle Fiamme Gialle il 26 febbraio scorso , riguarda un’azienda riconducibile all’imprenditore Francesco Tamburrino, la Spazio Immobiliare srl . Per inciso la piazza ormai non esiste. Il palazzo di 12 piani in costruzione nella stessa ex piazza, sequestrato oggi , riguarda laCobar Spa dell’imprenditore altamurano Vito Barozzi.  In tutto sono 11 gli indagati, non sappiamo se nel registro siano iscritti i due imprenditori.

Francesco Tamburrino è l’amministratore unico e proprietario al 100% della Tinvest srl. Una holding con 6milioni di capitale sociale e due addetti. La Tinvest a sua volta possiede quote societarie in diverse società con interessi nei settori immobiliare, commerciale, alberghiero e della ristorazione. Tra queste la Spazio Immobiliare srl, costruzioni edili, di cui possiede, attraverso la Tinvest, il 95% del capitale di 750mila euro.

Vito Barozzi è noto sia come imprenditore di successo sia per alcune vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto negli ultimi anni e sia per una serie di lavori realizzati in Basilicata. L’immobile di 12 piani sequestrato oggi è riconducibile alla sua Cobar Spa. Il capitale di 8 milioni della Cobar è detenuto interamente dalla Victus Horizon srl, la holding della famiglia Barozzi.

Ora, noi ci auguriamo che tutti gli indagati dimostrino l’infondatezza delle ipotesi investigative.  Nell’eventualità di un rinvio a giudizio, seguiremo con attenzione il processo con la consapevolezza che in questo Paese vige la “presunzione di non colpevolezza” fino al terzo grado di giudizio.

Detto questo, è evidente che Matera deve fermarsi: non può trasformarsi definitivamente nella “sala giochi” della speculazione edilizia. Il rischio, ripetiamo, è alto. Il patrimonio di reputazione e di prestigio internazionali acquisito in questi anni si disperderebbe inesorabilmente. A farne le spese non solo i materani, ma l’intera Basilicata.

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