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In Basilicata il maltempo fa galleggiare la malapolitica
Vito Bardi, sopralluogo nel Metapontino (Foto di repertorio)

La responsabilità delle frane, delle alluvioni, dei crolli è del cielo o del mare o dei fiumi, mai di chi governa

In questa vicenda della sciagura idrogeologica in molti minimizzano la gravità dei fatti con una frase ormai diventata luogo comune: “disagi causati dal maltempo.” A volte si tratta di “smottamenti e frane causate dalle incessanti piogge.” E dunque, come sempre, la responsabilità è del cielo o del mare o dei fiumi. Una specie di romanticismo delle colpe. Insomma, come ai vecchi tempi di don Giustino Fortunato, tutto dipende da questa “terra maledetta”. Terra colpita da gravi e storici problemi idrogeologici, fragile, sismica e “sfortunata”. Persino la crisi idrica è stata attribuita all’avarizia del cielo: “non piove, governo salvo.”

La storia è piena di episodi di frane, alluvioni, continui smottamenti. E’ piena di strade disfatte, rifatte e disfatte. E’ piena di progettisti che passano all’incasso e di opere pubbliche che cascano all’improvviso. Benedetta emergenza.

Eppure, in questi giorni, come il solito, molta gente cade dalle nuvole. Chi ha consentito l’edilizia selvaggia a ridosso dei fiumi e dei torrenti? Chi ha costruito le strade sui corsi d’acqua? Chi ha deciso di spezzare le foci? Chi ha autorizzato edifici su falde acquifere e su fiumi carsici? Ecco, la responsabilità è chiara, precisa, indiscutibile. Almeno sul piano morale. Sarebbe ora che la politica la smettesse con la retorica della “tragedia venuta dal cielo.” Basta con l’ipocrisia di chi ogni volta cade dal pero. Un’intera classe politica non solo ha fallito, ma ha provocato danni irreparabili. “L’emergenza maltempo” ormai è una barzelletta.

Ora, per la cosiddetta “messa in sicurezza” del territorio, si stanno spendendo, ancora una volta, milioni di euro. Se il denaro potesse sistemare ogni cosa oggi saremmo già al sicuro. Eppure basta guardare ciò che accade su alcune strade, ponti, tratti di ferrovia, edifici, campi agricoli, per rendersi conto che i soldi non bastano a sistemare ogni cosa. Innanzitutto occorre spenderli bene, nel quadro di una visione, è il minimo che si possa fare. Soprattutto sarebbe davvero rassicurante che ad occuparsi di queste faccende fosse gente competente, onesta e che abbia a cuore il bene comune e l’interesse generale.