Basilicata. Un giornale che sia tale non ha nemici da colpire o amici da elogiare
L’infantilismo della politica e le allergie del potere
Quattro anni fa, abbiamo spiegato come sarebbe andata a finire con Donato Macchia e Angelo Chiorazzo. Ed è andata a finire come avevamo previsto. Sia Macchia, sia Chiorazzo hanno creato un loro partito politico. Parlavamo di loro come di “nuovi arrivati” nella mappa del potere e degli interessi in Basilicata. Spiegandone le ambizioni personali e i traguardi a cui miravano. E’ andata così come avevamo scritto. Bravi loro a costruirsi spazi di potere con una strategia che molti cittadini hanno ignorato.
Otto anni fa, in prossimità delle elezioni politiche, scrivemmo che Salvatore Caiata per il M5S era una polpetta avvelenata. E così è andata: i pentastellati l’hanno mangiata con gusto. Ora tutti sanno qual è stato il percorso dell’ex presidente del Potenza Calcio, attuale parlamentare di Fratelli d’Italia.
Nelle ultime amministrative a Potenza abbiamo messo in guardia tutti coloro che, abbagliati dalle apparenze e da una finta novità, avrebbero sostenuto un centrosinistra fasullo. E’ andata che molti di loro sono rimasti delusi perché purtroppo abbiamo avuto ragione e, purtroppo, ne avremo ancora.
Abbiamo puntato i riflettori, quando nessuno lo faceva, su imprenditori dal curriculum ambiguo, ora qualcuno di loro è in carcere. Abbiamo denunciato gli scempi dell’eolico selvaggio quando nessuno se ne occupava. Abbiamo raccontato i disastri causati dall’industria petrolchimica. In estrema sintesi, abbiamo raccontato fatti che nessuno ha potuto o voluto raccontare con l’approccio dell’inchiesta. Abbiamo denunciato episodi di malapolitica e di malaffare nascosti nei sottoscala dei poteri piccoli e grandi. Da anni raccontiamo il sistema di potere lucano, le sue metamorfosi, le sue articolazioni nelle sfere istituzionali, economiche, politiche, sociali. Da anni segnaliamo il rischio di una deriva “criminale” in zone d’ombra del sistema che abbiamo definito “non mafia”. Segnali di questa deriva, anche antidemocratica, oggi sono sotto gli occhi di chi vuol vedere. Non abbiamo risparmiato nemmeno la Chiesa, perché anch’essa è un potere. Potremmo continuare a lungo, ma dovrebbe bastare.
Perché vi ricordiamo questi pochi “episodi”?” Certo, non per auto elogiarci con un banale e cinico “l’avevamo detto”. Semplicemente per ribadire che un giornale che sia tale aiuta i cittadini a interpretare dinamiche e a prevederne gli esiti, in modo da metterli in guardia da possibili errori di valutazione. Aiuta i cittadini a non farsi ingannare dalle apparenze e dalle false promesse. Aiuta i cittadini a leggere cambiamenti e fenomeni spesso impercettibili. Soprattutto, aiuta i cittadini a farsi domande e a fare domande. Perché un giornale che sia tale non ha la verità in tasca, ma ha tante domande nella testa.
Basilicata24 è una comunità di lettori
Questo lavoro giornalistico lo abbiamo svolto e lo svolgiamo attraverso le nostre inchieste e i nostri articoli di analisi e opinione. Sappiamo che fare cronaca non basta, informare è qualcosa di più profondo e complicato. L’informazione che non insegue i perché spesso è incompleta. Per questo al centro del nostro lavoro ci sono le domande, spesso scomode, attraverso cui cerchiamo non verità assolute, ma risposte. Quelle risposte che contribuiscono a chiarire fatti, fenomeni, dinamiche dentro l’economia, la politica, le istituzioni: in breve, in tutto ciò che in qualche modo appartiene alla sfera del potere.
