Il prete, i soldi e la “debolezza” del Vaticano: il giallo del fallimento della Identity Formation srl
Milioni di euro scomparsi nel nulla e 30 famiglie lucane lasciate in mezzo alla strada. La faccenda si fa più intricata in questa terza parte dell’inchiesta. In esclusiva una lettera del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano
Una solida cooperativa che da anni si occupa di disabili nel Trevigiano, un chiacchierato prete lucano noto per aver ottenuto dallo IOR milioni di euro volatilizzati dopo la sua morte, un’inchiesta della Guardia di Finanza che indaga sulla criminalità organizzata, l’ombra della ‘ndrangheta. Tre milioni di euro spariti nel nulla e 30 famiglie lucane lasciate in mezzo alla strada. La faccenda si fa più intricata in questa terza parte dell’inchiesta. In esclusiva una lettera del Cardinale Pietro Parolin
SINTESI DELLE PUNTATE PRECEDENTI
I fatti risalgono al 2013, quando la Cooperativa sociale Madonna dei Miracoli di Motta di Livenza (Treviso), ex-socio di maggioranza e controllante di Identity Formation S.r.l. di Potenza, da mandato alla sua stessa controllata lucana di realizzare, in Basilicata, una serie di iniziative ricomprese in un progetto più ampio del valore di ben 3 milioni di euro, denominato “Progetto di Sviluppo di Solidarietà Sociale Veneto – Basilicata”, al fine di creare un centro diurno per disabili nella città capoluogo Potenza. Nel Progetto di Sviluppo oltre alla realizzazione del centro per disabili, erano previste altre iniziative, tra cui la capitalizzazione della Identity Formation S.r.l., articolata in più azioni da realizzarsi sul territorio lucano.
Padre Domenico Izzi, allora presidente della Humanitarian Development LTD eEugenio Anzanello, presidente della Cooperativa trevigiana, firmano nel febbraio 2013 l’accordo di collaborazione, successivamente più volte modificato, in cui il prete riconosce il «Progetto di sviluppo solidarietà sociale Veneto-Basilicata». Da parte sua don Izzi si rende garante di una sovvenzione da 3 milioni di euro a fondo perduto per consentire alla coop Madonna dei Miracoli di realizzare una nuova struttura a Potenza e altri progetti. I 3 milioni sarebbero pervenuti attraverso la Humanitarian Development LTD con sede a Londra e intestata allo stesso sacerdote. La società registrata il 29 ottobre 2012 verrà sciolta il 10 giugno 2014.
Domenico Izzi, lucano nato a Terranova del Pollino, con residenza anche in Argentina, dove è stato ordinato prete, doppio passaporto, fondatore del movimento ecclesiale Lumen Christi, era famoso per le sue entrature alla Banca vaticana, dai tempi di Marcinkus. Nel 1993, secondo alcune fonti, ricevette 6,1 milioni di dollari dallo Ior. Pupillo del cardinale Donato De Bonis, già vice presidente dello Ior, di origini lucane di Pietragalla. Monsignor De Bonis nello Ior dal 1954 fu influente consigliere e successore di monsignor Paul Casimir Marcinkus alla guida della banca vaticana al momento della caduta in disgrazia di quest’ultimo. Don Domenico Izzi nel 2003 è stato anche premiato dal Consiglio regionale della Basilicata quale “Lucano insigne”. Sembra uno scherzo alla luce di questo racconto.
Il finanziamento di 3 milioni, prevedeva un contributo da parte del beneficiario, ossia della Cooperativa Madonna dei Miracoli (d’ora in poi MDM) per costi non meglio precisati, nella misura del 10% (300mila euro) dell’importo da finanziare. Versamento di 300mila euro a favore di don Izzi.
Nel 2015 il colpo di scena: il prete muore il 28 ottobre nell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (IDI) di Roma, dove era ricoverato. Stando agli accordi ci sono due persone che dovrebbero portare avanti i suoi progetti, sono il diacono Nicolas Walter la Rocca, residente a Terranova del Pollino e nato in Argentina, che sarebbe nipote acquisito di Izzi e l’avvocato romano Giuseppe Castelli Avolio. Ma già si è capito come va a finire il tutto. I soldi di don Izzi non si vedranno più, e a quel punto i titolari della Identity Formation prendono tutte le carte e vanno alla Guardia di Finanza a denunciare quella che ritengono una truffa. Vengono indirizzati allo Scico di Roma, squadra d’élite che si occupa di criminalità organizzata, perché proprio lì si stavano monitorando i conti lasciati in sospeso da don Izzi. Nel frattempo accadono altri due fatti degni di nota. Il primo è che nel 2017 il legale Giovanni Castelli Avolio “delegato” a seguire i progetti di don Izzi, viene arrestato dall’Antimafia di Catanzaro nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta e i fondi Ue, e nel 2018 viene condannato per peculato. Il secondo è che la cooperativa di Treviso fa un passo indietro, non firma la denuncia allo Scico, stranamente.
