Referendum giustizia, ecco perché bisogna votare NO
Ci sono tre aspetti in questo referendum che si intrecciano inevitabilmente tra di loro: il merito della riforma, il metodo con cui è stata fatta e la pancia con cui si vota
Ci sono tre aspetti in questo referendum che si intrecciano inevitabilmente tra di loro: il merito della riforma, il metodo con cui è stata fatta e la pancia con cui si vota.
Il merito
Il merito consiste nella separazione delle carriere, il conseguente sdoppiamento del CSM e l’istituzione della Alta Corte disciplinare. Non volendo fare il processo alle intenzioni e non volendo ipotizzare, come è stato dichiarato dal ministro Nordio e dal vicepresidente del Consiglio Tajani, che ci sia l’obiettivo successivo di mettere il PM sotto il controllo della politica mi fermo alla oggettività di uno dei punti cardine della riforma.
Oggi c’è un solo CSM formato da 33 membri: tre di diritto (il presidente della Repubblica, il primo presidente della Corte di Cassazione, il procuratore generale della Corte di Cassazione), 20 membri togati eletti tra, e dai, magistrati e 10 laici eletti dal Parlamento tra personalità esterne alla magistratura.
La riforma prevede che il CSM sia sdoppiato in due: quello della magistratura Giudicante e quello della magistratura Requirente. Entrambi, come da bozze della legge attuativa circolate, saranno composti da 32 membri, 2 di diritto (il presidente della Repubblica per entrambi e il primo presidente della Corte di Cassazione per il CSM Giudicante e il procuratore generale della Cassazione per il CSM requirente), 20 membri togati, sorteggiati tra TUTTI i magistrati in servizio, e 10 laici, estratti da un elenco che il Parlamento in seduta comune compila mediante elezione. Questo elenco sarà composto da professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio.
Viene istituita anche l’Alta Corte Disciplinare composta da 15 membri: 9 sorteggiati, 6 giudicanti e 3 requirenti, tra i magistrati con almeno 20 anni di servizio, 3 nominati dal presidente della Repubblica e 3 sorteggiati all’interno di un elenco eletto dal Parlamento.
La nomina dei laici
Finché non saranno chiare le norme di attuazione del processo di formazione delle liste da cui estrarre i componenti dei due CSM e dell’ACD siamo autorizzati a pensare che ci sia un elenco composto da un numero di membri pari al numero dei posti disponibili e che la nomina dei membri degli elenchi sia fatta a maggioranza semplice. Il che significa che nei nuovi organi di autogoverno della magistratura ci sarà un gruppo compatto e omogeneo qualificato di un terzo dei membri che deve la propria nomina alla maggioranza di governo, a cui sarà inevitabilmente grata. Inoltre saranno persone qualificate perché fatta da docenti universitari o di avvocati con 15 anni di professione, a cui, come vedremo, si contrapporranno magistrati estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio.
La nomina dei togati: affidata al Caso e alla Provvidenza
Qui c’è il maggiore vulnus della riforma. Il presupposto è che per liberare la magistratura dalla ‘influenza della politica’ si sostituisce il processo di selezione da elettivo a sorteggio. Ci sono tre sistemi per selezionare i vertici di istituzioni pubbliche o istituti privati, oltre la corruzione: le elezioni, la cooptazione e il sorteggio.
L’elezione è il sistema usato dalle democrazie. Non è un sistema perfetto perché per essere eletti occorre fare proseliti, creare gruppi di interessi, promettere attenzione e influenza e, insomma, tutto quello che conosciamo e le distorsioni visibili a tutti dalla elezione del Parlamento a quelle del sindaco del più piccolo municipio.
Il sistema per cooptazione è quello utilizzato dalle dittature e dalle aziende. Per arrivare ai vertici occorre ingraziarsi il dittatore o il capo azienda, mostrare fedeltà e sposare acriticamente le direttive e mostrare diligenza nell’applicarle. Nella antica Grecia c’era il sorteggio. Ci si affida al Caso per selezionare la propria classe dirigente.
Con la riforma avremo quindi un CSM di cui una componente, quella laica, viene scelta per cooptazione da chi è al governo e una, quella togata, affidata al Caso. Ricordo a tutti che il CSM è un organo di autogoverno, come i consigli degli ordini professionali come quello dei medici e degli avvocati, e che sarebbe il primo e unico caso in Italia di scelta casuale degli organi dirigenti.
Tra i quasi 10.000 magistrati italiani in servizio ne verranno scelti 40 affidandosi alla Sorte o alla Provvidenza, che, nelle intenzioni, dovrebbero migliorare la qualità del CSM. Non c’è alcuna preselezione, come per i laici, e quindi può capitare la qualunque. Una componente potenzialmente priva di esperienza e di spessore per confrontarsi con membri laici docenti universitari e avvocati di grido.
Diceva Flaiano che in ogni minoranza intelligente c’è una maggioranza di imbecilli. Immagino che la magistratura non sfugga alla regola. Cosa impedirà al Caso di estrarre degli autentici imbecilli e che la prima cosa che faranno non sarà quella di chiedere un favore ai politici con cui saranno entrati in contatto? Se uno viene eletto almeno al proprio elettorato dovrà rispondere e comunque, in una democrazia, non c’è un processo alternativo e migliore di selezione.
Già oggi la magistratura gode di un basso favore nella pubblica opinione. Un poco come gli sportellisti delle poste o delle banche si prendono le contumelie dei clienti per quello che, non per colpa loro, non funziona. Abbiamo leggi contraddittorie, fatte dai partiti, che non possono che trovare applicazioni contraddittorie da parte dei giudici.
L’imbecille estratto a sorte getterà ulteriore discredito sulla categoria, invece che su chi ha voluto l’intervento del destino per sceglierlo magari invocando la Provvidenza. Dire che il CSM non funziona a causa delle correnti, conseguenza diretta del processo elettivo, è come dire che il parlamento non funziona perché ci sono i partiti, e quindi perché non estrarre a sorte i parlamentari tra tutti gli aventi diritto al voto? Perché non estrarre a sorte tutti i consigli direttivi degli organi di autogoverno dai giornalisti ai medici?
Solo i giudici? E perché se per garantire l’impunità di politici corrotti? La politica non vuole controlli. Ha già dato con la fine della prima repubblica. Preparatevi a una classe partitica ancora Casta di quella di oggi. Questa per me è la prima causa per il mio convinto NO al referendum.
Poi c’è il Metodo
Come avvenuto nel passato questa riforma è andata avanti a colpi di maggioranza. È quindi inevitabile che ci sia una forte paternità politica su questo referendum che, per quanto spiegato, ha come unica conseguenza, o come obiettivo, l’indebolimento del Potere costituzionale giudicante.
La mia pancia e la mia razionalità
Pancia: Questo governo per me è quello della tentata legge Calderoli disgregante dello Stato Italiano con l’Autonomia differenziata, quello del doppio standard tra USA, Israele e Russia, quello guerrafondaio e quindi ulteriori ragioni per votare NO.
Razionalità: In tutta onestà la mia avversione per le politiche di questo governo non sarebbe stata sufficiente a votare NO in presenza di una riforma che migliori la qualità della Giustizia in Italia, e di cui c’è disperato bisogno. Se possibile la qualità della giustizia peggiorerà rendendola in aggiunta succube della politica.


