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Crisi idrica Camastra e opere ex Eipli: Simonetti replica a Corbelli
Diga Camastra (immagine di repertorio)

Il responsabile del Cseres ribatte alla commissaria straordinaria di Governo

Riceviamo e pubblichiamo la replica di Pietro Simonetti (Cseres) a Vera Corbellicommissaria straordinaria di Governo per le opere ex Eipli

Per un Dialogo con la Commissaria Straordinaria Dott.ssa Vera Corbelli su Crisi Idrica Camastra, progetto NHLD, e interventi rivalutazione Sismica e innalzamento limiti dell’invaso

Il tema delle proroghe e della trasparenza istituzionale. Un ulteriore elemento che merita chiarimento riguarda il tema della continuità dell’incarico commissariale. Nel dibattito pubblico si è fatto riferimento alla questione della cosiddetta “auto-proroga”, spesso ricondotta a una lettura meramente semantica. Al di là delle definizioni, il punto sostanziale è un altro. Se la prosecuzione dell’incarico commissariale deriva, anche indirettamente, dal rinnovo di altri ruoli istituzionali — come quello di vertice dell’Autorità di Bacino — appare necessario chiarire in modo trasparente: il fondamento giuridico di tale continuità; i meccanismi formali che la determinano; il perimetro effettivo dei poteri che ne derivano.

Una questione di rigore, non di lessico. Ridurre il tema a una questione terminologica rischia di spostare l’attenzione dal punto centrale.
Perché, in presenza di poteri straordinari — attribuiti proprio per accelerare e rendere efficaci gli interventi — è essenziale che ogni forma di proroga o continuità sia pienamente chiara, tracciabile e comprensibile. Non si tratta di una questione polemica. Si tratta di garantire quel livello di rigore e trasparenza istituzionale che deve necessariamente accompagnare l’esercizio di funzioni commissariali, soprattutto quando incidono su infrastrutture strategiche e risorse essenziali.

La montagna normativa e l’esito finale. Dopo oltre vent’anni di evoluzione normativa, anni di verifiche sismiche, procedure per modellazioni sofisticate e un articolato iter amministrativo, il risultato operativo appare, quantomeno, sorprendente. Una vera e propria “potenza di fuoco” tecnico-burocratica che, alla prova dei fatti, sembra aver prodotto interventi minori su porzioni di opere accessorie: locali tecnici, edifici di servizio, elementi secondari.
Tradotto in termini più semplici: si interviene sul gruppo elettrogeno, sulla casa di guardia, sul plinto di una passerella, su una cabina di manovra — ovvero elementi riconducibili a edilizia tradizionale. Non sul problema principale. Viene spontaneo chiedersi se un processo durato decenni, sostenuto da sviluppo normativo, verifiche e procedure complesse, fosse davvero necessario per arrivare a questo tipo di interventi. La sensazione è quella ben nota: una montagna che partorisce il classico topolino.

Il paradosso delle competenze. A rendere il quadro ancora più difficile da comprendere è il tema delle competenze. Da un lato, si riconosce il valore e l’utilità di un intervento strutturale come NHLD; dall’altro, si sostiene che tale intervento non rientrerebbe nel perimetro operativo della struttura commissariale. Una posizione che, per come formulata, rischia di apparire quantomeno paradossale.
Se infatti l’intervento è ritenuto utile, è stato inserito tra le priorità a livello nazionale, insiste su un’infrastruttura gestita nell’ambito del sistema commissariale,  allora diventa inevitabile una domanda: a chi spetta, concretamente, la titolarità della sua attuazione? O, in alternativa, chi ha assunto la decisione di non procedere?

Una responsabilità che non può restare indefinita. Non appare convincente che un intervento considerato strategico possa rimanere sospeso in una sorta di “terra di nessuno” amministrativa. Perché, se davvero non rientra nel perimetro della struttura commissariale: quale amministrazione è competente? quale soggetto è chiamato ad attivare le procedure? quali atti sono stati eventualmente avviati per trasferire o chiarire tale competenza?
ed eventualmente, quali valutazioni hanno condotto a un ripensamento tale da determinare il mancato avanzamento del DOCFAP?
In assenza di queste informazioni, il rischio è che il tema venga ricondotto a una generica condivisione di obiettivi, senza una corrispondente assunzione di responsabilità operativa.