Ad ogni modo bisogna che l’accordo del febbraio 2013 vada avanti anche senza il reverendo. Accordo che con un atto integrativo sottoscritto nel luglio 2015 trasforma i 3 milioni in 3,3 milioni. A firmarlo erano stati Walter Nicolas La Rocca, per conto della Humanitarian Development LTD in qualità di nuovo presidente, il presidente della MDM, Eugenio Anzanello e il reverendo Domenico Izzi in qualità di presa visione. Sappiamo che la Humanitarian Development LTD sarebbe stata sciolta il 10 giugno 2014, ma stranamente firma un atto nel luglio 2015.
Prima di continuare a descrivere l’intricata vicenda, apriamo una parentesi e diciamo subito che l’azienda lucana Identity Formation srl finirà in procedura fallimentare, le 30 persone assunte saranno licenziate. E questo perché nonostante si sia lavorato al progetto, i soldi che la MDM avrebbe dovuto erogare alla sua controllata Identity, non si sono visti. La stessa MDM non li avrebbe più visti arrivare dalla Humanitarian Development LTD. L’esito della procedura dovrebbe garantire il pagamento dei debiti verso i dipendenti e nei confronti degli altri creditori (Inps, Inail, fisco, eccetera). Attualmente è in corso a Potenza la procedura fallimentare. Al tribunale di Roma è in corso un altro processo per riciclaggio, estorsione, truffa e altri reati che coinvolgono i protagonisti della vicenda di cui Identity Information srl è vittima. In questo processo la Identity era già stata riconosciuta parte civile, prima del fallimento. Anche a Potenza era stato aperto un procedimento per estorsione continuata ai danni di Leonardo Tullio, amministratore della Identity, poi trasferito a Treviso.
Ma a Potenza qualcosa non quadra, almeno secondo Leonardo Tullio. E questo nonostante l’informativa inequivocabile della Guardia di Finanza che avrebbe, tra l’altro sequestrato oltre 2,5 milioni, nell’ambito dell’Operazione Sinedrio che ha portato a processo i presunti autori di gravi reati. E nonostante il Gip del Tribunale di Roma, Calegari, riconosca, nell’udienza del 18 febbraio 2021, Identity Formation Srl danneggiata per un importo almeno pari a 1.275.000,00 euro oltre Iva, per lavori effettivamente realizzati e rendicontati e fatturati alla Cooperativa MDM e mai pagati. La MDM, infatti, quando si è visto negare i soldi promessi da Izzi, non avrebbe riconosciuto i lavori già effettuati da Identity. Lavori, invece, riconosciuti dalla Guardia di Finanza. Tuttavia, la MDM stranamente farà dei versamenti di denaro su conti di società off-shore.
E allora perché la faccenda non si chiude? Uno dei problemi, a Potenza, è nella gestione della procedura fallimentare, tant’è che Leonardo Tullio il 26 agosto 2024 inoltra un esposto alla Procura della Repubblica del capoluogo lucano in cui riprende punto per punto tutta la vicenda, con copiosa documentazione allegata, ponendo seri dubbi sulla gestione della procedura fallimentare. Fatto sta che, probabilmente in seguito all’esposto, la curatrice fallimentare, Carla Canciello, sarebbe ora indagata per omissione di atti d’ufficio dalla stessa Procura di Potenza. Il comportamento della curatrice fallimentare, avrebbe impedito – secondo Leonardo Tullio – alla Identity Formation srl di accedere al Fondo di Solidarietà per le vittime di usura e di estorsione. Tra l’altro, la curatrice non si sarebbe costituita parte civile nel procedimento penale a Roma non riassumendo così il precedente riconoscimento di parte civile alla Identity. La domanda è: perché la curatrice fallimentare si sarebbe resa responsabile di omissioni nell’esercizio del mandato? Sarà la Procura a stabilirlo. Chiusa questa parentesi andiamo avanti con l’incredibile storia.
