Non è “la frana del Molise” ad aver bloccato San Nicola di Melfi
Le cause degli stop produttivi di Stellantis vengono da lontano. Ma per i sindacati di categoria la frana sta provocando “gravi ripercussioni sulla produzione e sull’Indotto”
Stamani (giovedì 9 aprile) è di nuovo fermo produttivo nello stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi. Sta accadendo sistematicamente da due mesi. Mancata sincronizazione tra aree più lente (Plastica, Stampaggio, Lastratura, nonostante i 3 turni) e quelle più veloci (come il Montaggio). Internalizzazione della Logistica e dei sequenziamenti a scapito del mutilato Indotto locale e approvvigionamenti che provengono spesso anche dall’estero. Sono queste le cause endemiche che stanno frenando il “rilancio produttivo” voluto dall’ad Filosa a San Nicola di Melfi. E così ci si ritrova con piazzali pieni di auto a cui “mancano” particolari e che devono essere “recuperate”.
Strutturalmente ecco quale sarebbe il problema, raccontato da chi sulla linea fatica e corre qutidianamente. Ma poi accade un fatto straordinario, la frana di Petacciato, in Molise, due giorni fa. Una faglia secolare riattivata dalle abbondanti piogge giunge fino al mare e blocca la dorsale autostradale Adriatica nei pressi di Vasto. Ed ecco i sindacati lucani di categoria andarci giù duro, contro la sorte avversa. E’ partita ieri sera la Uilm. “La frana verificatasi in Molise – si legge in una nota – sta causando inevitabili ripercussioni anche sul sistema industriale della Basilicata”. E ancora: “Le difficoltà nei collegamenti stanno compromettendo la Logistica, la produzione e l’intero Indotto, a partire dallo stabilimento Stellantis di Melfi”. Il segretario della Fim Cisl lucana (Evangelista) auspica “interventi immediati e una viabilità alternativa con il coinvolgimento di Confindustria”. Chiamata ad intervenire anche la Regione Basilicata.
Ora, che la frana del Molise sia un affare serio, pare chiaro. Ha spaccato in due l’Italia. E come si risolverà lo capiremo solo in seguito. Mentre i problemi di Stellantis, a Melfi, provengono da più lontano. Ne abbiamo elencati solo alcuni. Ma non risulta che gli stessi sindacati ne abbiano chiesto conto con la stessa puntualità, alla multinazionale. Oltre che aggiornare le maestranze con i messaggini di “stop per mancanza componenti”, non pare abbiano diramato comunicati per richiamare la multinazionale ad una gestione più precisa di turni e stop improvvisi. Ma poi è giunta la frana. E allora, forse, non diventa anche questo un capro espiatorio per spostare l’asse e le responsabilità effettive?. Tant’è vero che non si lavora stamani, a Melfi, ma accadeva con regolarità anche prima di Pasqua. Stop sistematici. Con avviso la sera per la mattina, spesso anche la mattina per il pomeriggio. Ora piove sul bagnato, certo. Ma era ‘tanto bagnato’ anche prima.


