Acquedotto Lucano naviga in cattive acque
Continui rinvii dell’assemblea soci: in pericolo la tenuta dell’equilibrio economico-finanziario. Che cosa succede dietro le quinte?
Siamo venuti in possesso di un documento, sicuramente redatto da un esperto, che circolerebbe negli ambienti dei sindaci di centrosinistra a proposito della situazione in cui versa Acquedotto Lucano Spa. Le osservazioni contenute nella nota sarebbero destinate a tenere banco nella prossima assemblea della Società già più volte rinviata e riconvocata per l’ennesima volta il 19 maggio 2026 andata deserta. Circostanza che non dovrebbe tranquillizzare i cittadini circa le dinamiche interne alla gestione del Servizio Idrico Integrato.
L’autore del documento fa una puntuale disamina del Programma annuale e triennale delle attività di gestione e degli investimenti ed Aggiornamento Piano industriale con riferimento al periodo 2026 – 2028, richiamandone i contenuti e le azioni proposte dai vertici della Società. Programma e Piano trasmesso ai soci in previsione dell’assemblea di approvazione del bilancio.
LA TENUTA DELL’EQUILIBRIO ECONOMICO-FINANZIARIO
Ci salta subito all’occhio la questione della tenuta dell’equilibrio economico-finanziario che sarebbe descritta nella documentazione fornita ai soci, da cui traspare la forte preoccupazione dell’Amministratore Unico:
“Al momento sono, infatti, necessari nuovi interventi al fine di ridurre la tensione economico-finanziaria verificatasi già nel 2024 ed acuitasi nel corso del 2025” (“Relazione illustrativa della proposta di aumento di capitale sociale della Società” – pag. 5);
“La situazione di tensione economico-finanziaria di cui si è detto ha caratterizzato la gestione del 2025 a tal punto che è stato necessario procedere all’anticipazione: 1. sia del contributo stanziato dalla Regione per l’anno 2026 pari a 18,6 milioni di Euro; 2. sia del contributo stanziato dalla Regione per l’anno 2027 pari a 16 milioni di Euro.” (“Relazione illustrativa della proposta di aumento di capitale sociale della Società” – pag. 6);
“…… Il Presidente del collegio Sindacale ha inviato, in data 01/03/2025, una pec al sottoscritto Amministratore in cui si evidenzia <come un adeguato aumento di capitale sociale …… mediante la immissione di nuova finanza rappresenti la soluzione più idonea a garantire il ripristino dell’equilibrio finanziario e il mantenimento del presupposto della continuità aziendale>.” (“Relazione illustrativa della proposta di aumento di capitale sociale della Società” – pag. 7);
ma soprattutto (e ripetuto per ben 4 volte), “…… in caso di: 1. mancata approvazione dell’aumento di capitale o ulteriori ritardi nell’adozione di questo provvedimento; 2. mancata adozione di un piano energetico che preveda forti investimenti nella realizzazione o nell’acquisto di importanti impianti di produzione di energia da FER (a tale proposito si ricorda che l’accordo tra Regione, Eni e Shell, al momento, è in fase di aggiornamento); 3. o di mancata adozione di sensibili aumenti tariffari, soprattutto laddove non fosse approvato il richiesto aumento di capitale; non verrebbe più garantita la continuità ad AL nel periodo 2026-2028
Intanto, i Comuni soci hanno già approvato il bilancio per il 2026 (senza che, verosimilmente, nessuno abbia previsto stanziamenti finalizzati all’incremento della propria quota in seno ad AL), mentre la Regione non avrebbe ancora provveduto. Nel frattempo però, ha stanziato 8 milioni di euro a favore di Acquedotto Lucano Spa all’interno della Legge di Stabilità approvata il 30 aprile scorso, “per garantire la sicurezza degli investimenti legati al PNRR, evitare un aumento tariffario del 9,95% per le famiglie e consolidare la struttura finanziaria della società, assicurando la continuità del servizio idrico.” Si tratta dell’ennesimo stanziamento per evitare il peggio.