LA HUMANITARIAN DEVELOPMENT LTD
Si tratta di una Società registrata nel Regno Unito intestata a don Domenico Izzi su cui sarebbero transitati i 3 milioni di euro di provenienza ignota, destinati al Progetto di Sviluppo di Solidarietà Sociale Veneto – Basilicata. Una delle domande che ci poniamo è se quei soldi siano davvero esistiti. Sappiamo per certo invece che i 300mila euro di contributo per spese non identificate elargite dalla MDM a Izzi sono veri. Ad ogni modo dopo la morte del prete si susseguono incontri tra la MDM, la Identity e le persone ritenute delegate a proseguire il progetto: l’avvocato Giuseppe Castelli Avolio e il diacono Walter Nicolas La Rocca. Dalle intercettazioni eseguite dalla Guardia di Finanza sia sull’utenza in uso a Castelli Avolio sia sulla casella di posta elettronica in uso a don Izzi emerge un dato curioso: “al fine di dare attuazione all’accordo di collaborazione siglato nel 2013 le parti avrebbero deciso, in data 27 luglio 2015 di investire della carica di presidente della Humanitarian Development LTD il diacono Walter Nicolas La Rocca. Peccato che, come abbiamo visto, la Humanitarian Development LTD era già stata sciolta il 10 giugno 2014. Proseguono i tentativi per recuperare soldi svaniti e dare corso al progetto. Entrano in campo altri strani personaggi titolari di società off-shore e non solo: Francesca Catino e Teddi Milo (marito e moglie). Di tutti questi ed altri personaggi parleremo più avanti.
I VERSAMENTI SOSPETTI E I TRASFERIMENTI DI DENARO
Ma prima dobbiamo capire che fine fanno i 300mila euro che la MDM versa al prete. Il reverendo Izzi avrebbe richiesto e ottenuto che parte dei 300mila euro venisse depositata su un conto estero e precisamente a favore della Business Finance di Catino e Milo. Tuttavia si accerterà che i 300mila euro sono stati versati dalla MDM in parte a Domenico Izzi, 50mila euro, e il resto dei 250mila euro su conti esteri. Alcuni di questi versamenti sono stati segnalati come operazioni sospette dalla Guardia di Finanza.

Non finisce qui, ci sono strani trasferimenti di denaro nelle stesse date da un conto all’altro. Da accertamenti effettuati sulla posta elettronica in uso al reverendo Izzi si riscontra quanto riportato nella tabella

Dagli accertamenti bancari sul conto Unicredit della Cooperativa MDM emerge che nelle stesse date sono stati riscontrati 6 bonifici con importi uguali a quelli della tabella precedente disposti in favore di due società off-shore

GLI STRANI PERSONAGGI COINVOLTI NELLA VICENDA
Tra Domenico Izzi e il presidente della cooperativa MDM, Eugenio Anzanello, c’è una vasta area di società e di personaggi che sarebbe difficile ricondurre ad ambienti delle buone opere della Chiesa. Personaggi che si incrociano nella vicenda e che ci spingeranno a fare tante domande. L’avvocato Giuseppe Castelli Avolio, Francesca Catino, Antonio Teddi Milo, Walter Nicolas La Rocca, e altri.
Castelli Avolio coinvolto nell’inchiesta Robin Hood della Procura di Catanzaro. Una storia di denaro pubblico destinato ai poveri, ossia al credito sociale, ma finito in altre mani. Nel 2018 il processo di primo grado in abbreviato si conclude con la pena a tre anni per Castelli Avolio. Nella stessa inchiesta compare la West Bound Technologies W.B.T. Sàrl, con sede a Losanna, riconducibile a Giovanna Testini. Società off-shore che ritroviamo tra le carte dell’Operazione Sinedrio dello Scico di Roma. Castelli Avolio nel 2007 fu arrestato e condannato con il rito abbreviato a tre anni e otto mesi per riciclaggio, era finito ai domiciliari nell’ambito di una truffa da 93 milioni alla Banca di Roma. Sarà poi assolto dalla Corte d’ Appello con la formula «perché il fatto non costituisce reato». Castelli Avolio resta un personaggio ambiguo nel quadro della vicenda Identity e MDM. Sarà il processo in corso a Roma a stabilire eventuali responsabilità dell’avvocato. Nell’inchiesta Robin Hood venne coinvolto anche il Gruppo Internazionale Nuova Salute srl, ora in liquidazione, e il cui amministratore unico era un certo Mohsein Samia Mostafa. Anche questi li troviamo nelle carte dell’Operazione Sinedrio.
