Un anno senza fabbrica: “Ora sto bene. La serenità non ha prezzo”
Mauro ha preso l’incentivo all’esodo di Stellantis e adesso vive con lentezza e senza ansia. “Non dormivo più la notte”. Il piano b? “Ci sarà tempo, non ora”
“Da giugno scorso che me ne sono andato, non ho mai avuto un ripensamento, ora vivo bene, con lentezza, mi dedico di più a me stesso”. A parlare è Mauro, ultracinquantenne. Lo scorso anno ha accettato l’incentivo all’esodo proposto dalla multinazionale agli operai Stellantis. E’ tra i quasi 3 mila che sono già fuoriusciti a Melfi, dal 2021 ad oggi.
LA STORIA “Dopo decenni a fare le stesse operazioni in linea, tutti ci rompiamo, si rompono anche i robot, figuriamoci noi esseri umani”, osserva. “E così il mio corpo non ha retto, ho accusato seri problemi e da un po’ ho fatto domanda di assegno ordinario di invalidità”. Ma la richiesta dell’incentivo va oltre i problemi fisici, è scaturito da un bisogno mentale. “Ti alzavi la mattina già con attacchi di panico solo a pensare che dovevi andare in un ambiente di lavoro in cui la tensione si tagliava a fette”, precisa. E poi il sonno, che mancava. “Stavo male, specie negli ultimi anni, era un peso sempre più forte che condizionava anche il resto della mia vita, anzi non era più vita quella che si conduceva andando in fabbrica e lavorando così male”.
“LA TRASFERTA A POMIGLIANO MI HA APERTO GLI OCCHI” C’è stato un momento nella storia in ‘Fiat’ di Mauro che ha cambiato gli equilibri, spingendolo a una seria riflessione. “E’ stata la trasferta a Pomigliano a farmi aprire gli occhi”, sottolinea. Vedere come si lavorava in quella fabbrica del Gruppo ha smosso i suoi orizzonti. “C’era più armonia, anche tra capi e personale, c’era più unità”. Facendo il confronto con Melfi ha riflettuto su come “da noi sia la gestione dei dirigenti che dei sindacati è a dir poco fallimentare”. E ancora. “Nel 2021 siamo stati noi operai a segnalare che smontavano una linea e stavano togliendo il lavoro, loro invece, rappresentanti e capi, erano passivi, col capo chino al padrone”.
LA FASE DI ANSIA E INSODDISFAZIONE Al ritorno da Pomigliano, due anni fa, ha iniziato a vedere tutto con altri occhi, mentre si acuivano i problemi fisici e in fabbrica, a Melfi, era tutto un “non lavoro”, tra chiamate il giorno prima sul giorno dopo e “l’impossibilità di esprimere le proprie capacità e abilità”. Tra subordinazione “ai capi”, e dei capi “alla dirigenza”. Un peso divenuto man mano ingestibile. “La mattina mi alzavo con gli attacchi di panico, dormivo poco e niente – confessa – mi sentivo quotidianamente insoddisfatto per quello che non era più un lavoro ma una costrizione, un dovere da adempiere senza più voglia. Nonostante famiglia e figli da crescere non era più la mia vita. Dopo 31 anni di fabbrica non mi ci riconoscevo più”
“ORA STO MEGLIO, LA TRANQUILLITA’ NON HA PREZZO”. Ed eccoci alla svolta, accarezzata a più riprese e infine agguantata a giungo dello scorso anno. “Era il giorno di S. Antonio, non potrò mai dimenticarlo, e da quel momento, cioè dal licenziamento in poi, la mia vita è cambiata”. Già, ma in che modo? “Prendo la vita con lentezza, mi godo le giornate, mi dedico di più a me stesso, qualche piccolo viaggio, un po’ al mare, un po’ in montagna”. Questa vita nuova è come una ventata di aria fresca dentro la calura estiva. “Attualmente ho la Naspi che mi copre – chiarisce – ho fatto domanda ordinaria di invalidità e la buonuscita l’ho messa da parte, vorrei farmi una casettina, piccola, ma tutta mia”. Una cosa è chiara, però. “Ora finalmente riesco anche a dormire e vivere meglio, ansia e attacchi di panico non so più cosa siano”.
Mauro libero 
IL FUTURO, IL LAVORO, LA PENSIONE? Mette subito le mani avanti. “In questo momento non sto pensando alle difficoltà che ci potranno essere, ai 10 anni che mancano alla pensione, ai figli ancora da assistere e aiutare”. Ora non ci sta pensando perché sta sperimentando la libertà, prima negata dalla “schiavitù” dei ritmi in fabbrica. “Per ora non ci penso – conclude – di solito sono sempre stato bravo ad affrontare i momenti complicati. Ho fatto anche dei colloqui di lavoro, ma non mi soddisfaceva l’offerta”. Per ora attende e tira un po’ il fiato, non mancherà il tempo per pensarci. “Quando sarà, affronterò, nel frattempo però ora mi sto rilassando mentalmente, e non mi accadeva da troppo tempo”. Per il piano b, quindi, ci sarà tempo. “Non ora, non ora”. Buona fortuna!
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