Fondi Sisma ’80: “E’ il solito effetto propaganda dell’assessore Pepe”
“Siamo di fronte a una decisione che, pur formalmente legittima, è politicamente debole e strategicamente miope”
Riceviamo e pubblichiamo il comunica stampa di Lucio Libonati e Delia D’Eugenio. portavoce Europa Verde provincia Potenza
La recente deliberazione della Giunta regionale della Basilicata sulla ripartizione di circa 5,17 milioni di euro per la ricostruzione post-sisma 1980-82, tanto sbandierata dall’assessore Pepe, non è uno scoop né un risultato da rivendicare. È, semmai, la prova di un ritardo inaccettabile, perché dopo oltre quarant’anni la vera notizia non è che i fondi sono stati recuperati, ma che esistono ancora.
Le risorse vengono, ancora una volta, distribuite secondo una logica ormai ricorrente che produce interventi frammentati e poco incisivi. Si va infatti da importi di circa 30.000 euro fino a 138.450 euro per la quota del 30% destinata a 12 Comuni, mentre per la quota del 70% distribuita tra 39 Comuni si va da circa 22.000 euro fino a 243.000 euro.
Una scelta che si traduce, nei fatti, nell’ennesima frammentazione delle risorse pubbliche, con importi così ridotti da risultare spesso più simbolici che realmente efficaci nel risolvere i problemi ancora aperti nei territori.
Si ripete il classico schema, consenso diffuso e impatto zero. Siamo di fronte al consueto trade-off politico gestito nel modo peggiore, perché da un lato si costruisce un’apparente equità coinvolgendo molti Comuni, mentre dall’altro si sacrifica completamente l’efficacia reale degli interventi. Il risultato è evidente, con tanti beneficiari ma pochi risultati concreti.
È una logica che serve più a distribuire visibilità e consenso sul territorio che a risolvere davvero i problemi ancora aperti della ricostruzione.
A oltre quarant’anni dal sisma è inaccettabile che si continui ad affrontare la ricostruzione con una logica anacronistica, come se il tempo si fosse fermato. Oggi non servono più interventi frammentati e simbolici, ma una scelta politica chiara che punti a chiudere definitivamente la fase della ricostruzione e ad aprire una vera stagione di rigenerazione e sviluppo territoriale.
Le alternative erano evidenti, ma non sono state adottate. Sarebbe stato necessario finanziare pochi interventi completi e risolutivi, invece di disperdere fondi in micro-assegnazioni, superare la logica dei piccoli interventi comunali e puntare su progetti strutturali intercomunali, oltre che cambiare paradigma passando finalmente dalla “ricostruzione post-sisma” a una vera politica di sviluppo territoriale.
Siamo di fronte a una decisione che, pur formalmente legittima, è politicamente debole e strategicamente miope. Certamente si recuperano risorse inutilizzate e si distribuisce qualcosa a molti Comuni, ma gli importi sono troppo bassi per incidere realmente, la frammentazione è eccessiva e manca una visione complessiva di chiusura del processo di ricostruzione.
In conclusione, siamo di fronte all’ennesimo esempio di amministrazione della propaganda, con tanti piccoli interventi, molta comunicazione, ma nessuna reale svolta per i territori.