“A proposito della valenza delle previsioni contenute nel Piano industriale vale la pena di sottolineare come nella Relazione illustrativa della proposta di aumento del capitale sociale (pagg. 28 e successive), presentata dall’AU in occasione dell’Assemblea tenuta il 19 novembre 2025, il raffronto tra i diversi scenari, effettuato a soli 3 mesi di distanza (il 1° a luglio, il 2° ad ottobre 2025), mettesse in luce differenze assai significative. Così, a titolo esemplificativo:
- i crediti verso clienti riferiti agli esercizi 2025, 2026 e 2027 passano da, rispettivamente, 115,6 M€, 108,1 M€ e 98,5 M€ a 128,4 M€, 126, 8 M€ e 125,0 M€;
- i debiti verso fornitori riferiti agli esercizi 2025, 2026 e 2027 passano da, rispettivamente, 80,1 M€, 79,8 M€ e 77,7 M€ a 105,4 M€, 104,1 M€ e 103,8 M€;
- l’incremento degli incassi, stimato a luglio in 10 M€, viene ad ottobre rideterminato al ribasso senza che tuttavia sia indicato alcun importo;
- il risultato netto riferito agli esercizi 2025, 2026 e 2027 passa da, rispettivamente, 41.000,00 euro, 51.000,00 euro e 57.000,00 euro a 1.293.000,00 euro, 19.000,00 euro e 98.000,00 euro nel 1° scenario, nonché a ben 5.131.000,00 euro, 10.000,00 euro e 232.000,00 euro nel 2° scenario.”
IL FAMOSO RISPARMIO ENERGETICO E LA RIDUZIONE DELLA BOLLETTA PER I CITTADINI
“Tanto premesso – scrive l’autore del documento – rinviando ad un momento successivo l’approfondimento delle problematiche connesse all’aumento di capitale ed agli incrementi tariffari, si ritiene di dovere, in primo luogo, soffermare l’attenzione su quelle concernenti il piano energetico e l’aggiornamento del succitato accordo con Regione, ENI e Shell. “ Clicca qui
Orbene, al Paragrafo 3.7. “La transizione energetica ed i cambiamenti climatici”, dopo aver sottolineato “fin da subito che nella presente versione del piano industriale sono state riprogrammate le scadenze connesse con: 1. la realizzazione degli impianti fotovoltaici previsti nell’accordo tra Regione Basilicata, ENI e Shell; ……”, nella “Tabella 3.7.3. – Action plan per la transizione energetica”, si afferma tra l’altro che:
“Azione n. 3 – Ulteriori impianti dal FER per i quali sono già stati ottenuti finanziamenti pubblici – Al Momento sono stati ottenuti finanziamenti. 1. per ulteriori 5 Meuro con fondi FSC per la realizzazione di 4 MWp di impianti FV su POD energivori di AL Spa; 2. per 10 Meuro per la realizzazione di un impianto eolico da 4 MW con due torri ciascuna da 2 MW in autoproduzione sul POD dell’ISI Camastra. Ulteriori finanziamenti sono in via di definizione ……”. Si tratta, in sostanza, di due impianti finanziati dalla Regione per i quali sono stati individuati API Bas come soggetto attuatore ed AL come beneficiario;
“Azione n. 6 – L’accordo con Regione ENI e Schell dal titolo <Energie Rinnovabili per la Sostenibilità del Settore idrico lucano – In sintesi il progetto, attualmente in fase di aggiornamento, prevedeva la realizzazione di n. 3 impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (fotovoltaici) in Basilicata per una potenza installata massima di circa 49 MWp, a integrazione del fabbisogno energetico per il servizio idrico, e la gestione da parte di ENI (o società da essa controllata) degli stessi per un periodo di 6 anni. Per anticipare gli effetti positivi del progetto, in attesa degli impianti, è prevista una fase <Ponte> che riguarda l’anticipo di fornitura di energia a prezzo competitivo, a partire dal 1° febbraio 2024 e per un periodo previsto di 23 mesi. ……”
