Basilicata. La politica tra comunicazione e propaganda
La prevalenza dei monologhi e la carenza di confronto pubblico: la manipolazione delle opinioni
La propaganda politica, spinta dall’ascesa dei social media, non è mai stata così diffusa come oggi. Grazie a internet può raggiungere un gran numero di persone più velocemente e molto più facilmente che mai. E questo pone alcuni interrogativi che riguardano soprattutto i cittadini.
La propaganda è cosa diversa dalla comunicazione politica. La prima viene usata per manipolare le opinioni e ottenere consenso in modo emozionale e selettivo. E’ finalizzata a persuadere, creare proseliti, semplificando la realtà, utilizzando slogan, omettendo fatti ed è tendenzialmente manipolatoria. La seconda “ha lo scopo di informare, dialogare, negoziare e costruire consenso attraverso il confronto.” E’ un processo più ampio di scambio, di dibattito tra attori politici, media e cittadini. Dunque, la propaganda è spesso un monologo, mentre la comunicazione è dialogo bidirezionale. Ora, è evidente che la propaganda fa uso massiccio di messaggi (post-tweet, ecc.) unidirezionali sui social proprio perché spesso escludono il contraddittorio. Lo stesso si dica riguardo ai comunicati ospitati sui siti istituzionali. Al contrario gli spazi di confronto si riducono notevolmente sia nel web sia nei luoghi di dibattito tradizionali. E questo è un problema.
Le scelte elettorali
La propaganda politica, seppure legittima, non può diventare l’unico metodo di informazione appannaggio degli esponenti delle istituzioni. Specie in un tempo in cui le persone sono disarmate di contenuti, di conoscenze e di approfondimenti: un tempo, il nostro, in cui gran parte della gente è disabituata a pensare e fa fatica ad elaborare pensieri critici. La propaganda spesso inganna quando usa argomenti fuorvianti, imprecisi, o anche falsi, soprattutto quando è intenzionalmente veicolata dalla disinformazione con lo scopo di “imbrogliare” i destinatari.
Questo tipo di propaganda assume, nei confronti di cittadini “sprovveduti”, la verosimiglianza di un’informazione seria e concreta. Si genera, così, una conseguenza sulla formazione dell’opinione delle persone, opinione che in questi casi assume la connotazione di un convincimento distorto da messaggi i cui contenuti sono infondati o incomparabili. La propaganda quindi contribuisce in maniera significativa alla costruzione delle opinioni dei cittadini. E queste opinioni-credenze veicolano le scelte elettorali. Le scelte elettorali fondate su credenze, contribuiscono a sostenere candidati inappropriati proprio perché espressioni della propaganda. Questa è una delle variabili che contribuiscono a sostenere una classe politica e dirigente inadeguata.
La comunicazione politica ridotta a propaganda sui social: i rischi
Il fenomeno, è ovvio, non riguarda solo la Basilicata, e gli esponenti politici locali, compresi i parlamentari, non sono comparabili a gente come Trump, Meloni, Netanyahu e altri “ingannatori” di professione che popolano il panorama mondiale a destra e a sinistra. Tuttavia, negli ultimi anni anche nella nostra regione stiamo assistendo a un eccesso di propaganda sia delle maggioranze sia delle opposizioni dentro e fuori il Consiglio regionale.
Basti pensare alla svolta propagandistica di Vito Bardi (bonus tira bonus) e all’inseguimento altrettanto propagandistico di gran parte degli esponenti dell’opposizione. Il primo, con la sua maggioranza, ha venduto e continua a vendere fumo anche, a volte, senza esserne consapevole. E’ il caso dell’informazione, seppure falsa, che viene veicolata in “buona fede” nel senso che è Bardi stesso a credere alle cose che dice. Per esempio quando dice che il “petrolio è ricchezza e sviluppo”, lui ci crede, ma è un’affermazione smentita dai fatti, quindi falsa. Lo stesso si dica della propaganda sul bonus gas che avrebbe contribuito a frenare lo spopolamento. Informazione completamente falsa e veicolata o consapevolmente o per colpevole ignoranza.
La propaganda delle opposizioni si è caratterizza per parzialità e omissione informativa e anche per eccessiva semplificazione di questioni complesse. Insomma, spesso la “fanno apparire facile” anche se dovrebbero ben sapere che facile non è. Troppi slogan. Troppa autoreferenzialità nel quadro di una competizione interna sulla conquista di consensi, perciò anche divisiva. Una propaganda molto fondata sulla critica e meno sull’analisi dei fatti e delle prospettive. L’idea prevalente in questa cornice è che il centrosinistra o come si chiamerà avrà terreno facile grazie ai fallimenti di Bardi. Errore indotto dall’approccio eccessivamente propagandistico. Anche perché Bardi fin dal primo insediamento è stato più bravo di tutti ad utilizzare le credenze, o meglio la credulità, come arma di conquista del consenso. E questo non è un merito, sia chiaro.
I cittadini, di fronte a questa rincorsa alla propaganda, hanno un solo modo per difendersi, se vogliono: farsi domande e fare domande. Imparare dai “perché” tipici dei bambini. Imparare a problematizzare i fatti, ad approfondire le questioni, a confrontare le diverse posizioni. In breve a sviluppare un pensiero critico, sale di ogni democrazia sostanziale. E chi aspira a governare la regione dovrebbe fare “un’operazione verità” sottratta alle tentazioni propagandistiche e strumentali. Certamente non dovrebbe copiare l’approccio di Bardi. Dovrebbe, invece, mettere in campo un percorso di comunicazione politica che passa attraverso un approccio pluridirezionale di confronto, di dialogo, di autocritica partecipata e di critica condivisa. Una sorta di funzione politica pedagogica che aiuti i cittadini a capire più che a guardare, a decidere più che a delegare, a pensare più che a parlare. E questo non può farlo chi confonde la comunicazione politica con la propaganda sui social.
©Riproduzione riservata