Il paradosso degli affidamenti e dei profili di governance. Il quadro diventa ancora più delicato osservando le modalità di gestione degli affidamenti. Dopo anni di attese e passaggi procedurali, l’aggiudicazione degli interventi avviene nell’ambito di procedure complesse, in cui si rileva anche una significativa discontinuità nella figura dei Responsabili Unici del Procedimento (RUP), con avvicendamenti plurimi nel corso della gara di rivalutazione sismica. Un dato che, pur rientrando formalmente nelle dinamiche amministrative, pone interrogativi sulla stabilità della governance del procedimento e sulla continuità delle decisioni tecniche. In un contesto già caratterizzato da complessità elevate, tale discontinuità assume rilievo sotto il profilo dell’efficienza e della chiarezza delle responsabilità.

Profili di coerenza negli affidamenti. Il quadro diventa ulteriormente rilevante se si osservano i soggetti aggiudicatari degli interventi.
Dopo anni di attese, verifiche e passaggi procedurali, il risultato finale è l’affidamento a operatori che, nel tempo, hanno ricoperto ruoli istituzionali di rilievo proprio nel settore infrastrutturale. Una circostanza che, pur potendo rientrare nella normale dinamica del settore, meriterebbe tuttavia un livello di trasparenza rafforzato, al fine di escludere qualsiasi ambiguità nella percezione pubblica delle procedure.

Il cortocircuito. Il paradosso è evidente: per anni si è sostenuto che la sicurezza sismica imponesse vincoli rigidi alla gestione dell’invaso;
si è attesa la costruzione di un impianto normativo complesso per giustificare tali limitazioni; si è rinviato ogni intervento strutturale
per poi rilevare che le criticità individuate riguardano prevalentemente opere accessorie e minori, assimilabili a strutture di servizio peraltro di edilizia ordinaria o addirittura residenziale. Nel frattempo, la capacità dell’invaso si riduce progressivamente, mentre soluzioni strutturali restano ferme.

Il fattore tempo: una sequenza che richiede risposte. Accanto ai profili tecnici e amministrativi, emerge con evidenza il tema del tempo.
Il quadro temporale è particolarmente rilevante:a distanza di esattamente 30 anni dalle prime normative sismiche applicate al settore;
•a oltre 20 anni dai successivi aggiornamenti regolatori; a 8 anni dalla nomina del Commissario straordinario ex EIPLI; a 7 anni dall’entrata in vigore del quadro normativo sismico e del perfezionamento procedurale di riferimento; a 7 anni dalla conseguente limitazione di invaso; a oltre 3 anni dall’esito delle verifiche sismiche; a circa 1 anno dall’affidamento degli interventi sugli scarichi; non risultano, ad oggi, interventi strutturali completati né cantieri pienamente avviati.

L’efficienza amministrativa. Una sequenza temporale di tale portata non può essere considerata neutra. Essa pone inevitabilmente una questione di efficienza dell’azione amministrativa, soprattutto in presenza di: poteri straordinari attribuiti per accelerare gli interventi; risorse pubbliche disponibili; un contesto emergenziale ormai conclamato e scalabile ad altri territori.

Una domanda inevitabile. Alla luce di questi elementi, si impone una riflessione: il tempo impiegato per arrivare agli attuali esiti e la discontinuità nella governance procedurale sono coerenti con gli obiettivi di rapidità ed efficacia propri di una gestione commissariale?

Una giustificazione sulla coerenza. Richiamare il fatto che un intervento sia “coerente con gli obiettivi” ma non rientri nelle competenze, senza indicare con chiarezza chi debba attuarlo, finisce per apparire una spiegazione incompleta. Perché il punto non è stabilire se l’intervento sia condivisibile. Il punto è capire chi deve farlo.

Una domanda decisiva: se il progetto NHLD non rientra nelle competenze della struttura commissariale, quale soggetto ne detiene la titolarità e perché non risulta ancora attivato alcun percorso operativo? E, più in generale: era davvero necessario un percorso così lungo e complesso per arrivare a interventi di portata così limitata, mentre soluzioni strutturali restano ferme? Perché qui non è in discussione solo un approccio tecnico. È la coerenza complessiva di un sistema decisionale che, a fronte di strumenti, risorse e tempo, sembra aver prodotto risultati difficilmente proporzionati.
E soprattutto, la chiarezza su chi ne risponde.