Per poi concludere “Prospettive future – Poiché la riduzione sensibile dei costi di approvvigionamento energetico è una delle azioni più importanti da mettere in pratica per assicurare la sostenibilità economica di AL, il processo di transizione energetica verrà perseguito puntando alla realizzazione di altri impianti FER (sfruttando altre fonti di finanziamento) e completando le azioni di risparmio energetico già in fase di realizzazione. Tassello fondamentale del piano di transizione energetica rimane l’accordo tra Regione, ENI e Shell che, al momento, è in fase di aggiornamento”. (pagg. 17, 18 e 19 Piano industriale)
Ed ancora, nel paragrafo “4.4. Le Previsioni relative al periodo 2026 – 2029: quantitativi di energia necessari, quantitativi prodotti ed acquistati, costo totale annuale”, le pertinenti stime sono effettuate in funzione, oltre che degli oneri di sistema e della evoluzione della situazione geopolitica:
“l’aggiornamento dell’accordo con Regione, ENI e Shell e, dunque: alla possibile prosecuzione del contratto ponte relativo alla fornitura a prezzo ribassato dell’EE per un quantitativo pari a 100.000 MWh/anno; agli impianti fotovoltaici previsti ed al costo della fornitura di EE proveniente da tali fonti;”
“alle ipotesi discusse con la Regione in merito ai finanziamenti già acquisiti ed alla possibilità: di ottenere ulteriori finanziamenti; di acquisire impianti utilizzando compensazioni ambientali fornite da altri operatori economici”
Per poi concludere che il costo annuale dell’energia dovrebbe ammontare: per il 2026 a circa 29,9 Meuro; per il 2027 a circa 24,4 Meuro; per il 2028 a circa 21,3 Meuro; per il 2029 a circa 20,8 Meuro. Fermo restando che “Tali stime sono state elaborate considerando ipotesi che sono soggette ad incertezza e che si riferiscono: al prezzo del PUN (Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica) per la cui volatilità potrebbero esserci variazioni sostanziali. In tal caso sono state (effettuate) ipotesi che al momento si considerano cautelative; alle modalità di aggiornamento del citato accordo; agli ulteriori finanziamenti che il Socio Regione Basilicata potrebbe mettere in campo.” (pagg. 27 e 28 Piano industriale).
“Atteso, dunque, l’assoluto rilievo del Piano energetico e dell’accordo sia nella fase contingente che in chiave prospettica, sarà bene riepilogarne brevemente i termini ed interrogarsi sullo stato della loro attuazione. Risale, infatti, al 23 dicembre 2022 la DGR n. 924 con cui la Giunta regionale, allo scopo di ridurre la dipendenza energetica del gestore del SII, ha tra l’altro stanziato in favore di API Bas complessivamente 15 M€ per la realizzazione di un impianto eolico da 4 MW in autoproduzione presso quello di sollevamento del Camastra (per 10 M€), nonché di impianti fotovoltaici asserviti ai POD (Punti di prelievo) più energivori di AL per complessivi 4 MWp (per 5 M€) sempre in autoproduzione.”
“A seguito della DGR del 4 gennaio 2024, n. 2, e sempre allo scopo di contenere il costo di approvvigionamento dell’energia elettrica, l’accordo sottoscritto dalla Regione, da Acquedotto Lucano e da ENI prevedeva (per la cosiddetta “seconda fase”) che quest’ultimo avrebbe dovuto realizzare (in aree rientranti nel patrimonio disponibile della Regione) tre impianti fotovoltaici (per circa 49 MWp) ed avrebbe dovuto fornire il 100% della produzione (circa 80GWh/anno) ad AL nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 ed il 31 dicembre 2031. La realizzazione dei predetti tre impianti avrebbe, inoltre, consentito di fornire al AL la “componente energia” ad un prezzo (45 €/MWh) di gran lunga inferiore a quello già vantaggioso (82 €/MWh) praticato nella cosiddetta “fase ponte” (1° febbraio 2024/31 dicembre 2025).”
