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Operai Pmc (Stellantis): “Dopo le promesse il lavoro, sennò restiamo qui”
Gli operai in presidio

Paure e speranza dal presidio permanente (Melfi), in attesa che la ‘Costruzioni srl’ frmi il piano di riconversione presentato al Ministero. Sarà l’8 giugno il giorno della verità

IN TENDA DA PIU’ DI 6 MESI La paura è ancora tanta, ma ora affiora anche la speranza tra gli operai della Pmc (Indotto Stellantis di San Nicola di Melfi). Sono in presidio permanente davanti allo stabilimento dal 13 ottobre scorso, in Cassa Integrazione a zero ore perchè la loro azienda non ha più comesse Stellantis. Sono in strada, in “vigile attesa” di un futuro. “Molti di noi hanno perso il sonno perché è dura vivere con 1000 euro al mese di ammortizzatori sociali”, ammettono. Per questo non hanno mai lasciato il presido, in questi mesi: autunno, inverno, freddo e acqua. E ora finalmente il sole.

LA SPERANZA A far sperare le maestranze è il piano di riconversione industriale e in particolare l’incontro dell’1 aprile, al Ministero delle imprese e Made in Italy (Mimit). A farsi avanti è stato un nuovo imprenditore che risponde a ‘Costruzioni Srl’, con sede a Potenza. Il piano di riconversione presentato prevede la produzione di bitumi, recupero pneumatici fuori uso, trattamento di rifiuti elettronici, nel solco dell’economia “circolare”. L’azienda ha anche garantito che in due anni assumerà 150 operai, che fanno capo a Pmc e Brose, entrambe aziende che operavano nell’Indotto Stellantis, ma che sono rimaste senza commesse e hanno messo in Cassa a zero ore i lavoratori. E ora “il piano” che fa ben sperare.

“DALLE PAROLE AI FATTI SENNO’ RIMANIAMO IN PRESIDIO” La speranza non è però scritta nero su bianco. Non è una certezza. E lo sanno bene i lavoratori che hanno perso “il sonno” e presidiano il capannone della Pmc, nell’area dell’indotto di S. Nicola (Melfi). “In questi giorni – spiegano – stiamo assistendo allo svuotamento dei capannoni, stanno portando via i vecchi macchinari con cui operavamo dentro la Pmc”. Tutto nei piani. La struttura va riconvertita. Ed eccoci al punto centrale. “L’8 giugno, nel prossimo incontro ministeriale ci aspettiamo che il nuovo imprenditore metta tutto nero su bianco, che firmi, dando seguito a quanto annunciato in precedenza”. E’ un passaggio vitale per gli operai. “A noi, al di là dei buoni propositi è quello il momento che più interessa, è in quel momento che potremo dire che la nostra protesta, in nostro presidio lungo oltre 6 mesi ha sortito i suoi effetti”.

“SIAMO IN VIGILE ATTESA” Nel fratempo sono inziati i corsi di formazione, sono 32 ore, che in gruppi i lavoratori Pmc hanno già iniziato a fare, nelle sedi di Melfi e Lavello. “I corsi sono appena iniziati, li stiamo seguendo, ma a noi è il lavoro che interessa. Aspettiamo l’8 giugno e facciamo tutti gli scongiuri del caso, sperando che il nuovo ciclo produttivo inizi al più presto”. Prima di quel momento, ribadiscono con forza, “rimaniamo in vigile attesa”. A turno presidiano il capannone, di notte e di giorno. Cucinano, fanno attività, leggono, si informano, ascoltano musica. “E’ qui che rimarremo, fin quando non ci sarà quella firma tanto attesa”. E concludono: “Si sa come vanno le cose in Italia, prima di festeggiare ci vogliono fatti concreti, di promesse disattese è piena la storia industriale italiana”. Intanto è ora di pranzo. Ai fornelli si salta la pancetta e si sbattono le uova. Profumo di carbonara.Operai Pmc in presidioOperai Pmc in presidioOperai Pmc in presidio