La città di Matera in crisi di reputazione
Non basta apparire attrattivi, bisogna esserlo. Che sta succedendo alla Capitale europea della cultura 2019?
Mel Gibson ha deciso che le riprese del suo nuovo film “The Resurrection of the Christ”, non si faranno a Matera. Ci saranno dei motivi. Magari tecnici, magari di scenografia perché riproporre gli stessi ambienti del primo film potrebbe sembrare negativamente ridondante. Non lo sappiamo. Ipotizziamo però, che la città non ha saputo capitalizzare l’enorme notorietà di questi ultimi 20 anni, compreso l’impatto mediatico dovuto al primo film dello stesso registra girato quasi interamente a Matera, The Passion, 2004.
Capitale europea della Cultura 2019, il titolo prestigioso che ha lanciato definitivamente la città nel panorama internazionale. Oggi Capitale mediterranea della cultura e del dialogo, un riconoscimento altrettanto prestigioso di rilancio. Ora, però, perde un tassello importante nel puzzle di un quadro che consoliderebbe ulteriormente la sua immagine nel mondo: la decisione, appunto, del regista e attore statunitense. Tutto sommato la Basilicata non perde molto se è vero che parte delle riprese saranno girate a Craco e Pisticci.
La questione, a parte la vicenda Gibson, è un’altra: la città è stata ed è capace di rispondere alle aspettative costruite in questi 20 anni di fortunate occasioni?
Il turismo e la reputazione sono cose serie. Ora, possiamo dire che sul piano turistico qualcosa ha funzionato, ma soprattutto grazie a un prevedibile flusso naturale causato da spinte esogene. Sul piano della reputazione ci hanno pensato alcuni gruppi di interesse, grandi e piccoli, a indebolirla in pochi anni: speculazione edilizia, speculazione sugli affitti e sui prezzi dell’offerta ricettiva e della ristorazione. Tanto per citare alcune cause. Insomma, ad un certo punto, in molti hanno colto l’occasione per fare soldi, fregandosene altamente delle conseguenze sull’intera città. L’indebolimento della reputazione sta provocando da qualche anno effetti sui flussi turistici. E non è da escludere che la decisione di Gibson sia dovuta proprio ai costi che i soliti “interessati” impongono alle produzioni cinematografica. Certo, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Noi stessi abbiamo avuto modo di riscontrare la gentilezza, la maestria e l’onestà di tanti operatori economici, ma evidentemente non basta.
L’immagine di una città, dunque, è data dalla sua reputazione pubblica, dal suo prestigio e dalla sua identità sociale. E quando in gran parte quell’immagine è costruita da altri e da altro, non dai suoi cittadini e dalle sue istituzioni pubbliche, i problemi sono dietro l’angolo. Certo, il patrimonio storico, paesaggistico, architettonico al momento funziona come un asset di garanzia: grazie ai Sassi e a tutto il resto il futuro è garantito. Tuttavia, la salvaguardia di quel patrimonio dipende dai cittadini singoli e associati e dalle istituzioni locali.
La violazione delle norme urbanistiche e la deturpazione del territorio, la cresta sui prezzi di qualunque prodotto, incidono negativamente sulla reputazione. La cattiva gestione del decoro urbano, diminuisce l’attrattività e la considerazione della città da parte dei cittadini e dei turisti. E questo apre la strada a commenti online, articoli o notizie che esprimono critiche severe sul luogo incidendo anch’essi sulla reputazione.
In sintesi, la reputazione è un bene fragile che, se non gestiti strategicamente, portano a un declino dell’attrattività e della fiducia. In pratica bisogna capire che non basta apparire attrattivi, bisogna esserlo. E questo dipende anche dalla capacità di gestire bene le proprie risorse, di limitare gli sprechi, di frenare la corsa al denaro, di avere cura dei luoghi e di amarli. E’ così che si costruisce il capitale di credibilità che è fondamentale per una città che aspira a mantenere e a consolidare la ribalta internazionale.
La reputazione non dipende solo da una singola campagna o da eventi quali i riconoscimenti ottenuti, ma dal modo in cui la città risponde, con continuità, alle aspettative di chi la vive e di chi la osserva da fuori. In bocca al lupo.


