La Basilicata è sistemata per le feste
La prevalenza delle cicale e la speranza che le formiche s’incazzino
Patto per il rilancio, patto per lo sviluppo, patto per la crescita, patto per il lavoro, e possiamo continuare così per tutto l’ultimo ventennio almeno. Tanti patti tra istituzioni, sindacati, industriali, governo, enti locali e mai nessuno che dica che fine abbiano fatto quelle belle parole illustrate ogni volta in pompa magna in saloni affollati da giacche, cravatte e gonne firmate. Mai nessuno che abbia dato conto del percorso e dei risultati. Sembra che quelle firme siano state messe sulla sabbia.
Un po’ di visibilità, vecchie chiacchiere vestite a nuovo, qualche slide ad effetto e la paccottiglia è servita. Ma non basta. Ci hanno propinato anche i tavoli. Tavolo per l’occupazione, tavolo per l’agricoltura, tavolo per la ricerca e l’innovazione, e così via. Patti per primo, tavoli per secondo. Ma non basta. Ci hanno inondato di protocolli d’intesa di ogni specie. E che dire degli accordi di collaborazione? Gli accordi restano e la collaborazione scompare.
A sedersi all’angolo dei protagonisti, specie nell’ultimo ventennio, sempre le stesse persone, che con una faccia tosta specializzata, continuano ancora a sfornare patti. Siamo diventati un pattificio.
Intorno a loro esperti dell’ultima ora ben foraggiati per mezza giornata di lezione su dati, metodologie, strategie. Presidenti di qua e di là, direttori di sopra e di sotto pronti all’orgasmo logorroico davanti a una platea di bocche aperte. Esercizi retorici per mostrare i muscoli del cervello agli astanti annoiati che non vedono l’ora di esercitarsi a loro volta. E’ una gara tra grilli parlanti.
Ogni volta è la prima volta. Venti anni fa si trattava di un “Patto storico, che segna la svolta, che finalmente risolverà l’annosa questione”. E venti anni dopo di nuovo un Patto storico, che segna la svolta che finalmente risolverà l’annosa questione. Il Patto cambia il nome, loro non cambiano mai. A distanza di tempo, molto tempo, non si sa mai che fine abbiano fatto la svolta e l’annosa questione. Anzi, la svolta ha sempre il passo del gambero e la questione è sempre più annosa.
E mentre loro “patteggiano” la Basilicata va in malora. Certo, non manca per alcuni la volontà di provare a fare qualcosa di buono. Non manca l’onestà intellettuale di agire per il bene collettivo, per l’interesse generale. Certo, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Fatto sta che tanti protagonisti dei patti e dei tavoli e dei protocolli sono sempre in sella, magari cambiando cavallo e finimenti, e qualcuno ha anche sistemato mogli, mariti, amanti, affini e collaterali. Ma la Basilicata non è ancora sistemata, se non per le feste.
Ma fatelo un patto che funzioni, imparate dalle formiche: “Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante.” Tuttavia, c’è un problema: al tavolo delle trattative la maggioranza è in mano alle cicale. E le cicale si sa, in un batter d’occhio trasformano il tavolo in tavolata. E poi chi si è visto si è visto. Purtroppo alle formiche di casa nostra mancano ancora i ferormoni per comunicare tra loro. La speranza è che sia vera l’ipotesi per cui “anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano”.


