Elezioni comunali in Basilicata: l’ipocrisia della politica e le liste senza bandiera
La scomparsa dei simboli di partito, la proliferazione di liste “civiche” crea confusione, facendo apparire le competizioni come gare di interesse personale prive di una chiara visione politica e ideale
La scomparsa dei simboli di partito, la proliferazione di liste “civiche” creano confusione, facendo apparire le competizioni come gare di interesse personale prive di una chiara visione politica e ideale. Il giorno dopo l’esito delle urne in Basilicata, una riflessione su quanto accaduto appare opportuna.
Molte liste civiche sono state usate dai partiti tradizionali come “trucchi” per aggirare il disincanto dell’elettorato, riciclando candidati noti sotto mentite spoglie. I casi più emblematici a Lauria e a Sant’Arcangelo. A Lauria, per esempio, la lista vincente appare come un’alleanza tra Pittella, Fratelli d’Italia e il candidato sindaco già esponente di Forza Italia. A Sant’Arcangelo il centrosinistra si è presentato sotto le mentite spoglie delle liste civiche in ordine separato.
A Filiano dietro la lista vincente c’è l’ombra del Progetto civico di Macchia e D’Andrea, mentre dietro la lista perdente il riferimento sarebbe il centrodestra di Bardi. Possiamo aggiungere l’inciucio a Francavilla in Sinni, dove l’ex sindaco legato a Francesco Cupparo è stato sconfitto da un candidato sostenuto dallo stesso Francesco Cupparo in alleanza forse con i “civici” emergenti.
La bella sorpresa di Castronuovo Sant’Andrea è anche legata al marcato impegno del Pd locale che ha condotto una lunga battaglia di liberazione dalla “dinastia” Bulfaro, senza mai nascondere il simbolo. La vittoria di Rubino a Moliterno è sostanzialmente dovuta al gradimento dei cittadini nei confronti di un sindaco che probabilmente ha amministrato bene. Altra bella sorpresa la lista di giovani a Tursi in cui è stata eletta la nuova sindaca, anche qui una vera mobilitazione dal basso.
Detto questo, e senza farla lunga, quasi dappertutto esponenti politici noti e legati a sigle di partito si sono “accordati” con gruppetti di singoli cittadini dando vita a listarelle civiche prive di ogni retroterra ideale o politico e con piattaforme programmatiche confuse e spesso sostanzialmente velleitarie. La strategia di unire persone sui “problemi pratici” del territorio anche questa volta ha trascurato la visione di insieme, creando vuoti ideali. Ha prevalso la solita logica del “portatore di voti” frammentando ulteriormente le compagini di partito.
Potremmo leggere la proliferazione di liste civiche come una formula di democrazia dal basso, ma anche questa volta, in molti casi, è degenerata nella tutela di interessi particolaristici e potentati locali. In pochi casi, come quello di Castronuovo Sant’Andrea possiamo parlare di realtà dove le liste civiche sono state la risultanza di vere mobilitazioni dal basso.
Se non si cambia rotta assisteremo non solo all’ulteriore indebolimento della politica, ma al suo completo affossamento. Il rischio che le esperienze amministrative si trasformino nel fallimento della progettualità politica e di una visione di comunità, è altissimo. Le liste “senza bandiera” spesso sono gonfie di propaganda implicate in interessi localistici e vuote di prospettiva. Dietro tutto questo, il dato generale ci fa supporre che i cosiddetti “nuovi centristi e riformisti”, Progetto Civico, Italia Viva, Basilicata Casa Comune, tra strane alleanze e apparentamenti di comodo, abbiano conquistato ulteriore peso. E questo soprattutto nel Vulture, nell’area della concessione Tempa Rossa, nella Val d’Agri.
Nel contesto generale di queste elezioni il M5S non ha toccato palla, AVS è rimasto ai margini, il Pd ha fatto l’ennesima figuraccia, non solo a Lauria e ad Acerenza, mentre continua a pagare il prezzo delle lacerazioni interne. Ha segnato qualche punto nel Materano, ma poca roba. Forza Italia si è infiltrata dove ha potuto con accordicchi a destra e a manca. Fratelli d’Italia idem. La Lega di Salvini, contrariamente a quanto ipotizzato dal suo leader lucano, Pasquale Pepe, ha perso dappertutto. In sostanza, prima si nascondono dietro le liste civiche e poi a urne chiuse rilasciano dichiarazioni a nome del proprio partito. Naturalmente hanno vinto tutti. Un paradosso della politique politicienne.
E i cittadini? Basta aprire una parentesi su quello che accade a Matera dopo le amministrative dell’anno scorso. La maggioranza di Nicoletti si regge grazie al voto di un esponente del partito del generale Vannacci. In quella maggioranza oggi troviamo anche chi, candidato nelle liste di Cifarelli, è transitato nelle grazie di Nicoletti ed è alleato di Vannacci. Ecco, i cittadini li immaginiamo come camaleonti, loro malgrado e a loro insaputa, in una vasca di Smarties: confusi e gabbati. E poi i politici si lamentano, a parole, dell’astensionismo.
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