Tonio Boccia, il centro, il Pd, il centrosinistra e i cavoli a merenda
L’ex presidente della Regione Basilicata interviene nel dibattito politico e propone la solita minestra con gli antichi ingredienti
Ho ascoltato con attenzione le dichiarazioni dell’ex presidente della Regione ed ex parlamentare Tonio Boccia rilasciate in video alla testa “Ufficio Stampa Basilicata.” Una breve analisi sull’attualità del centro sinistra e sulle prospettive in vista delle prossime elezioni politiche e regionali. Capisco la sua logica, ma non la condivido, per due semplici ragioni: usa uno schema di ragionamento vecchio quanto la prima Repubblica; accetta l’idea per cui il centro sinistra ha bisogno di un centro e identifica in questo centro Mario Polese e Marcello Pittella.
Boccia ha ragione quando rimprovera al Pd e a tutto l’ipotetico e non realizzato “campo largo” il veto su Pittella spingendolo ad accamparsi nel centrodestra. Una delle cause per cui il centrosinistra avrebbe perso le elezioni regionali. E fa quasi bene a dire che un Pd che dovrebbe trainare la coalizione di centrosinistra è un partito che non esiste. E ancora ha ragione quando dice che è scomparso il confronto politico ormai limitato al solo dibattito nelle istituzioni. Tuttavia, nel quadro generale del suo ragionamento intravedo un’analisi fondata su categorie superate almeno dalla storia recente e circoscritta a uno sguardo corto sulla realtà politica e sociale.
Intanto, perché fotografa il presente senza spiegarne le ragioni. Il Pd non esiste, il confronto non c’è, eccetera. Manca un elemento fondamentale nel suo ragionamento: le domande di fondo circa le cause di queste condizioni.
Boccia conclude con il solito richiamo all’unità delle sensibilità di centro sinistra. E dentro ci mette Mario Polese che, pur essendo stato segretario del Pd, si trova in maggioranza con il centrodestra. La sensibilità di cui parla Boccia in questo caso non esiste. Perché un uomo di sinistra anche se escluso dal suo stesso campo per ragioni conflittuali, resta dov’è, soprattutto quando è evidente che la sua (ex) parte politica rischia di perdere le elezioni. E siccome questa sensibilità non esiste, il movente che spinge un esponente politico a passare dall’altra parte è uno solo: l’interesse personale, in questo caso l’interesse a mantenere un seggio in consiglio regionale con chicchessia. Lo stesso si dica di Marcello Pittella, anche se, bisogna dirlo, l’ex presidente avrebbe subito un vero e proprio diktat da parte di chi, nel centro sinistra, e in particolare nel Pd, ha avuto paura del suo peso politico. Errori non politici, sia chiaro, ma tattiche consapevoli giocate nel quadro di conflitti tra le ambizioni di singoli esponenti. Eppure, secondo Boccia se su Polese e Pittella non fossero stati posti veti, “avremmo avuto un centrosinistra tra persone che la pensano alla stessa maniera”. Mi sembra una plateale contraddizione.
Boccia ritiene che al centro sinistra manchi il centro, “esiste solo la sinistra.” Al contrario il “centro” esiste ed è più visibile di una “sinistra” molto debole. Secondo lui il centro sarebbero Chiorazzo, Polese, Pittella. Io aggiungerei Progetto Civico di Macchia e D’Andrea e altre sigle disseminate a casaccio sul terreno delle ambizioni personali. Questo centro – dice Boccia – dovrebbe organizzarsi per fare in modo che esista un centrosinistra. Fantasie di memoria democristiana. No grazie. Non una parola sui movimenti civici e alternativi, sulle nuove generazioni e sul ricambio della classe politica. Per Boccia tutto si gioca all’interno del solito circuito e dei soliti schemi della vecchia politica. Perché tanto bisogna sconfiggere il “centrodestra che sta sfasciando la Basilicata”.
Ora, Boccia può dire che non esiste il Pd, non esiste il confronto politico, non esiste il centro, ma la realtà di questi anni ci suggerisce a voce alta un’altra verità che a lui sfugge: non esiste la politica. E quando la politica non esiste tutte le geometrie e le tattiche elettorali si consumano ai margini della democrazia e si trasformano in semplice lotta tra parti contrapposte e sovrapponibili a convenienza. Ed è ciò che sta accadendo da anni in Basilicata. Ad ognuno il suo “sfascio”. La regione è vittima degli sfasci del centrosinistra e oggi di quelli del centrodestra.
Sarebbe meglio immaginare un’alternativa non solo all’inesistenza della politica, ma ad un sistema trasversale che con la scusa della qualificazione nominale (centrosinistra-centrodestra) continua a dominare e a “sfasciare” l’intera regione. Nella società civile e negli stessi partiti esistono persone valide, oneste, competenti, da cui far ripartire politica, confronto e governo della regione. Questa immaginazione non può averla, mi dispiace dirlo, Tonio Boccia che ragiona con gli stessi schemi di quando nel 1990 è stato eletto presidente della Basilicata guidando una coalizione formata dal suo partito, la DC, scomparso, dal Partito Socialista Italiano, ridotto al lumicino, e dal Partito Socialista Democratico Italiano, chissà dov’è finito. Quella coalizione all’epoca la chiamavano di centrosinistra. No grazie. Un altro mondo.
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