“Ciò posto ed atteso che molte delle previsioni contenute nel Piano di risanamento e rilancio e nei suoi aggiornamenti non si sono verificate (in particolare, per quanto concerne l’inverarsi dell’autonomia energetica, la riduzione delle perdite idriche, il recupero dei crediti ed il progressivo decremento della contribuzione regionale), il Piano industriale presentato dall’AU (al pari di quello presentato nella precedente Assemblea) non contiene alcuna informazione utile a comprendere: quali sono le motivazioni dell’inammissibile ritardo nella realizzazione dei predetti interventi, indispensabili ai fini dell’auspicata autonomia energetica e del conseguente, significativo contenimento dei costi di produzione; quali sono le misure che l’AU ha intrapreso o intende intraprendere per sollecitarne l’attuazione o, quanto meno, per avere cronoprogrammi affidabili; a quale valore hanno fatto riferimento (45oppure 82 €/MWh?) le stime del costo dell’energia, per la parte acquistata da ENI successivamente al 31 dicembre 2025; in che misura le predette stime tengono conto dell’impatto fortemente negativo dell’attuale situazione geopolitica.” Clicca qui
Noi ci auguriamo che i sindaci ottengano i chiarimenti che eventualmente chiederanno nel corso della prossima assemblea. E ci auguriamo che il vertice di AL trovi, e condivida con i soci, tutte le soluzioni per rilanciare l’azienda e garantire ai cittadini la tranquillità circa il buon funzionamento Servizio Idrico Integrato (ciclo integrato dell’acqua, fognatura e depurazione delle acque reflue urbane), possibilmente senza gravare ulteriormente sui cittadini che le bollette le pagano.
In questo quadro auspichiamo un dialogo costruttivo e un confronto leale e costruttivo (questa è la vera ratio di un Controllo analogo congiunto correttamente attuato), sarebbe possibile condividere ipotesi di lavoro e, conseguentemente, responsabilità. Che cosa si intende per Controllo analogo: E’ il meccanismo di vigilanza imposto dalla normativa europea e nazionale sulle società in house. Esso garantisce che gli enti pubblici proprietari (Regione e Comuni) abbiano sulla società lo stesso potere di indirizzo e controllo esercitato sui propri uffici, assicurando il rispetto degli obiettivi di efficienza e interesse pubblico.
A proposito di Controllo analogo, esiste una proposta di modifica dell’art. 25 dello statuto di AL, formulata da un gruppo di sindaci, che mira ad accogliere “l’invito” della Corte dei Conti:
La Sezione, in sede istruttoria, ha rilevato l’espletamento di controlli esclusivamente di tipo successivo da parte della Regione sulle società partecipate. Specifica attenzione è stata riservata alla vexata quaestio del controllo analogo su Acquedotto Lucano Spa, in quanto anche nell’esercizio 2023 nessuna azione risulta essere stata intrapresa – in concreto – dalla Regione al fine di una effettiva valutazione dell’attività svolta dalla società partecipata. Si rinnova pertanto l’invito già formulato in occasione del precedente giudizio di parificazione affinché la Regione Basilicata, nella sua qualità di socio di maggioranza di fatto in seno all’Assemblea a fronte della partecipazione a carattere “pulviscolare” dei Comuni lucani, adotti le opportune iniziative al fine di assicurare l’espletamento del c.d. controllo analogo congiunto su Acquedotto Lucano anche attraverso una apposita modifica statutaria… L’esigenza di prevedere in concreto un sistema strutturato di controllo analogo in forma congiunta dei soci si rivela essenziale nella misura in cui una eventuale, protratta inerzia in tal senso potrebbe condurre, in via prospettica, ad una messa in discussione della effettiva natura giuridica di società in house di Acquedotto Lucano, con evidenti ripercussioni negative sull’intera gestione del servizio idrico integrato.” (Corte dei Conti, 2024) Qui la proposta dei sindaci di modifica dell’art. 25
NEL FRATTEMPO BASILICATA24
In molte circostanze abbiamo lanciato l’allarme sulle condizioni economico-finanziarie di AL. Uno degli ultimi articoli in cui esponiamo alcuni dati di bilancio che, sostanzialmente corrispondono ai documenti ufficiali, ci è costato un decreto penale di condanna per diffamazione. Decreto al quale ci siamo opposti. Il processo ordinario in cui il direttore Michele Finizio è imputato è stato avviato il 9 aprile scorso. Qui l’articolo incriminato.
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