“Resistiamo perché la Basilicata non può morire”: l’urlo degli operai Tiberina
I lavoratori dell’Indotto Stellantis (Melfi) in presidio da 5 mesi: “Il 4 maggio finisce la cassa integrazione, vogliamo lavorare, far studiare i figli, dare un futuro a questa terra”
Inizia a prevalere “ansia e frustrazione” tra gli operai della Tiberina in presidio da 157 giorni davanti alla loro azienda dell’Indotto (Stellantis) di S. Nicola di Melfi. Il 4 maggio scadrà la Cassa integrazione prevista (cds) e per soddisfare le esigenze dei 4 modelli Stellantis oggi in produzione ci sarà pieno lavoro solo per “30” di loro, mentre complessivamente sono 120. “L’unica cosa che sappiamo – spiegano – è che entreremo in area di crisi complessa, ma ci manca qualsiasi certezza per il futuro”. Già, si naviga a vista. “Non ce la facciamo più – ammettono – le bollette incalzano giorno dopo giorno, con quello che percepiamo non riusciamo a pagare più niente”.
Ripercussioni anche su famiglia e figli. “In molti dobbiamo ritirare i figli dall’Università perché non riusciamo a pagare le rette”. Tanta la disperazione, ma in fondo c’è ancora la speranza a mantenerli in presidio da così tanto tempo, lontani da casa e senza mai mollare. “La nostra dignità non ha prezzo – sottolineano – non vogliamo morire di sussidi, vogliamo ciò che ci hanno tolto, il lavoro”. E’ commovente il modo in cui resistono. “La nostra battaglia – aggiungono con le lacrime agli occhi – la facciamo per i nostri figli, per i vostri figli, per la Basilicata che non può morire”. Espongono dei cartelli, che raccontano in pieno lo stato d’animo che stanno sperimentando. “Non servono strette di mano in campagna elettorale, ma spalle su cui contare ora”, recita una scritta.
Chiaro il riferimento alla disillusione verso le promesse della politica. E poi l’affondo: “Mentre lanciano nuovi modelli noi rischiamo la fame, è questa la transizione?”. Critiche a come la multinazionale sta gestendo la transizione all’elettrico mandando a casa centinaia di famiglie dell’Indotto. “Dietro ogni tuta c’è una storia”, incalzano. E lo “loro storia” vuole rimanere viva, lavorativa, dentro i cancelli della Tiberina, a San Nicola di Melfi, a produrre pezzi per Stellantis. Così come hanno fatto per decenni, rompendosi la schiena e facendo sacrifici enormi.
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