Vertenza Smartpaper: altri 50 dipendenti passano ad Accenture
Il “travaso forzato” di 320 dipendenti si completerà a giugno. E intanto sempre Accenture si oppone alla richiesta del Tribunale di fornire ‘le carte’ sul bando di gara. Sarà un lungo iter
La vertenza Smartpaper, relativa alla maxicommessa Enel, è ormai viva solo sul piano legale. Alla richiesta del Tribunale del Lavoro di render trasparenti i dettagli del bando di gara la subentrante Accenture avrebbe fatto opposizione. E il contenzioso potrebbe avere tempi molto lunghi. Nel frattempo i 320 dipendenti, che dopo settimane di scioperi hanno parlato di “svendita ai nuovi padroni”, stanno passando, a partire dal primo aprile, sotto le nuove proprietà che rispondono al nome di Accenture e in misura minore Data Contact. Nella prima settimana di aprile, formalmente, i primi lavoratori, a cui era scaduto il contratto, sono confluiti nelle due nuove aziende. Domani sarà la volta di altri 50, e a scaglioni, fino a giugno, il ‘travaso forzato’ sarà compiuto.
Più volte era stato denunciato il peggioramento dei contratti, con perdite salariali anche cospicue e senza alcuna certezza sul futuro. Nessuno impedirebbe in futuro ai “nuovi padroni” di lasciare Potenza perchè la commessa non ha più i numeri per sussistere e le aziende potrebbero quindi, ipoteticamente, spingere le maestranze a trasferirsi altrove o a licenziarsi. Nessuna certezza, quindi, ma in assenza di piani b, quasi tutti i dipendenti hanno firmato il 24 marzo scorso, termine ultimo concesso dalle aziende subentranti a Smarpaper per rientrare nella maxicomessa e non perdere il posto di lavoro.
Obtorto collo i dipendenti hanno dovuto apporre una firma in calce al contratto pur sapendo che avrebbero pagato pegno in termini contrattuali e che sarebbero andati “a perdere” diritti e avanzamenti salariali maturati in oltre 20 anni di servizio. Come una pillola amara, hanno dovuto buttare giù il cambio di appalto per effetto del quale avrebbero perso “oltre 300 euro” in busta paga. Dall’altra parte, invece, a nulla è servito il pressing sindacale su presidente di Regione (Bardi) e assessore (Cupparo), i quali hanno speso tante parole, convocato tanti tavoli, ma senza concludere alcunchè. Oltre i buoni propositi, il buio.
E nel buio è finito anche il tentativo di convocare la titolare della grande commessa (Enel) dal prefetto di Potenza per smuovere le acque e venire incontro alle legittime richieste dei dipendenti e delle dipendenti sotto scacco. Obtorto collo ‘tutti passarono’ ad Accenture e Data Contact, dice la storia. E non pare che ci siano spiragli, a breve, per raddrizzare una parabola e un contratto di lavoro che fanno retrocedere di 20 anni i 320 dipendenti. Bocche cucite tra le maestranze. E rassegnazione. Solo il Tribunale del Lavoro potrebbe eventualmente portare giustizia, già, ma con quali tempistiche? Le aziende di oggi, fa notare qualcuno, potrebbero anche non esistere più tra qualche anno, in attesa che la giustizia faccia il suo corso. E ammesso che dia ragione ai lavoratori.
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