Cultura in Basilicata: si canta messa senza soldi
Il Piano triennale 2025-2027 finanziato con zero euro. Stessa sorte riservata al Piano dello Spettacolo
È assurdo, o forse no. Sistema museale, sistema bibliotecario, attività culturali, promozione della lettura, archivi storici, archivi comunali, ecomusei, luoghi di culto, patrimonio culturale immateriale, patrimonio storico e artistico, eccetera. Tutta roba su cui la retorica politica può sbizzarrirsi ad ogni occasione per mettere in scena la propaganda preventiva. Basta leggere o ascoltare le parole di Bardi nell’ottobre 2024: “Rafforzare il sistema culturale regionale e favorire la crescita del nostro territorio e delle nostre comunità”: sono questi gli obiettivi che il governo regionale intende perseguire”. Tuttavia, l’intenzione è smentita dai fatti. “La Regione punta trasformare il patrimonio storico e artistico in un vero e proprio motore di crescita economica e sociale”. Un motore senza carburante. Appena 5 mesi fa il presidente più colto di tutti i tempi ha dichiarato: “La Basilicata vuole essere una regione che produce cultura. Che la produce come valore economico, come impresa, come industria, riaffermando la vocazione della regione a essere un laboratorio di creatività e di dialogo”. Bardi è geniale, perché tutto questo intende farlo a costo zero.
Stessa sorte per il Piano triennale dello Spettacolo: zero euro. Però si può fare propaganda preventiva. Il presidente del Consiglio regionale, Pittella 12 mesi fa: “Il Consiglio regionale della Basilicata ha approvato all’unanimità il Programma Regionale per lo Spettacolo 2025–2027. Impegno concreto per rafforzare cultura e coesione sociale… Il Consiglio continuerà a vigilare affinché gli impegni presi siano rispettati”. A chiacchiere, naturalmente. Il Piano non è finanziato.
Eppure, la cultura e l’arte per la Basilicata dovrebbero essere come l’aria da respirare. Sono asset che inseminano e fecondano intelligenze, talenti, bellezza e sviluppo. Tuttavia, si preferisce sprecare qualche soldo per le sagre “di tutto di più” e per le feste patronali.
Basta osservare quello che accade nei Comuni dove anche la sagra delle patate, con tutto il rispetto per le patate, è inserita nella categoria “cultura”. È inutile sottolineare che in molti casi la confusione tra ricreazione, divertimento e cultura è imbarazzante. L’arte, la musica, il teatro, il cinema, sono vittime di questa confusione. Oggi scopriamo che la cultura e l’arte sono anche al verde: manco un euro in tasca. Nessuno si indigna?






