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Smartpaper, parla un dipendente: “Ci stanno perculando da 10 mesi”

Braccio di ferro sindacati-Accenture sul ‘salario’ di quasi 400 addetti. Messaggio alle maestranze: “Non mandate la busta paga”. Atteso tavolo in Regione, forse venerdì 13

“Invitiamo i lavoratori coinvolti nel cambio di appalto a non inviare alcuna busta paga prima del tavolo tecnico in cui discutere in modo chiaro di salario e trattamento economico”. Questo l’ultimo messaggio dei sindacati, ieri, su un un cambio di appalto, quello tra Smaprtpaper e Accenture (e Data contact) che sta diventando una soap opera. Continui i colpi di scena. “Se qualcuno dovesse inviare la busta paga – si legge ancora nella nota sindacale – dopo poche ore potrebbe ricevere un contratto di lavoro e si troverebbe a scegliere senza ricevere le garanzie necessarie, non inviamo nulla”. Sullo sfondo, come detto, il cambio di appalto della commessa Enel (tra Smartpaper e i nuovi padroni di Accenture) che vede coinvolti quasi 400 dipendenti.

Impegni disattesi (come in una soap) Dopo un presunto incontro chiarificatore, il 19 febbraio, in Regione, con l’assessore Cupparo, venerdì scorso i sindacati hanno di nuovo messo in guardia e chiesto un altro tavolo regionale, dopo una sgradita comunicazione ricevuta da Accenture (tramite Unindustria Lazio). Nel cambio di contratto, da Metalmeccanico a Telecomunicazione, in sostanza, si garantirebbe solo il minimo, definendo “assorbibile” la parte individuale della contrattazione, buttando alle ortiche, di fatto, la contrattazione di questi anni, tra primo e secondo livello. Già il 6 marzo, intanto, i sindacati diffidavano Accenture e Datacontac dal chiedere dati e buste paga degli operai all’azienda precedente, Smartpaper, e a non intraprendere azioni prima di una contrattazione certa con le parti sociali.

Accenture va per conto suo E invece quella richiesta di ‘dati e buste paga’ all’azienda tuttora attiva, Smartpaper, non solo ci sarebbe stata, ma addirittura, ed è questo il passo succesivo, via mail, ad alcuni operai, sarebbe già stato chiesto di inviare i propri dati per procedere individualmente alla nuova proposta di lavoro. Di qui, ieri, la richiesta dei sindacati, agli operai, di “non inviare nulla per evitare di avere una proposta di lavoro senza le dovute garanzie contrattuali”. Si attende quindi un nuovo incontro al Dipartimento regionale, con l’assessore Cupparo, per chiarire gli aspetti salariali del contratto, ma non solo. C’è dell’altro che fa ancora paura, ai dipendenti.

“Ci stanno perculando da 10 mesi” Sono tante le paure tra chi sta vivendo questo ‘passaggio pericoloso’ da un padrone all’altro. “La nuova sede di lavoro, a Potenza, è solo sede di assunzione, non certo operativa o amministrativa”, osserva un lavoratore coinvolto. Ed ecco la prima paura. “Che cosa ne sappiamo se tra tra un po’ non ci dicono che qui non c’è più lavoro, sulla nostra commessa, e che dobbiamo fare i pendolari altrove?”. Una domanda non peregrina, e un nodo non del tutto sciolto, quello della territorialità. E strettamente connessa, c’è la questione salariale. “Potremmo perdere fino a 300 euro in base ai contratti nuovi – ipotizza la fonte – ma non è solo questo, c’è anche il rischio di fare il pendolare, a allora la perdita sarebbe doppia”. Di qui la sensazione che “in qualche modo vogliono scaricarci, indurci al licenziamento”. Anche perchè “qui lavoriamo da 20 anni, immaginarci coi salari bloccati e senza alcun avanzamento è demotivante”. Ecco perché, secondo chi parla,”ci stanno perculando da 10 mesi, non vedo cose buone all’orizzonte”. Nuove luci, intanto, potrebbero emergere da un tavolo tecnico in Regione, forse già venerdì 13, in videoconferenza con la sede romana di Unindustria. A meno di slittamenti. La soap continua.