Francesca Catino e Antonio Teddi Milo, deceduto nel 2018, erano “titolari” della Business Finance Sia con sede in Lettonia, della Itinere Investment Ltd con sede in Liechtenstein, della Business Finance Grp Ltd con sede a Londra. Teddi Milo, in una conversazione con altre persone coinvolte nella vicenda, avrebbe confidato fatti e circostanze inerenti alle sue proprietà: “ville a Saint Tropez, case a Montecarlo, una nave in Cile”. Si sarebbe anche confidato su una presunta “operazione con don Domenico Izzi per circa 30 milioni finalizzata all’acquisto di un palazzo a Roma”.
Così lo Scico di Roma descrive il profilo “criminale” dei coniugi Catini e Milo (facciamo una sintesi, n.d.r.): “I precedenti penali sostanzialmente coincidono. Gli stessi sono stati denunciati più volte per i reati di bancarotta fraudolenta e associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Teddi Milo, arrestato nel 1981 dalla Squadra Mobile di Salerno per appropriazione indebita e nel 1996 dai carabinieri di Fratte per ricettazione. Condannato nel 1998 per emissione di assegni a vuoto. Nel 2007 veniva arrestato in Francia e poi estradato in Italia in seguito a mandato di cattura internazionale per una denuncia del 2002 del Commissariato di Sant’Agata del Militello, Messina, per abusiva attività finanziaria, associazione per delinquere finalizzata alla truffa… Appena scarcerato veniva denunciato nel 2007, unitamente alla moglie, dal Nucleo PT di Cosenza, per truffa. Nel 2008 denunciati dai Carabinieri di Rosarno “per aver millantato la concessione di finanziamenti esteri di considerevoli importi da parte di una società con sede in Panama…” Milo veniva arrestato nuovamente nel 2009 dai carabinieri di Salerno per i reati di bancarotta fraudolenta, truffa ed estorsione. Nel 2010 arrestato dal Nucleo PT di Catanzaro per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio…Nel 2017 è stato emesso nei suoi confronti un “Mandato di cattura in ambito Schengen”.
LA DOMANDA DA 3 MILIONI DI EURO
Qui la domanda è: che ci facevano il prete Izzi, il presidente della MDM, Anzanello, il diacono permanente Walter Nicolas La Rocca, con personaggi come Catino, Milo e Avolio? In diversi altri capitoli dell’Operazione Sinedrio ritroviamo quasi sempre le stesse persone e le stesse società, compreso Domenico Izzi. Negli altri Capitoli che riguardano vicende diverse da quella qui trattata, emergono le stesse modalità: promessa di finanziamento, richiesta di contributo al destinatario, finanziamento sparito, contributo incassato e conti esteri.
Sono ormai passati più di 5 anni da quando il Gip di Roma, Calegari, ha riconosciuto che Identity Formation Srl è stata danneggiata per un importo almeno pari a 1.275.000,00 euro oltre Iva, per lavori effettivamente realizzati e rendicontati e fatturati alla Cooperativa sociale Madonna dei Miracoli e mai pagati. Lavori effettuati riconosciuti anche dalla Guardia di Finanza. Attualmente, oltre al procedimento a carico della curatela a Potenza, sono in corso altri due procedimenti: a Roma e a Treviso. Ma perché tutto appare complicato?
LA NOVITA’: L’INTERVENTO DEL VATICANO
IL RUOLO DEL CARDINALE PIETRO PAROLIN
Oggi scopriamo che sulla vicenda è stato sollecitato l’intervento del Vaticano. Siamo venuti in possesso di una lettera del cardinale Pietro Paolin datata 26 agosto 2016 e indirizzata al presidente della MDM, Eugenio Anzanello. Prima di allora, il 21 aprile 2015, è Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, Arcivescovo metropolita di Campobasso-Bojano a chiedere l’intervento di Parolin sulla vicenda. Bregantini, in qualità di vescovo incaricato dalla CEI di seguire la pastorale sociale e del lavoro, sarebbe stato contattato da don Gigetto De Bortoli, della diocesi di Treviso. Perciò Bregantini scrive al cardinale Parolin per chiedergli “con cuore grato, di convocare don Izzi, per poter far pressione su di lui, onde mantenga tutti gli impegni regolarmente firmati e sottoscritti, già portati nei regolari bilanci delle imprese”.La lettera di Bregantini
A quella data don Izzi è ancora vivo. A Parolin si rivolge anche monsignor Corrado Pizziolo, vescovo di Vittorio Veneto. Tra il 2015 e il 2016 Parolin avrebbe incontrato sia don Izzi sia Castelli Avolio insieme con Andrea Gibellini, noto banchiere bergamasco già Direttore Generale dello IOR ai tempi Marcinkus e De Bonis, quando don Izzi riceve 6,1 milioni di dollari. Andrea Gibellini sarebbe stato consulente della Fondazione Humanitarian Development. Sembra dunque che il Segretario di Stato Vaticano, seppure sia intervenuto in qualche modo, non sia riuscito ad ottenere che i responsabili della fondazione Humanitarian Development portassero a compimento l’impegno preso dal defunto don Domenico Izzi di concedere un finanziamento di tre milioni di euro alla Cooperativa Sociale Onlus “Madonna dei Miracoli” di Motta di Livenza. La circostanza è quanto mai insolita. Parliamo del numero due del Vaticano.
