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Energia, la Basilicata terra degli scarti dello sviluppo di altri
Foto di repertorio

Il rischio è che questa regione resti al palo incollata a un modello di sottosviluppo imposto dalle estrazioni di gas e petrolio e da tutto il comparto della produzione energetica compresa quella cosiddetta pulita ma speculativa

In Basilicata si continua ad autorizzare impianti eolici, come se l’impatto causato da quelli, troppi, già installati non bastasse. Con la produzione di energia eolica siamo in overdose. Nel frattempo Eni chiede autorizzazioni per nuovi pozzi. “Per il ceo di Shell Italia Val d’Agri potrebbe raddoppiare la produzione, passando quindi dagli attuali 40 mila agli 80 mila barili equivalenti al giorno, se venissero autorizzati nuovi pozzi, dal momento che le concessioni esistenti producono oggi ben al di sotto della metà dei volumi autorizzati e stimati.” Il Governo è pronto a snellire ulteriormente le procedure per le autorizzazioni.

E’ sorprendente rileggere quello che abbiamo scritto 4 anni fa: “…Dunque, intanto che aspettiamo le transizioni energetica ed ecologica, la Basilicata sembra destinata a soccombere all’inevitabile necessità di incrementare la produzione di energia fossile, “per il bene del Paese”. Nel processo di trasformazione verso la nuova prospettiva energetica ed ecologica è probabile che, nell’attesa, alcuni territori dovranno sacrificarsi. Tra questi vi è la Basilicata dove “le potenzialità produttive di petrolio, gas, sole e vento non sono ancora tutte sfruttate.” Se queste insistenze da parte di politici, governi, opinion leader, imprese locali e multinazionali, troveranno positivo riscontro nei prossimi anni tutte le chiacchiere intorno allo sviluppo di questa piccola regione se le porterà via una sola tempesta.”  Ed è, purtroppo, quello che sta accadendo. Guerre o non guerre, non siamo stati noi a volerle.

Se questo accadrà ancora nei prossimi 30 anni, senza che ci sia un intervento massiccio e radicale nel presente, il cerchio-bersaglio (l’obiettivo) di una crescita sostenibile e di uno sviluppo armonico in Basilicata si sposterà sempre più avanti allontanandosi nel tempo. E sarà più difficile usare l’arco da quella distanza. E questo anche perché un’alleanza “strategica e necessaria” tra governi e multinazionali, rischia di creare intorno all’ansia di produzione una specie di cuscinetto protettivo e di tolleranza sul comportamento delle Compagnie Oil & Gas nei confronti del territorio. E dopo i disastri già compiuti dovremmo aspettarcene altri magari ben peggiori, più coperti, più tollerati perché “ci serve l’energia”. Il rischio è che questa regione resti al palo incollata a un modello di sottosviluppo imposto dalle estrazioni di gas e petrolio e da tutto il comparto della produzione energetica compresa quella cosiddetta pulita ma speculativa.

La questione non è energia sì energia no. La questione è produrre energia tutelando la salute, sviluppando le economie locali, rispettando la dignità delle persone, evitando che intere popolazioni abbandonino i propri paesi.

Ora, i lucani dovrebbero aver imparato la lezione, ma non ne siamo certi. Molti politici, invece, al contrario tremano inutilmente per la paura che il petrolio finisca, che la produzione rallenti e che le royalties si riducano. Siamo certi che alcuni di loro gongolano nella prospettiva di un incremento delle concessioni petrolifere e delle autorizzazioni all’installazione di nuovi impianti eolici e fotovoltaici figli della speculazione. La realpolitik energetica la pagano le famiglie, i lavoratori, i pensionati, intere comunità ridotte a deserto demografico economico e sociale. Altro che!

Non bastano più gli ambientalisti, che pure fanno un gran lavoro, a contrastare questa deriva. E’ necessario l’impegno di tutti. C’è bisogno di una classe politica e dirigente all’altezza di sfide enormi che riguardano il come e il quando creare le basi per un’alternativa al sottosviluppo e costruire un percorso che porti davvero allo sviluppo. Sul come non stiamo qui a ripeterci e comunque non spetta a noi dirlo. Sul quando possiamo dire che sia ieri, ma abbiamo la speranza che oggi si faccia ancora in tempo.

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