Elezioni amministrative in Basilicata: scegliere o decidere?
Sono 16 i Comuni al voto, decine di liste civiche in campo: dinastie, mascheramenti, interessi e tentativi di “rivoluzione”
Quello delle elezioni comunali prossime resta comunque un gioco democratico, nonostante la scomparsa dei simboli di partito. Liste civiche, candidati civici che in qualche modo, non sempre, sono identificabili con un’area politica. La presenza di più liste, tutte civiche, in Comuni che non raggiungono i mille abitanti può segnalare una vivacità politica e di partecipazione, un positivo fermento. Ma potrebbe anche indicare forti fratture all’interno delle comunità locali. Per esempio, 4 liste a Craco, piccolissimo paese di 570 abitanti, dovrebbe far riflette su quanto accade, sul piano della competizione amministrativa, in quella comunità. A prescindere dalla qualità dei candidati.
Altro caso quello di Sant’Arcangelo dove persino un dirigente ed ex parlamentare Pd, Vito De Filippo, preferisce al simbolo del suo partito un altro logo a rappresentare la sua lisa civica. Lista civica che si contrappone ad un’altra, quella del sindaco uscente anch’egli del Pd, altrettanto civica. Anche la terza lista in competizione è civica. Che De Filippo si candidi sotto quella veste, a sindaco del suo paese, dopo 30 anni e più di permanenza nei palazzi che contano, lascia pensare. La motivazione, in questi casi, è sempre la stessa: “per amore del mio paese, per dedicarmi alla mia comunità”. Come se gli altri lo odiassero il loro paese. La sua candidatura avrebbe altre sfumature politiche. Vedremo
Anche a Castronuovo Sant’Andrea c’è chi sta provando a dare il benservito alla vecchia “dinastia” del ricandidato sindaco Antonio Bulfaro. E ci provano con Umberto Di Matteo. Tra l’altro Antonio Bulfaro è stati condannato, in qualità di imprenditore, in primo grado dal Tribunale di Lagonegro a 4 anni di reclusione nonché alla confisca di beni per circa un milione di euro. Si tratta della vicenda della ristrutturazione dell’ex hotel Midi di Lagonegro. La condanna è del 24 dicembre scorso.
A Lauria lo scontro è tra i vecchi “notabili” e la novità di una lista di giovani coraggiosi, Muoviamo Lauria, che vorrebbero scrivere la parola fine al potere di una dinastia familiare che dura da una vita. Non sarebbe male una “rivoluzione” in questa importante città della Basilicata.
In altri Comuni assistiamo all’emergere di nuovi candidati che vorrebbero rivoltare come un calzino il loro paese. Ma anche a nuovi e giovani candidati che rispondono alle vecchie volpi dei potentati locali. Spetta all’elettore saper distinguere, anche se a volte, specie nei piccoli paesi, gli elettori assumono la veste di parenti e amici dei candidati invece di cittadini consapevoli.
Tra i comuni al voto ci sono alcune situazioni in cui, dietro le liste civiche, si nascondono gruppi di interessi economici e politici. Perché, è noto, ormai in questi paesi circola molto denaro, appalti, royalties, finanziamenti e contributi regionali, nazionali, europei. E come abbiamo noi stessi scritto più volte, si tratta di denaro impiegato senza che le condizioni locali, socio-demografiche e di crescita, si spostino di una virgola, anzi peggiorano. In questi Comuni chiunque vinca cambierà nulla.
Insomma, tra ammucchiate locali, liste trans-partito e trasformismi di comodo, gli elettori avrebbero un bel da fare sul piano cognitivo. Dovrebbero avere memoria di quanto accaduto nel passato, prestare attenzione alle informazioni veicolate sui palchi o nelle cene elettorali, fare domande, elaborare argomenti e accendere il pensiero critico per poi decidere.
Tuttavia è più comodo fare richieste che domande. E’ più facile trattare benefici per se stessi che soluzioni per la collettività. E’ più comodo scegliere che decidere. Sappiamo che una comunità che sceglie seleziona tra opzioni preesistenti e su criteri semplici ed emotivi (amico, parente, benefattore), mentre una comunità che decide (dal latino decidere, “tagliare via”) crea le proprie opzioni, taglia i ponti con le altre opzioni, assumendosi la responsabilità sulle conseguenze a medio e lungo termine. La scelta è spesso più semplice e passiva, mentre la decisione è un atto attivo, più difficile e razionale. In sintesi, la scelta è più dettata dalla pancia, la decisione dalla testa. Ci auguriamo che tutti i cittadini chiamati al voto si rechino alle urne. E auspichiamo che lo facciano per decidere.
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