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La Basilicata non è terra di nababbi
Sandro Iacometti a La7

Europa Verde AVS, risponde al giornalista Sandro Iacometti : “Non è corretto affermare che i lucani “non paghino” le bollette, le pagano, e in misura significativa”

Europa Verde AVS Basilicata interviene nel dibattito pubblico esprimendo forte perplessità rispetto alle dichiarazioni rilasciate dal giornalista Sandro Iacometti nel corso della trasmissione L’Aria che Tira, in onda su La7, ritenute parziali e non rappresentative della complessità del tema energetico.

I co-portavoce regionali, Donato Lettieri e Michela Trivigno, richiamando anche quanto evidenziato dall’associazione EPHA, giudicano ingiusta e riduttiva l’attribuzione alle associazioni ambientaliste di un ruolo di ostacolo alla transizione ecologica. Si tratta di una semplificazione sui generis che non rende giustizia al lavoro svolto quotidianamente sui territori, dove tali realtà promuovono modelli di sviluppo sostenibile fondati su equilibrio, pianificazione e tutela delle risorse locali.

Europa Verde AVS ribadisce che la transizione energetica non può tradursi in interventi privi di criteri. La diffusione delle energie rinnovabili deve avvenire attraverso una programmazione attenta, capace di evitare impatti negativi su aree agricole di pregio e contesti paesaggistici delicati. In assenza di tali garanzie, il rischio è quello di sostituire una forma di pressione ambientale con un’altra, senza un reale beneficio per i territori.

Netta anche la contrarietà rispetto all’ipotesi di una riapertura delle centrali a carbone come risposta alla crisi energetica, una prospettiva non solo anacronistica, ma in evidente contrasto con gli obiettivi climatici europei e con la necessità di accelerare la transizione verso fonti pulite e sostenibili. Chi paga i danni delle catastrofi climatiche purtroppo sono sempre i soliti noti, cioè i cittadini.

Particolarmente critica è anche la rappresentazione della Basilicata come una regione in cui i costi energetici sarebbero compensati dalle attività estrattive. Una ricostruzione che non trova riscontro nella realtà vissuta dai cittadini lucani, i quali e continuano a sostenere bollette elevate senza benefici proporzionati allo sfruttamento delle risorse del territorio.

Parlare di “compensazione” economica è fuorviante e rischia di oscurare costi ben più elevati, di natura ambientale, sociale e sanitaria. In molte aree si registrano crescenti preoccupazioni per l’aumento di patologie, anche gravi, e per il peggioramento della qualità della vita. Un dato è drammaticamente certo, il petrolio non ha arrestato il processo di spopolamento. Si tratta quindi di un modello di sviluppo che ha generato extra profitti per pochi, senza adeguate ricadute infrastrutturali sul territorio che drammaticamente resta isolato.

Non è corretto affermare che i lucani “non paghino” le bollette, le pagano, e in misura significativa anche in termini di salute, aspettativa di vita e mancanza di prospettive per le comunità locali.

Si evidenzia inoltre una persistente asimmetria nel dibattito pubblico, mentre si concentrano le critiche sulle associazioni ambientaliste, si tende a trascurare il ruolo dei grandi operatori energetici e delle filiere legate alle fonti fossili, che continuano a influenzare in modo significativo le scelte strategiche nazionali. A ciò si aggiunge un dato strutturale che non può essere ignorato, l’assenza di ricadute occupazionali durature. La Basilicata continua a registrare una perdita costante di giovani, segno evidente che il modello estrattivo non ha generato sviluppo diffuso né opportunità stabili.

Europa Verde AVS Basilicata richiama quindi alla responsabilità tutti gli attori del dibattito pubblico, su temi così rilevanti è necessario abbandonare semplificazioni e narrazioni parziali, per restituire ai cittadini un’informazione corretta, basata su dati verificati e su una reale conoscenza dei territori.

Restano aperti interrogativi cruciali, perché ad oggi nonostante le ingenti risorse, non si ricordano infrastrutture strategiche realizzata con le royalty? Perché non è stata sviluppata una filiera di recupero dei materiali e dell’economia circolare? Perché destinare il tesoretto al bonus gas in modo indistinto invece di sostenere cittadini e imprese verso l’autonomia energetica attraverso il fotovoltaico e le comunità energetiche rinnovabili?

È necessario uscire dalla dipendenza fossile. Le competenze esistono, ciò che è mancato, e continua a mancare, è una chiara volontà politica di realizzare concretamente la transizione ecologica. Il rischio, in assenza di interventi tempestivi, è che la Basilicata diventi una “zona di sacrificio”. La transizione ecologica è una sfida complessa e decisiva, affrontarla con superficialità o con letture distorte rischia di comprometterne l’efficacia e la credibilità.