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Sindaci condannati in primo grado: educazione e senso dell’opportunità
Il tribunale di Lagonegro

Restano in silenzio i primi cittadini di Castronuovo Sant’Andrea e di Castelluccio Inferiore, nonostante le sentenze del Tribunale di Lagonegro

E’ vero che fino al terzo grado di giudizio vige la presunzione di non colpevolezza. E’ anche vero che una condanna in primo grado per gravi reati dovrebbe spingere un sindaco a comportamenti più trasparenti verso gli elettori. Non perché colpevole, ma semplicemente per una ragione di opportunità e di lealtà nei confronti dei cittadini.

Probabilmente non la pensa così il sindaco-imprenditore di Castronuovo Sant’Andrea, Antonio Bulfaro condannato, in qualità di imprenditore, in primo grado dal Tribunale di Lagonegro a 4 anni di reclusione nonché alla confisca di beni per circa un milione di euro. Si tratta della vicenda della ristrutturazione dell’ex hotel Midi di Lagonegro. La condanna è del 24 dicembre scorso e si è in attesa delle motivazioni della sentenza.

E non la penserebbe così, nemmeno il sindaco di Castelluccio Inferiore, Paolo Francesco Campanella, condannato il 6 marzo 2026 in qualità di sindaco, dallo stesso Tribunale a 3 anni di reclusione e 30mila euro di multa per reati relativi alla vicenda della bonifica dei terreni occupati dalla ex discarica di rifiuti della Emar srl.

Non è raro che un sindaco finisca coinvolto in indagini della magistratura: è un rischio sempre in agguato. A volte per causa di errori degli inquirenti o dei giudici, a volte per causa di reati effettivamente consumati. Magari in Appello o in Cassazione Bulfaro e Campanella saranno prosciolti, ce lo auguriamo. Fino a quel momento però sarebbe dignitoso per l’istituzione rappresentata chiedere scusa per l’inconveniente e salutare i cittadini con un arrivederci all’esito dei processi.

Due episodi diversi e distanti, ma accomunati da una resistenza alla chiarezza e alla lealtà verso i cittadini. Nessuno dei due sindaci è colpevole fino al terzo grado di giudizio. Tutte e due però dovrebbero informare i loro concittadini della spiacevole circostanza che li coinvolge. E magari rinunciare al ruolo di sindaco in attesa che la vicenda sia completamente chiarita. Non è una questione di norme e di codici, ma una questione di educazione politica.

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