Acqua, presunto sversamento di acido solforico nel potabilizzatore del Camastra
L’episodio sarebbe accaduto nella prima decade di febbraio 2026. I cittadini hanno il diritto di sapere: alcune domande ai vertici di Acquedotto Lucano
Nel febbraio scorso si sarebbe verificato uno sversamento di acido solforico nel potabilizzatore di Masseria Romaniello a Potenza. Dal documento in nostro possesso non è chiaro se questo presunto sversamento sia avvenuto nelle vasche di acqua potabile che alimentano le condutture, poiché non viene compiutamente dettagliato l’incidente, come sia avvenuto e quali danni abbia eventualmente provocato. Naturalmente e comprensibilmente sull’episodio è stato mantenuto il segreto. Segreto che sarebbe stato mantenuto anche nei confronti delle altre autorità preposte alla vigilanza. L’informazione, su cui chiediamo chiarimenti ai vertici di Acquedotto Lucano, la ricaviamo da una lettera di contestazione disciplinare a firma del direttore generale, datata 24 marzo 2026, indirizzata al dirigente della struttura “Qualità e sicurezza delle acque”. Riportiamo testualmente, i tratti essenziali della lettera.
Il sopralluogo
“A seguito di sopralluogo effettuato in data 11 marzo u.s. dal Direttore Generale, Direttore Risorse Umane e Responsabile del Patrimonio presso la Masseria Romaniello (sede del potabilizzatore potentino) al fin di verificare lo stato delle strutture e dei luoghi in situ, si apprendeva dal personale regolarmente in servizio presso la medesima Masseria che nelle settimane precedenti era stato segnalato al Responsabile del Settore Manutenzione Impianti, ingegnere… (in forza alla struttura da lei diretta e in quel momento assente in loco) un fenomeno di presunto sversamento di acido solforico. Del fatto, connotato da gravità significativa rispetto ai rischi correlati (anche potenziali) non era stata data notizia alcuna al vertice societario, che allo stato non era informato né dell’accaduto né di eventuali accertamenti e provvedimenti d’urgenza”
Dunque, si deduce chiaramente dal testo che il vertice societario di AL, non era al corrente dell’episodio. Ma andiamo avanti nella lettura della contestazione.
La prima riunione del Comitato di Direzione
Nella successiva riunione del Comitato di Direzione (di cui Ella è componente) tenutasi a immediato ridosso del detto sopralluogo, segnatamente il 13 marzo u.s., la S.V. rappresentava ai dirigenti convenuti di non avere alcuna notizia del fatto così come evidenziato dal Direttore Generale e quest’ultimo Le richiedeva di fornire ogni elemento informativo del caso.
Deduciamo che il Responsabile della Struttura “Qualità e sicurezza delle acque” in prima battuta nega di avere notizie dell’episodio così come illustrato dal Direttore Generale. Continuiamo a leggere la lettera.
La seconda riunione del Comitato di Direzione
Nella riunione del Comitato di Direzione tenutosi il successivo 19 marzo, a fronte sia dell’assenza del referto a Lei richiesto che della Sua conferma dell’accaduto in ragione delle personali interlocuzioni occorse con il Responsabile del Settore Manutenzione Impianti, il Direttore Generale decideva di audire in seduta stante quest’ultimo, il quale, all’uopo intervenuto al cospetto dei componenti tutti del Comitato, rappresentava che il fenomeno si era effettivamente avuto (verosimilmente, a quanto riferito, nella prima decade di febbraio – pertanto oltre un mese prima che ne venisse a conoscenza il vertice societario, per altro in modo fortuito) rimandando a un ossiacido e non già a un idracido come da Lei supposto per le vie brevi allorquando riferitole dal Direttore Generale degli esiti del sopralluogo.
Dunque, il Responsabile della Manutenzione degli impianti conferma l’episodio, avvenuto probabilmente nella prima decade di febbraio 2026, e lo collega a un ossiacido (vale a dire, l’ossiacido dello zolfo esavalente, ossia l’acido solforico) e non a un idracido così come avrebbe supposto il Responsabile della Qualità delle acque.
L’acido solforico nell’acqua potabile è estremamente pericoloso se presente in concentrazioni elevate, a causa della sua natura altamente corrosiva. Tuttavia, la sua presenza diretta nell’acqua del rubinetto è un evento anomalo e solitamente legato a contaminazioni accidentali o processi industriali. E’ probabile, che l’episodio in questione, seppure grave sotto il profilo del funzionamento dei controlli, non abbia rappresentato grossi rischi per la popolazione.
Nella lettera si contesta allo stesso Responsabile mancati sopralluoghi e il mancato tempestivo coinvolgimento, a momento dell’episodio, del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione di AL per le opportune rilevazioni, valutazioni e eventuali misure di sua competenza.
In data 23 marzo u.s. il R.S.P.P. (…), a seguito di proprio sopralluogo presso la Masseria Romaniello, allorché indotto dall’informazione relativa alla vicenda in questione, con nota AQL prot (…) adottava gravosi provvedimenti a carattere d’urgenza. Dalla interdizione degli accessi al locale di stoccaggio dell’acido solforico a prescrizioni varie, le quali rivelano i diversi limiti e le ulteriori mancanze operative protrattesi da parte della Struttura da Lei diretta.
In conclusione il Direttore Generale chiede giustificazioni al Responsabile della Direzione della “Qualità delle acque” entro il termine di 5 giorni decorrenti dal ricevimento della contestazione, “all’esito delle quali saranno adottati eventuali provvedimenti disciplinari”.
Ora, per quanto ci risulta, il dirigente della struttura “Qualità e sicurezza delle acque” sarebbe stato licenziato, o starebbe per abbandonare il suo incarico in AL su “suggerimento” del direttore generale. Stesso suggerimento sarebbe stato rivolto ad altri dirigenti. Perché? Questa è un’altra storia. Cercheremo di capire.
Tornando al fatto, chiediamo che i vertici di AL chiariscano pubblicamente cosa sia effettivamente accaduto e quali siano stati i rischi per la popolazione. Quali giustificazioni il dirigente ha fornito o non ha fornito? A distanza di tre mesi dall’episodio, superato l’eventuale rischio di “ingiustificato allarme”, sarebbe opportuno che i vertici di AL dessero spiegazioni pubbliche sull’accaduto e spieghino le misure adottate affinché episodi del genere vengano preventivamente evitati. E spieghino anche perché sarebbe accaduto e perché è stato usato l’acido soforico. In ultima istanza la questione coinvolge il vertice: Amministratore unico e direttore generale.
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