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Le idee “geniali” contro lo spopolamento dei piccoli paesi
Uno scorcio panoramico di Cirigliano

L’emporio di comunità a Cirigliano, in provincia di Matera: 300mila euro per un pasticcio

Siamo di nuovo a Cirigliano, paese di 180 anime in provincia di Matera. Un declino demografico verticale spaventoso. Eppure qui arrivano tanti soldi. Tra gli altri, anche i fondi del famoso Programma Operativo Val d’Agri- Melandro -Sauro – Camastra. Per capirci siamo nel Comune che organizza il Carnevale in piena Quaresima, sempre grazie a quei fondi. Siamo nel Comune che ha rifatto per tre volte la stessa piazza, quella dedicata a Nicola Romeo, da ultimo spesi altri 200mila euro. Adesso, utilizzando sempre le risorse del Programma Operativo, un’altra genialata: circa 300mila euro per la creazione dell’Emporio di Comunità.

Di cosa stiamo parlando? Di un’attività di commercio al dettaglio in sede fissa, da concedere in gestione tramite Avviso i cui costi ricadono interamente sul denaro pubblico. In breve, il Comune ha speso circa 300mila euro per ristrutturare, riconvertire e arredare un vecchio garage prima destinato a stoccaggio rifiuti. Fatta l’opera, la previsione è di affidarla a titolo non oneroso a chiunque, ditta individuale o società, si aggiudichi la concessione per 7 anni con possibilità di rinnovo. “Si precisa che la concessione dell’immobile oggetto del presente avviso è accordata a titolo gratuito, senza corresponsione di canone”, cioè a gratis. Non solo: “L’Amministrazione comunale riconosce un contributo all’avvio dell’attività pari a € 5.000,00 annui per tre (3) anni.” In pratica ti offro il locale già bello e pronto e arredato e per invogliarti ad aprire l’attività ti riconosco anche un contributo. Ma non basta. Voci di paese ci dicono che il Comune avrebbe intenzione di assegnare “buoni spesa” a cittadini bisognosi, buoni da spendere nell’Emporio – una sorta di minimarket – di prossima apertura. Insomma, un bell’affare servito su un piatto di argento. Qui l’Avviso

L’dea non sarebbe da scartare, si parla tanto di spopolamento causato anche dalla mancanza di servizi essenziali. Perciò l’Amministrazione comunale ha tirato fuori dal cilindro la soluzione dell’Emporio. Peccato però che a Cirigliano, ripetiamo 180 anime, esiste già un’attività commerciale che da anni fornisce prodotti alimentari e altri prodotti indispensabili: sale, tabacchi, frutta e verdura, surgelati, prodotti per la casa, eccetera. Attività che in qualche modo a malapena campicchia. Anche perché a breve distanza, a Stigliano, ci sono un paio di supermercati frequentati dai cittadini di Cirigliano.

Nella foto il garage ristrutturato per ospitare l’Emporio emporio

Ora, se è vero che i negozi di prossimità possono essere sostenibili con un bacino d’utenza intorno alle 800 – 1.000 famiglie e se è vero, come dicono altri esperti, che nei piccoli comuni sotto i 5mila abitanti un negozio alimentare-generico può sopravvivere se rappresenta l’unico presidio, l’idea non ci pare tanto geniale. Voi direte: ma l’Emporio magari fornirà prodotti diversi da quelli già garantiti dall’attività esistente. Dall’elenco degli arredi pare proprio di no.

Dunque, si apre un’attività per farne chiudere un’altra? Probabile. E allora l’altra domanda è: perché? Perché si spendono 300mila euro per ottenere un risultato a somma zero? Possiamo solo fare ipotesi. Quando ci sono soldi da spendere si spendono e basta a prescindere dall’utilità pubblica della decisione. E questo accade in molti piccoli comuni. Non a caso quasi, se non tutti i paesi che rientrano nel Programma Operativo piangono di invecchiamento, di spopolamento, di isolamento, di carenze di servizi sanitari essenziali, eccetera eccetera.

L’altra ipotesi è che si fa spesso uso clientelare e elettorale delle risorse pubbliche. E non è escluso che quel denaro venga utilizzato anche per danneggiare esponenti delle opposizioni nei consigli comunali. Nel caso specifico il dubbio è legittimo perché il titolare dell’attività commerciale già esistente è un consigliere comunale di opposizione. Tuttavia, non vogliamo credere che il movente dell’Amministrazione comunale sia questo.

E’, invece, verosimile che la ragione sia sempre la stessa: spendere a prescindere. Il fatto che ad oggi, a distanza di quasi tre mesi dalla scadenza dell’Avviso pubblico, nessuno pare si sia fatto avanti, segnala il rischio che quel denaro sia servito soltanto a ristrutturare un garage. Nonostante l’Emporio sembri un affare, nei fatti è un rischio enorme per chi vorrà cimentarsi con l’impresa.

Intanto, le solite voci di paese sussurrano che qualcuno dell’Amministrazione comunale starebbe facendo strani accordi per evitare il fallimento dell’idea geniale. Il Comune pare abbia modificato l’offerta originaria portando a 11mila euro il contributo pubblico per l’avvio dell’attività. Che dire? Niente. Un pasticcio. foto id=”52571″]