Un lavoro che, in un ambiente normale, meriterebbe rispetto. Ma da queste parti, esclusi in nostri lettori più affezionati che non sono pochi, il “resto del mondo” ci riserva continuamente ostilità, fango, querele e sofisticate intimidazioni. Certo, per alcuni personaggi di potere e non solo, siamo fastidiosi e antipatici. Per altri ancora siamo “nemici” da distruggere. Lo diciamo non per lamentarci, ma per aprire gli occhi a chi li tiene continuamente chiusi per convenienza o per paura. Lo diciamo non per piangerci addosso, ma per spiegare che fare giornalismo di un certo tipo è assolutamente complicato. Un giornalismo che si può condividere o non condividere, ma che, siamo certi, viene apprezzato da una vasta area di opinione.
Intorno a Basilicata24 si è creata una vera e propria comunità di lettori, sempre più esigente e sempre più critica. E per questo siamo soddisfatti. Anche perché non è facile per un giornale che non gode di simpatie in molti settori dell’imprenditoria, della politica a destra e a sinistra, delle istituzioni, del sindacalismo, avere accanto a se migliaia di cittadini.
L’allergia alla critica
Tuttavia, la storia di Basilicata24 è caratterizzata da un ostacolo sociale che è anche di costume: il disprezzo della critica. Personaggi pubblici e cittadini delle curve da stadio non accettano critiche. I primi anziché fare tesoro delle opinioni critiche e magari intervenire su quelle opinioni per confutarle o per condividerle, assumono spesso l’atteggiamento infantile di chi viene ingiustamente rimproverato o giudicato. Quindi mormorano nei loro rassicuranti circuiti e se la segnano al dito. I secondi passano agli insulti se critichi i loro convincimenti e le loro credenze. Esiste una vasta area di riluttanti al dibattito civile. Respingono ogni tentativo di confronto preferendo il silenzio pubblico e il mormorio privato. Dei monologhi sui social abbiamo già scritto. Dobbiamo aggiungere però che in tanti non hanno ancora compreso il valore democratico di un giornale che mette al centro le domande e la critica al potere. Soprattutto in un ambiente mediatico e informativo in cui chi ha potere ha a disposizione siti istituzionali, social, giornali, Tv, agenzie di stampa.
Faziosi e sinistroidi
Quando al governo regionale c’era il centro sinistra di De Filippo e poi di Pittella abbiamo scritto centinaia di articoli critici sulla loro amministrazione. Ci prendevamo gli appalusi, non richiesti, di tifosi e politici del centrodestra i quali ci ritenevano un giornale imparziale e di qualità. Quando viceversa, è arrivato il governo di centrodestra, abbiamo continuato a fare la stessa cosa: criticare l’amministrazione di Vito Bardi. A quel punto per i politici e i tifosi di centrodestra siamo diventati un giornale fazioso e sinistroide. Quando ci si è accorti che critichiamo destra, sinistra, sopra e sotto chiunque abbia un qualche potere in maggioranza o all’opposizione, nell’economia e nelle istituzioni, molti sono entrati in confusione. Perché?
Perché in questa regione vi è una carenza generale di spirito critico e autocritico. Un deficit di comprensione sul ruolo della stampa e sulla sua funzione sociale. Un giornale che sia tale non ha nemici da colpire o amici da elogiare e mettere in mostra, ma ha fatti e personaggi da raccontare e criticare nel bene e nel male. E quella critica dovrebbe aiutare chi ha qualche potere tra le mani a fare meglio, a correggere eventuali errori, a riflettere su argomenti che sfuggono nella quotidianità. E chiunque è libero di correggere le opinioni e le critiche di un giornale se le ritiene infondate o pretestuose o quant’altro. E invece? Guardiamoci intorno, siamo nel bel mezzo di una foresta di torri di Babele. Manca un livello decente di maturità di quella che dovrebbe e potrebbe qualificarsi come opinione pubblica. E siamo scarsi di un ceto politico capace di utilizzare la critica come fonte di riflessione o anche di discussione. E tutto questo non fa bene alla Basilicata.