Appare altrettanto insolito che, nonostante sia Parolin a suggerire al presidente della MDM di “presentare una denuncia all’Autorità giudiziaria italiana per vedere riconosciute le proprie ragioni e cercare di recuperare almeno una parte del denaro versato a suo tempo a don Domenico Izzi”, questi non presenterà mai denuncia. Come abbiamo scritto, non firma nemmeno la denuncia allo Scico.
I RESPONSABILI CHIAMATI A MANENERE L’IMPEGNO
Come abbiamo visto, alla morte di don Izzi, stando agli accordi ci sono due persone che dovrebbero portare avanti i suoi progetti: il diacono permanente della diocesi di Tursi-Lagonegro, Nicolas Walter la Rocca, e l’avvocato romano Giuseppe Castelli Avolio.
Il cardinale Parolini nella lettera a Eugenio Anzanello, scrive: “con la stimata lettera del 30 giugno 2016, Ella domandava un “aiuto della Chiesa” affinché i responsabili della fondazione Humanitarian Development portassero a compimento l’impegno preso dal defunto Don Domenico Izzi di concedere un finanziamento di tre milioni di euro alla Cooperativa Sociale Onlus “Madonna dei Miracoli” di Motta di Livenza. Al riguardo, Le comunico che nei mesi scorsi, a seguito di un’analoga richiesta qui presentata da S.E. Mons. Corrado Pizziolo, Vescovo di Vittorio Veneto, e da Don Gigetto De Bortoli, la questione era stata attentamente studiata dai competenti Uffici della Segreteria di Stato, e non si era mancato, tra le altre cose, di scrivere all’Amministratore Diocesano di Tursi – Lagonegro per chiedere maggiori informazioni sia sull’attuale responsabile della fondazione in parola, il diacono Nicolas Walter La Rocca, sia sulla possibilità di vedere onorato l’impegno assunto da Don Izzi. Purtroppo, detto Amministratore Diocesano non ha saputo dare notizie utili per risolvere la vicenda e la Santa Sede non ha modo né giurisdizione per un intervento diretto o indiretto sulla Humanitarian Development.”

L’amministratore diocesano a quel tempo è don Francesco Sirufo, poi diventato vescovo di Acerenza, ha ricoperto il ruolo nel 2015-2016 durante la transizione tra monsignor Nolè e mons. Orofino. Insomma, Sirufo non ha informazioni su La Rocca tanto meno sulla vicenda degli impegni assunti da don Izzi. E nonostante la questione sia stata attentamente studiata dagli uffici della Segreteria di Stato, la faccenda non è di competenza della Santa Sede. Formalmente Parolin ha ragione, ma sostanzialmente appare difficile che il Vaticano non abbia avuto modo di intervenire su una questione che coinvolge denaro in circolo all’interno di strutture in qualche maniera collegate alla Chiesa.
IN BALLO DIVERSI MILIONI DI EURO
In tutta questa vicenda nulla appare chiaro. Milioni di euro circolati da un conto all’altro, un progetto mai concluso con denaro promesso e mai versato, un’azienda fallita e 30 famiglie sul lastrico. E allora, che fine hanno fatto i soldi di don Domenico Izzi? Perché Eugenio Anzanello, cattolicissimo presidente della MDM, non segue il suggerimento del cardinale Parolin di denunciare la “truffa” dei 3 milioni di euro destinati al progetto Veneto-Basilicata, mai versati dalla Fondazione Humanitarian Development? Perché lo stesso Anzanello ostacola il lavoro di denuncia della Identity Formation finalizzato a ottenere i crediti vantati per il lavoro svolto? Perché la curatrice fallimentare della Identity non si è costituita nei processi di Roma e Treviso? Forse quel denaro è sparito sui conti di qualcuno, o forse in parte è servito a risanare il disastro nei conti di qualche istituzione legata alla Chiesa? Alla prossima puntata
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