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Agricoltura lucana sotto scacco: “la trappola del credito”

Un imprenditore: “qualcuno pensa che gli agricoltori lucani siano vacche da mungere”

Mentre la politica regionale sbandiera il sostegno all’agricoltura come asset strategico della Basilicata, nelle filiali bancarie del territorio si consumerebbe un “gioco al massacro” che rischia di affossare decine di aziende. È la denuncia coraggiosa di un imprenditore agricolo della provincia di Matera, che ha deciso di non subire in silenzio quella che definisce una trappola.

La trappola del credito. Il meccanismo denunciato è tanto semplice quanto devastante. L’azienda agricola richiede un finanziamento agrario specialistico (linea ISMEA), garantito dallo Stato e parametrato sui cicli della terra. La banca, invece di istruire la pratica, opporrebbe un muro di gomma, proponendo come unica via d’uscita l’accensione di un prestito con una nota Spa leader in Italia nel credito al consumo, partner della banca.

“Vogliono curare un’azienda che produce grano e ortofrutta con gli strumenti che si usano per comprare un elettrodomestico”, spiega l’imprenditore. “Mi hanno negato il diritto al credito agrario per forzarmi verso un prodotto oneroso, con rate mensili impossibili per chi raccoglie i frutti del lavoro due volte l’anno, e che mi preclude l’accesso ai contributi a fondo perduto”.

Un metodo sistematico? La gravità del caso risiederebbe nella recidiva. Secondo il racconto del produttore, la medesima strategia sarebbe stata attuata dalla banca già cinque anni fa, attendendo che la liquidità sul conto corrente si esaurisse per portare il cliente in una condizione di fragilità e costringerlo alla firma. “È un metodo di business basato sulle provvigioni che la banca incassa dai partner finanziari, calpestando la dignità di chi lavora nel settore primario”.

Infatti sarebbe accaduto anche cinque anni fa, con il solito metodo: L’istituto, pur a conoscenza della solidità dell’azienda (Rating B), avrebbe atteso il depauperamento della liquidità sul conto corrente aziendale prima di proporre soluzioni; una volta portato l’imprenditore in una condizione di fragilità finanziaria, la banca avrebbe “imposto” il prestito con la società finanziaria di credito al consumo come unica via d’uscita, negando di fatto l’accesso al Credito Agrario ordinario.

Il muro del silenzio e le denunce. Nonostante una diffida formale inviata via pec lo scorso 25 febbraio, l’istituto di credito – una nota banca nazionale  – ha scelto la linea del silenzio assoluto. Un silenzio che ora dovrà essere giustificato davanti alle autorità: il caso è infatti approdato sui tavoli della Vigilanza di Banca d’Italia e dell’Antitrust (AGCM) per sospette pratiche commerciali scorrette e aggressive.

“Per ora non rendo noto il nome della filiale specifica per una questione di tutela legale”, conclude l’imprenditore, “ma la documentazione è pronta. Se la banca pensa che gli agricoltori lucani siano vacche da mungere per fare budget, ha sbagliato i suoi calcoli. Questa battaglia non è solo mia, ma di un intero comparto che merita rispetto e non trabocchetti finanziari”.